Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve: un libro insolito

Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve, Alle nostre deboli tracce, Archinto, 2013

9788877686480B

Strano libro, questo di Alberto Valli Fassi, autore la cui biografia corrisponde esattamente al viaggio omerico evocato in questo suo poema di viandanze; “un catalogo di destini (…) condensati nella loro insostenibile leggerezza”, scrive Paolo Lagazzi nella premessa.
E in effetti il libro, densissimo e, suo malgrado, ossessivo, evoca luoghi visitati, persone conosciute; donne amate, soprattutto, vere muse in un clima di dispersione e, in fondo, di reiterata innocenza; “verrà l’estate improvvisa e sarà una meraviglia. anche la fortuna / sarà dalla nostra parte perché siamo innocenti”.
Assistiamo, dunque, a un viaggio sospeso tra memoria intatta della giovinezza, e dandysmo un po’ demodé, come a voler attraversare il mondo con scarpe sempre pulite senza subire la devastazione del dolore, fino alla soglia dei capelli bianchi: “se sta degenerando dunque la mia follia sostiene però / l’intera storia… di puro cristallo sul ciglio dell’abisso.. / temporaneamente”.
Libro, dunque, a parte nel nostro panorama, fuori da ogni schema e da ogni illusione di resistenza nella parola. Sembra proclamare, piuttosto, il fugace splendore delle nostre deboli tracce, “per ridere di noi nel volo azzurro dell’allegria / nel suo perduto illeggibile percorso”.
Sebastiano Aglieco

(ad Anna)

com’era bella Londra all’inizio degli anni settanta grazie a Dio
con te sublime che esistevi davvero e neanche un’ora si è persa
lo sai mai più altre stagioni come quelle avrebbe offerto la fortuna.

il tuo corpo stelo di fiore petali i capelli e desiderio inebriato
da Kensington al tuo grido delizioso…dammi un figlio che ti
somigli adesso lo vorrei adesso che il vento da nord sussurra
i presagi…è amore questo e raschiatene il fondo senza ritegno
perché il tempo non sarà indulgente.
p.74

*

nulla possa paragonare alla tua assenza tutt’al più m’appare
come un interminabile autunno crudele. Da quarant’anni
mi chiede udienza ed io la concedo. Contrabbanda nel mondo
il mio dolore e lo tiene in vita. Ruba ogni anno tutte le gocce
di pioggia rannuvolandosi nei viali nei parchi fino al Tamigi.

tutte le gocce a miglia come attimi i nostri cui di nuovo
dice addio e di nuovo me li restituisce.

approfittando del confine incerto vero è accarezzarti nell’altra
vita poiché non mi rassegno e il destino sarà più ubbidiente
e gli astri favorevoli…dalla cripta immane di Wolton
te ne volerai via con le ali degli angeli dove io sarò
ad attenderti.
p. 75

*

ora non so di preciso…un martedì o un venerdì verrà la morte.

già mi vedo sbigottito impreparato…non saprò come scusarmi.

prevedo a quel punto un briciolo di coraggio…le chiederò finalmente
cos’è l’incomprensibile… me lo faccia capire… questo almeno mi deve.
ed ecco…in un lungo istante…ormai non credo di sbagliarmi…
la totale insospettabile semplicissima limpidezza …
p. 93

*

il calcolo era insensato e la vita è trascorsa. qua e là perle gioiose
che ora sfioro con le dita come un rosario … eccone una …

per quasi due anni oppose resistenza il castello delle vigne.

le voci dei bambini risalivano allegre dal torrente e mi
chiamavano. Insieme inseguimmo le orme della volpe
nell’inverno del ’94… sulla soffice neve fino alle ginocchia
e sotto le stelle d’Aragona… nella profondissima quiete.
p. 97

*

certo sarebbe alquanto grave.

vero è che non mi sono difeso con rigorosa tenacia e ho scartato
le testimonianze più dolorose. ma non fraintendermi il tuo ricordo
è salvo per sempre benché tanto affamata sia la difficoltà di vivere
ancora. devi essere prudente capisco ma non intorpidita.

fatti venire un’idea…la pace illuminante non ti dovrebbe mancare.
non perdermi di vista ed io non sarò troppo esigente.
Vieni in sogno almeno a perdonarmi.
p. 121

*

mi stringo a te per paura dell’oblio quindi più forte
ti tengo nell’orgasmo della memoria a perdifiato così
nell’anima fintanto che c’è.

Ogni sera leggo dieci pagine del romanzo dedicato
alla meta irraggiunta e manca solo l’ultimo capitolo.

vi è descritto attimo per attimo il viaggio sorprendente
lungo i tortuosi sentieri dove a stento riconosco
le nostre deboli tracce.

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