Walter Infelise: Il tempo veloce del pane

copertina walter

Walter Infelise: IL TEMPO VELOCE DEL PANE, ARTES EDIZIONI 2015

Il tempo veloce del pane è un libro di poesia particolarissimo nel quale sono raccolti testi che coprono un arco temporale di oltre vent’anni: molto diversi tra loro, per forma, per contenuto, per intenzione e intensità, essi però restituiscono uno sguardo, certo variegato e complesso, ma personalissimo e incisivo di un mondo e di una vita e di personaggi, talvolta anche solo sognati, che li attraversano e li popolano con il loro piccolo eroismo quotidiano e con le loro fatiche. In questa sorta di diario ventennale, Walter Infelise si fa osservatore attento delle cose che gli capitano intorno, registra con ironia speranze e disillusioni, memorie e desideri che conserva con meticolosa passione, che trattiene in versi che si tiene nascosto in chissà quale angolo del cuore e poi decide di dare loro voce, ritiene di doverli condividere, di metterli in comune con discrezione e misura. E che cos’è la poesia se non la cura di una realtà, esplicita o segreta, onirica talvolta, che poi, nella necessità e nell’urgenza della condivisione, viene offerta nuovamente con quella speciale angolazione dello sguardo con cui il poeta l’ha custodita? Il tempo veloce del pane è esattamente questo: la testimonianza di uno sguardo sul mondo raccontato poi spesso con pacata saggezza, talvolta invece con un furore da guerriero che non si lascia sconfiggere, sempre però con un timbro personale e sagace, capace anche di costruire una trama narrativa in grado di tenere inchiodato il lettore con incipit curiosi o finali inaspettati. Tra i testi del volume è possibile distinguere chiaramente quelli che, nonostante il preambolo dell’autore che ama raccontare di non avere compiuto studi accademici, si rifanno alla tradizione stilistica della poesia d’amore e proprio per questo, forse, vivono ancora di alcuni artifici retorici che trattengono la voce poetica dal dispiegarsi in modo più personale e riuscito. Troviamo poi un buon numero di testi che si riferiscono esplicitamente a dei luoghi che vengono raccontati non in maniera didascalica o impressionistica, ma sempre invece come una sorta di corrispondenza al misterioso dispiegarsi delle emozioni del poeta. Altre poesie ancora si rivolgono direttamente a persone delle quali vengono tratteggiate la forza e l’impronta che hanno lasciato nei giorni e nel cuore dell’autore, o semplicemente popolano i suoi sogni e le loro improvvise evoluzioni. Troviamo anche alcune chicche costruite con un’ironia straordinaria e che non devono però trarre in inganno: non è solo un divertimento la riflessione che prende in considerazione la vecchia gallina o le scarpe ormai rotte, anche in questi testi affiora in modo lieve e umoristico quella capacità di leggere nelle cose, quella volontà di farsi attento osservatore di una realtà da cui occorre sempre imparare. Ecco, Walter Infelise ha a lungo ascoltato e guardato, disposto a farsi piccolo piccolo, egli è una sorta di allievo, di alunno magari non sempre disciplinato, ma perennemente volto a scrutare come le cose diventino parole rivolte al suo cuore e alla sua ragione, segni della sua stessa realtà interiore. In tutte queste diverse forme della sua espressione poetica, rimane come cifra dominante quella disposizione a inseguire con tenacia una dimensione religiosa entro la quale tutta la sua vita sembra muoversi: anzi, come testimoniano soprattutto e in modo esplicito gli ultimi testi, segnati ancor più dalla presenza della fatica e della malattia, il poeta testimonia con vigore la sua certezza dell’incontro con l’amico di sempre, con quell’amico che lo ha accompagnato e che talvolta ha interpellato grazie all’intercessione della madre, rivelando che tutta la sua opera, come tutta la sua esperienza umana, trova ragione e compimento proprio nella misteriosa presenza del divino nella carne e nel presente. E’ proprio nell’incontro con Cristo che tutte le cose acquistano il loro vero valore, è solo nell’incontro con lui che il poeta e l’uomo possono dire che il tempo veloce del pane, altrimenti amaro e senza senso, è un tempo ricco e significativo tanto da essere raccontato, da essere condiviso, appunto come un pane buono alla mensa dei giorni. E dell’eternità.

Corrado Bagnoli

*

Crocevia

Ci sono tenerezze a cui
in un punto esatto del tempo
bisogna rinunciare.

*
Quindici marzo novantaquattro

Carissima, ieri incontrandovi
ho sperato per un istante posto
fuori dal tempo che voi poteste
amarmi come io vi ho amato,
e vi amerò e come oggi vi amo.

*
Ventisei marzo duemila

Non tornerà.
Da via dell’Olmo è partito
passando dalla fenditura del mondo
portato dal frassino; è già
anch’egli immerso nella valle d’oro.
Dall’alto dell’eremo l’ho visto
andare con gli altri, nella Luce.

*
Tessere e disfare

Io ti passo davanti mille volte,
non mi dai retta e io ti assillo,
io sono pesante, noioso e tu
ferma come una rocca.
Io ti guardo. Tu distendi l’amore.
E’ la volta buona. E mi catturi.

*
Vento

Il vento è compagno di oggi, fischia
e bussa alla finestra qua sulla Serra.
Non so da dove viene o dove andrà,
so che mi sento lieto, non temo
il suo freddo: mi è compagno e credo
che porta via da me la calda,
la temuta malattia, il dolore fermo.

*

scappi? E io? Io corro almeno
per quarantacinque miglia
per venire a ricordarti
che il mare certo è una gran cosa,
ma forse è meglio se siamo insieme.

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