Carlangelo Mauro, un saggio illuminante

testo apparso sul numero 47 del semestrale internazionale di poesia GRADIVA

Carlangelo Mauro, Liberi di dire – Saggi su poeti contemporanei, Luigi Fontanella, Paolo Volponi e Umberto Piersanti, Giampiero Neri, Maurizio Cucchi, Milo De Angelis –  Avellino, Edizioni Sinestesie, 2013, euro 15.00

9788898169337

Carlangelo Mauro affronta l’opera di sei poeti contemporanei: (Fontanella, Volponi, Piersanti, Neri, Cucchi, De Angelis) mettendo in campo una vasta rete di riferimenti e confronti interni all’opera stessa in modo che i versi e il pensiero trovino giustificazione nella diramazione della poetica di ciascun autore, considerata nelle tappe della sua evoluzione e nei nodi irrisolti, ossessivi – del resto non ci può essere vera arte senza vere ossessioni -.

Carlangelo Mauro sfugge alle trappole della metacritica, e cioè quella tendenza, tutta contemporanea, di edificare filosofie della letteratura utilizzando la poesia come pretesto. Leggiamo, così, ritratti spesso assolutamente inediti di poeti contemporanei, si veda il caso di Giampiero Neri, autore ingabbiato nell’immagine fuorviante di un impersonalismo lirico rigoroso ma anche astratto, che Mauro sa invece restituire al sostrato di storia e biografia attraverso un’indagine, quasi poliziesca che attraversa il teatro naturale della Storia.

Assai importante, del resto, la ricostruzione dell’ambiente letterario e sociale entro cui si è affermata l’opera di Cucchi e di De Angelis; nel primo caso Mauro individua la ricorrenza della forma del doppio, declinata nell’immagine della maschera o del ritratto storico, perturbato dall’ipocrisia di un doppio abitare la Storia e le motivazioni più profonde del proprio esistere. Mauro riesce così a leggere il libro di esordio di Cucchi (Il disperso), seguendo la traccia di ascendenze letterarie documentabili ma probabilmente messe in ombra da una critica preoccupata soprattutto di dimostrare l’unicità di una bellezza decontestualizzata.

Nel caso di De Angelis, fra le altre cose, Mauro rimette in gioco un tema irrisolto, e cioè quell’ossessione neoorfica e neoermetica che sembra aver costituito il primo approccio critico “utile” a decrittare il complesso semantico di questo autore. L’intuizione più notevole di Mauro mi sembra il passaggio in cui egli recupera un’immagine ricorrente nell’opera di De Angelis, quella del voltarsi indietro con lo sguardo, riportandola al gesto fondativo di Orfeo che si gira per guardare Euridice.

Il libro restituisce anche l’immagine di uno di quei poeti  impegnato a seguire il tema di uno spaesamento umano e letterario ricco di conseguenze per l’intera sua poesia. Mi riferisco a Luigi Fontanella, la cui scrittura è interpretata da Carlangelo Mauro come un infinito Oblivion, o un sostanziale ritorno alle radici: l’esercizio di uno sdoppiamento attraversando le forme più notevoli del novecento letterario, dalla prosa poetica a un realismo lirico lieve, calati nella transumanza dell’essere da un luogo all’altro dell’anima.

Un’opera importante, questa di Carlangelo Mauro, rigorosa nell’indagine, documentata, ma soprattutto originale nella capacità di suggerire nuovi scenari, forse anche per un maggior distacco critico rispetto agli interventi degli anni ottanta e novanta, interessati a dimostrare la centralità di questa o di quella opera, spesso per spirito di bandiera, per troppa vicinanza al fuoco delle poetiche.

Sebastiano Aglieco

 

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