Luigi Fontanella: L’attimo bruciante

 

PRESENTAZIONE

FONTA

La Casa dei Diritti
Via De Amicis 10 – Milano
e Milanocosa

invitano a
AttraversaMenti
5 giugno 2015 – ore 18,00

a cura di Adam Vaccaro

Luigi Fontanella
L’adolescenza e la notte
Passigli Editori, Firenze 2015

A colloquio con l’autore
Giancarlo Pontiggia e Adam Vaccaro

Luigi Fontanella vive tra Long Island, New York, e Firenze. Ha pubblicato libri di poesia, narrativa e saggistica. Dirige, per la casa editrice Olschki, “Gradiva”, rivista internazionale di poesia e poetologia italiana (Premio per la Traduzione, Ministero dei Beni Culturali, Premio Catullo) e presiede l’IPA (Italian Poetry in America). Nel 2014 gli è stato assegnato il Premio Nazionale Frascati alla Carriera.

*

 

Luigi Fontanella, L’ADOLESCENZA E LA NOTTE, Passigli 2015

Si dice che l’adolescenza sia l’età bruciante dei sogni, un’epopea di avvenimenti minimi che si fissano nella memoria e sfioriscono; eppure assumono la forma di icone, immagini alle quali far ritorno come per un infinito inizio.
È proprio quando l’adolescenza finisce che ci viene chiesto di restituire qualcosa di noi, un obolo per il tempo che abbiamo rubato. Agli altri; a un dio.
La parola si fa, per la prima volta, attrito col mondo, consapevolezza che non siamo soli e che qualcosa dobbiamo alle forze misteriose che ci abitano.
“Non sei nulla, sei sempre soltanto in relazione agli altri, e ciò che tu sei, lo sei per questa relazione”, ( Kierkehaard, citato dall’autore).
L’adolescenza è un’età plurale; impossibile raccontarla in uno stato di isolamento e di distacco. Il libro è, dunque, un diario di volti fotografati nel loro fragile apparire, nel tempo dello splendore e della resa: “Ripeti il tuo numero, vola / da una stanza all’altra. Non c’è giudice / che dà voti o pagelle / bisogna strappare le pagine”.
Lo sfondo è il teatro di veri gesti epici, di fratellanze e patti giurati: “Tutti fratelli nel sudore / che imperla la fronte. / La vittoria / sta in un fuscello, in un niente, / in quel brandello supremo / di carne imbrattata di sangue.”
Queste poesie ci mostrano il tremore dell’immagine accaduta una sola volta e per sempre. Appaiono come le istantanee velocissime di una sequenza senza ordine, “Oggetti / accumulati che col tempo / perdono ogni precisa identità / ogni significato”, proprio perché quel tempo non ci insegna niente, non prepara la nostra vita ma semplicemente ce ne mostra i lacerti, appesi alle are come sacrifici.
Leggendo la prima parte del libro, si ha la netta impressione di una corsa, l’accelerare del velocista che in pochi secondi brucia l’istante; non per giungere alla fine ma per una preghiera verticale da innalzare come unica prova della nostra esistenza.
E, in fondo, l’adolescenza è un’età non attestata dalle cronache della Storia; proprio perché essa si situa nel delicato passaggio tra ciò che giudicherà la polis e ciò che è stato già archiviato dalla madre. E’ racconto non documentabile, mitologia privata.
Se il bambino è l’essere senza tempo che attraversa il mondo e lo dimentica, l’adolescente attesta per la prima volta col suo sangue – il sangue delle ginocchia scorticate – la tragedia di una domanda che non ha risposta: perché siamo qui?
Fontanella è cosciente, allora, che il contraltare di questa ignoranza gnoseologica della luce, è il regno della notte in cui ogni cosa è consegnata per sempre.
Del resto uno stato di quiete riflessiva è tema ricorrente nella poesia di Fontanella. In questo libro la notte sembrerebbe custodire le memorie ma non è così. Se si assume come centrale l’immagine dello strappare le pagine che ci sono state assegnate, si può dire allora che il libro si assuma l’onere di una resa: “Che sia ora così: tutto andato / tutto triturato. / (…) Che sia tutto / benedetto in questo fermo mattino”.
La pronuncia della parola altro non è, forse, che questo scagliare a voce alta contro il cielo, il breve scritto della nostra esistenza e, in un gesto di estrema consapevolezza, offrirlo a un dio della mancanza.
Destino, forse, ci dice Luigi Fontanella, è camminare in equilibrio lungo la cordicella sospesa nel vuoto che ci è stata assegnata per scoprire che non ci siamo mai allontanati dall’inizio, che il tempo implode nelle immagini del ricordo e che infine si ritrae e si brucia.
“Domani mio padre ed io / partiremo per Roma in avanscoperta. / Lasciamo Salerno per sempre / gli altri della famiglia / ci raggiungeranno poi / com’è giusto che sia. / Ho tredici anni. Si sta facendo / tardi. Aspetto Anna sotto il cavalcavia. / Non verrà.”

Sebastiano Aglieco

 

QUALCHE TESTO E ALTRI COMMENTI QUI

 

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