Paolo Lagazzi: un dialogo immaginario

Paolo Lagazzi, Mondo Uovo, dialogo veritiero con l’uovo di Colombo, Milano, La Vita Felice, 2013

lagazziQuesta conversazione, spiega l’autore, “è andata in onda il 25 settembre 2013 per la serie delle interviste impossibili” diretta da Laura De Luca, che è autrice anche dei disegni. Siamo nel regno del racconto filosofico, qui trasposto in dialogo, ma contenente in sé elementi di pura narrazione, si veda per esempio il passaggio in cui l’Uovo di Colombo narra di essere stato rotto in un’osteria, per facilitare una conquista amorosa. Vi troviamo, dunque, tutti gli elementi dell’apologo morale: in primo luogo l’ironia, unita a un surrealismo leggero che da Voltaire, passando per il Leopardi delle Operette morali, è giunto fino a noi nella prosa di Calvino. L’altro elemento riconoscibile è la verifica della tenuta dei sistemi filosofici ed estetici. Nell’opera si fa infatti riferimento a una modernità ormai ampiamente trapassata nel postmodernismo, e cioè una situazione enciclopedica, da catalogo mozartiano, in cui tutti gli stili, tutte le idee sono possibili, basta scegliere. L’Uovo di Colombo, insieme a Lagazzi, riflette così a partire dalla frammentazione del concetto di una Bellezza, sfregiata e violentata, e così il passo verso Baudelaire è automatico. «La bellezza […] si nutre di una sfida alla distruzione, allo sfacelo, al crollo…». Contro la Classicità, e dunque contro l’idea di una bellezza archetipica, platonica, qui rappresentata dall’uovo sospeso sulla testa della Vergine nella Sacra Conversazione di Piero della Francesca, Lagazzi espone il suo divertito ragionamento alla pluralità del moderno, «questo è il tema chiave della nostra epoca: il multiculturalismo, il melting pot…», persino «il brivido metafisico del big bang», passando attraverso il rischio sofistico della dimostrazione dell’inesistenza dell’uovo: «sul piano empirico si pone pur sempre una questione: lei dunque chi è? […] Sia che confermassi che sono l’uovo di Colombo, sia se lo smentissi, direi sempre solo una parte di verità». A Lagazzi, insomma, sembra interessare la superiorità della favola, piuttosto che la ratio teorica, «qualche racconto, poca importa se fondato sul reale o sul mito». L’uovo, dunque, «in pratica un uovo come tutti gli altri», non anela ad assurgere alla profondità del simbolo assoluto ma a una ben più vasta ironia del multiforme, di una frammentarietà tutta contemporanea.
Sebastiano Aglieco

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