Una lettera

1404653654236Mi dice un mio amico, in una specie di conversazione privata non proprio onesta, per come la vedo io, o forse solo un po’ di parte, mi dice che, in fondo, sarebbe meglio chiuderlo questo blog; fare come ho fatto in passato, e cioè archiviare il materiale migliore, farne un libro, magari un secondo RADICI DELLE ISOLE. E questo per una serie di motivi che provo a riassumere con parole mie:

Compitu re vivi è un blog di prima generazione, caratterizzato da una letterarietà illeggibile su internet, che è un mezzo, come tutti sanno, che crea superficialità, che ha bisogno di una prosa più agile mentre la recensione è essenzialmente un genere di critica legato alla carta e annoia.

Compitu re vivi è destinato a costituire uno spazio di sottomano rispetto alle nuove maniere di pensare a un blog: comitato, padrini portanti dal punto di vista dell’immagine, maggiore aggressività, capacità di incidere in spazi reali…

Compitu re vivi è un blog dove, saltuariamente, si avverte una polemica, un astio che non interessa a nessuno e che “sbanda” verso interessi “altri”.

E poi, insomma, chi te lo fa fare…tutto questo lavoro, questo riferirsi a valori che da tempo non sono di moda, ma che forse non sono stati mai di moda…che, in fondo, tanta notorietà, o riconoscimenti, non te li hanno mica portati…etc…

Personalmente non ho risposte a queste obiezioni, alcune probabilmente sensate e pragmatiche. Quello che so è che Compitu re vivi, malgrado i vari tentativi nel tempo, è, e rimane, uno spazio personale, che non deve nulla e niente  a nessuno, quindi probabilmente soggetto agli umori, umanissimi, del gestore. Un blog che, certo, come altri spazi, magari un giorno scomparirà dalla rete – basta solo un clic – senza che qualcuno ne celebri il funerale o si strappi i capelli. Nessun potere, quindi, nessun presenzialismo, nessun baratto, solo la purezza del gesto, di un fare senza giustificazioni. Quindi, per adesso, si continua a tirare la carretta, per amore delle cose belle che, se non vengono mostrate, non splendono. E per rimanere in contatto con qualche amico vero e disinteressato…vedi immagine.

Sebastiano Aglieco

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4 thoughts on “Una lettera

  1. cartesensibili ha rallentato, non vuole aggredire nessuno.Vuole diversificare la sua offerta di linguaggi ma non intende correre, né intende gareggiare con nessuno, semmai portare ciò che avviene intorno a noi e spesso non si guarda, non si ascolta, nemmeno si vede e questo senza sentirsi né primi né ultimi, solo presenti, in una relazione che ci coinvolge tutti.Questo è, per me il senso del cammino che ancora facciamo e condivido con tutti i nostri collaboratori. Di qua passo, leggo, ascolto, a volte prendo parte altre mi astengo ma non dimentico di riflettere.Ringrazio, per tutto quanto anche qui si offre.
    ferni

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  2. Accolgo con gratitudine questo post poiché esso è parte nobile ed essenziale di ciò che qui viene offerto ogni giorno con cura e verità: il travaglio (u travagghiu) di un poeta

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  3. “Tirare la carretta” è uno dei pochi atti etici in un mondo superficiale e narcisista qual è quello della poesia italiana. Grazie per questo spazio, grazie per l’ospitalità.

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  4. È in virtù di quel “… volere che non dipende da me… che non dipende da noi.”, del connotato incoercibile del pensiero che si dà per sua intima generosità che continuerai a porre la domanda dialogante, e chi si troverà nella sensibilità della risposta dialogante si farà prossimo, espressione di misura etica.

    Gloria

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