Gabriela Fantato: A DISTANZE MINIME

Gabriela Fantato, THE FORM OF LIFE, New and Selected Poems 1996-2009
Traduzione di Emanuel Di Pasquale
Chelsea Editions 2013

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Il libro antologico dell’opera di Gabriela Fantato – esclusa la raccolta “L’estinzione del lupo”, pubblicata successivamente a questa antologia – contiene le poesie di “A distanze minime”, forse le più belle di Gabriela.
Il libro è dedicato alla scomparsa del padre; evoca, quindi, gli ultimi momenti della sua vita, il dopo, i ricordi della figlia, il senso da dare alla dipartita di una persona cara. La forma è asciutta, quasi classica; sembra provenire direttamente dall’urgenza da dare alla parola, costretta, in queste occasioni, ad arrampicarsi pericolosamente lungo le pareti del baratro e a legarsi ben stretta, ben salda, per non precipitare.
Voglio dire che ogni poeta, quando percepisce la solitudine più estrema di fronte al mistero dell’essere e a come questo si sia squadernato dentro le ragioni della nostra vita, delle esperienze e delle persone che ci sono state vicine, è costretto a buttare la maschera della forma, spesso costruita per necessità di formazione e fratellanza. E infine non può che ritrovare in se stesso quella consonanza con le ragioni più intime della propria arte, affinare la consapevolezza diacronica della strada già percorsa, riassumendo le ragioni della propria necessità.
Assomigliano, questi testi, per asciuttezza e rigore, alle lapidi funerarie che ricordano e raccontano i defunti, con quella malinconia che è del perduto, certo, ma anche col monito dell’andare a capo come la vita ci impone ed esige. Quando questo avviene, le immagini, come in genere si dice, diventano universali; e cioè in esse leggiamo il tempo, il luogo, il volto; ma anche sentiamo l’eternità della vita che si prepara a venire tutte le volte che le carte del destino sono state girate per gli altri.
Del padre, qui, rimangono i gesti essenziali, le parole essenziali. Per la figlia un compito e un dono: quello di vivere degnamente, avendo presenti gli esempi e i motti, e quello di scrivere poesia onesta, e alta, rivolta a qualcuno, senza necessariamente nominare qualcuno.
Così, leggendo queste pagine, ci sentiamo tutti intorno allo stesso tavolo, allo stesso rito di separazione e compimento. E, del resto, tocca a ogni poeta onorare le “cose” del mondo con l’altezza e la compiutezza della propria arte; perché ogni cosa esiste nella sua perfezione e ogni parola che non sia indirizzata a qualcuno è condannata a vivere l’eterno purgatorio di una resa, di una rinuncia.

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Il testo, in forma di plaquette autonoma, si può scaricare sul sito LA RECHERCHE

 

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