La scatola sonora 18

Purcell è probabilmente il compositore barocco che preferisco, quantomeno le sue opere. King Arthur, Regina delle fate e Didone sono straordinarie. Le prime due appartenevano a un genere definito “semiopere”: trame fragilissime, improvvisazioni, contaminazioni di registri comici, drammatici etc… La musica di Purcell è stranissima: divertente –  ma nel senso della festa, della pienezza –  e malinconica –  morì giovanissimo e la sua scomparsa è tra le più drammatiche in termini di perdita della storia della musica, insieme a quella di Schubert e Mozart -.  Questa è un’aria della regina delle fate, il momento in cui, dopo l’incantesimo di Oberon, si ha la scomposizione delle regole sociali e dell’amore perché tutti si innamorano della persona sbagliata. Quest’aria, bellissima, canta proprio lo sconvolgimento dell’animo che da una parte è attratto, dall’altro respinto dalla nuova esperienza. La regia è bellissima e si può ancora trovare in negozio. Mancano gli applausi finali purtroppo, un rito e un completamento che non può mancare nell’opera. Ma di regie in circolazione di questo lavoro ne esistono assai poche.

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