Roberto Cogo: da un luogo

Roberto Cogo, DEODORA DÉ, Fiori d’Irlanda, Dot.com Press Poesia 2015

deora_de

Chi conosce la poesia di Roberto Cogo, sa che essa scaturisce, in gran parte, da un elemento di natura panica censurato dal tempo delle città; per cui la parola ha accolto come sua musa gli spazi naturali varcati dall’umano, una gabbia contraddittoria, dentro cui la poetica riconosce i suoi limiti e le sue possibilità.
Questo ultimo libro, dunque, giunge come conseguenza non premeditata, canto sorgivo di impatto con un panorama a Nord, in cui si scopre che il Naturale, altro non è più che questa contaminazione tra l’umano e l’altro che si mostra senza darsi nome; ed è proprio con una meditazione sulla rottura tra le nostre ragioni e quelle imprescindibili del Tutto, che si conclude il libro.

finale meditativo
come includere la morte nella nostra esperienza di vita? come superare il terrore del nulla e dell’ignoto? come accettare il chiudersi di un ciclo? il dubbioso aprirsi di un altro? siamo sempre dentro la vita e la morte contemporaneamente? siamo sempre parte di un tutto senza distinzione e contrasto?

la dualità va superata questo l’ho capito ma mantenersi saldi in questa posizione senza timori e apprensioni questo è più difficile da farsi – includere la morte è includere la vita tutta intera senza esclusioni, senza confronti

così che l’ombra cammini con la luce – così che il cielo si fonda con il mare e con la terra – gli enormi nuvoloni grigi in transito sulla verde terra d’irlanda si allontanano – pigramente prendono il largo
p. 102

Il Tutto, il non spezzato, è avvertibile, però, solo per parusie improvvise e brevi, che possono far scaturire la parola; oppure nella forma della preghiera, del ringraziamento e della meditazione filosofica; dell’accettazione senza condizionamenti. E comunque della meraviglia di fronte all’apparire improvviso, di fronte alla deflagrazione della bellezza.

Roscommon

dopo roscommon i muretti a secco
segnarono un territorio più ondulato e vario

il sole lo accompagnava
il cielo s’aprì in chiazze d’azzurro compromesso
sopra le grasse nuvole grigiastre –

non ci fu bisogno di sapere cos’è la poesia
la poesia divenne pratica della poesia

si sedette con essa e smise di pensare –
sui muretti a secco in un vasto territorio
si fece la poesia dopo roscommon
p.24

heinrich boll cottage

l’emozione sovrastava l’idea di non meritare tanta gioia
tanta attenzione

nel trovarsi in luoghi inaspettati – nell’imprevisto
di un sogno molto sognato

scorrendo come nuvola nel basso cieli di achill –
aquila o falco nell’azzurro oltre il tempo

come memoria aerea nel soffio dell’occidente
tra i rami di fucsia in ogni singolo virgulto

fronde e gocce tremanti e foglie di menta
nel bagliore profumato del sole – sul muro bianco

del cottage non frenava l’emozione – trasformò
in un singulto che sovrasta
p.26

mayo – god help us

lentamente una fluida sensazione di pioggia calda
dapprima scivolò lungo le membra
per poi propagarsi nelle ossa
fin dentro il midollo
stesso della vita
p. 28

Ecco, infine, il tremore, il turbamento, di fronte alla voce tremante che ci contiene:

after a smithwick’s

il vasto vento sull’ampio orizzonte
l’enorme oceano nel suo rollio senza fine
le mucche stranite di achill prendono il tè

tutte insieme accovacciate chiedendosi il motivo
di questo nostro assiduo muoverci intorno
nell’angolo meno esposto al vento
p. 32

Ritroviamo in questo libro, la figura di un cane piangente, già apparso in una precedente raccolta di Roberto Cogo, ma qui in funzione di guardiano dei limiti, custode di uno spazio da preservare e da cogliere solo nell’attimo. Un cane in riva all’oceano che fiuta l’aria come fanno i cani, ad avvertire il pericolo di un’apocalisse imminente e la promessa di una terra ancora intatta e consacrata a un dio:

guardia al vento

c’era un cane bianco e marrone a fare la guardia all’oceano
squadrava chiunque custodendo la sua sponda

questo è il mio mondo non dimenticarlo
sono parte di qualcosa che puoi solo cogliere nell’attimo
sono un barlume di vita partecipe a un vivere rotondo
dove tutto è in transito in ogni momento

c’era un cane in riva all’oceano – fiutava l’aria
con l’occhio fisso nel pensiero di fare la guardia al vento
p.36

Sebastiano Aglieco

*

Le poesie di questa raccolta sono state scritte durante il mio soggiorno come poet in residence sull’isola di Achill nella contea di Manyo in Irlanda e a Dublino, nel periodo compreso tra il 10 e il 30 agosto 2009, ospite dell’associazione intitolata allo scrittore e premio Nobel tedesco Henrich Bool.
nota dell’autore p.104

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