I libri di Vincenzo Di Maro

Alessandro Rivali, La caduta di Bisanzio, 2010 Jaca book: allegoria di una perenne “fine dei tempi”, in un’interrogazione appassionata dello spirito umano tra storia e trascendenza.

Yves Bonnefoy, Le assi curve, 2007, Mondadori: un lascito straordinario, il primo bilancio di un’esperienza centrale nella riflessione poetica europea. Poesia che rinuncia all’ingombro dell’io per instaurare una metafisica della memoria.

Scritture della Creazione, in dialogo con Maurice Blanchot e Jean Luc Nancy, edizioni EDS, 2013: tema di questo libro il “neutro”, caro appunto a Blanchot, cioè in qualche misura l’innominabile. Cosa viene prima dell’ambiguità della parola? Tema in qualche connessione col Cratilo di Platone sull’ineludibile arbitrio o destino della parola. Da far tremare i polsi o fibrillare d’entusiasmo, a seconda dei casi.

Pier Luigi Bacchini, Contemplazioni meccaniche e pneumatiche, Mondadori 2005: Bacchini, per me l’antesignano di una poesia di là da venire, che innesti sul corpo lirico del tardo Novecento e sulla metrica della tradizione nuove suggestioni lucreziane e una versatile vena neoumanistica…

Alfonso Guida Irpinia , 2012 edizioni Poiesis: una potente vena visionaria al servizio di una ispirazione “tellurica”. Il libro riporta il sapore e l’odore di una terra antica, colpita dall’immane tragedia del terremoto dell’Ottanta.

Guy Goffette, La vita promessa, 2003 edizioni Gedit: la delicata e dolente vena del poeta belga, amico della poesia di Saba, che proclama l’amore per la vita nel progressivo vacillare e spegnersi delle cose.

Wallace Stevens, Aurore d’autunno, 2014 Adelphi: nuova traduzione di Nadia Fusini. Testamento potente e scabro di uno dei poeti più ardui del Novecento. In “Aurore” Stevens riesce a raggiungere la concentrata semplicità degna di un monaco orientale. Una divagazione sulla multiformità dell’essere, uno dei vertici della poesia in inglese.

Pavel A. Florenskij,  Le porte regali, 2012 ed. Adelphi. E’ un trattato sull’icona sacra ortodossa, ma si apre a vertigini dostoevskiane, in grado, chissà, di stimolare l’immaginazione di un poeta di umor filosofico…

Sebastiano Aglieco, Compitu re vivi, 2013, il Ponte del Sale.

Mario Santagostini,  Versi del malanimo, 2007, Mondadori.  la descrizione di una Milano in cui vivi e morti sono compresenti, una quintessenza della storia spirituale dell’occidente.

Leopoldo Maria Panero, Peter Pan non è che un nome, 2011, il Ponte del Sale. Mi ha molto colpito: fosse un pittore, Panero sarebbe una fucina di visioni livide e surreali, tra Goya e Dalì, per intenderci. Panero in poesia non ricorda nessuno, tranne forse un ragazzino ardennese che tutti noi abbiamo letto qualche tempo fa.

Hoelderlin, di Heidegger, edizioni Adelphi, e i Quaderni di Valery, ginnastica per poeti.

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