Segnati a matita: Fabio Troncarelli

FABIO TRONCARELLI

Parole in aria

I libri dell’Astrolabio, puntoacapo, Pasturana (AL) 2014

Umberto Saba è un autore assai poco frequentato dalla poesia cosiddetta impegnata degli ultimi decenni del ‘900. Eppure lo troviamo sottopelle in alcuni autori importanti, per esempio, Bertolucci, Fo, evocati in questo libro a partire da una resistenza della poesia onesta a durare, a dire che, nella poesia alta, oltre gli abissi nei quali i poeti sono chiamati a precipitare, esistono anche gli orli, i confini, più o meno fragili o resistenti, con i simili. Che poi questi simili siano ipocriti fratelli, è un dato inoppugnabile, ma si sa che la poesia a volte deve sprofondare, altre volte emergere per mostrare il viso.

Insomma, Valeria Serofilli parla di “lievità” a proposito di questo poeta, ed è espressione corretta perché il dato drammatico della vita è stemperato fino a indossare una maschera, preferendo mostrare l’inquietudine nell’aspetto di vibrazione, di piccoli cambiamenti o smottamenti nell’esperienza dell’umano.

L’umano è visto nell’età in cui ogni cosa deve essere riassunta e in cui le esperienze passate appaiono illuminate da una controluce nuova: «La giovinezza è piena di parole / che non si ricordano più da vecchi, / di grida, di vento, di perle / così necessarie, così trasparenti», pag 13. Leggiamo, quindi, di immagini splendenti che emanano luce: donne, soprattutto, che evocano la Lina sabiana o il ritratto della bambina fatta di “cose leggere e vaganti”.

E’ proprio questo atteggiamento positivo verso la vita a generare una poetica capace di inglobare il dolore e di restituircelo nella forma dell’accettazione francescana, persino di sorella morte. Bellissimi, ad esempio, i testi I colloqui e Album. Nel secondo, in particolare, il poeta evoca il padre descritto in una fotografia, raggiante e vivo il giorno del suo compleanno: piccole situazioni umanamente vere in cui l’esperienza delle cose andate è riassunta e riesumata per le necessità misteriose della vita.

 

Sebastiano Aglieco

Recensione apparsa su IL SEGNALE, n. 100


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