Carla Bariffi annota un libro di Lucetta Frisa

 

Sonetti dolenti e balordi – Ed. CFR – Lucetta Frisa

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Si percepisce sin dall’inizio, leggendo i primi sonetti, un’affinità che lega l’uomo alla terra, alla sua storia, alle sue origini.
Attraverso sette sequenze e “Sole dell’insonnia”, Lucetta Frisa proietta il lettore negli stadi emozionali dell’uomo cogliendone ogni sfumatura, riportando in superficie l’antica dimora del suono.
Non per niente viene scelta la forma del sonetto; precisa, rigorosa, musicale.
Endecasillabi si alternano tra loro celebrando il dolore, che si fa canto attraverso l’esperienza del mondo:

Camille Claudel

1) Sequenza del dolore

L’occhio di Dio guarda fisso dall’alto
l’occhio del morto fissa da sottoterra
la linea curva vacua che sta in mezzo
dove gli umani vivono relativi.
Quand’è finito il tempo della lotta
e dell’offesa che insieme a noi diventa
polvere resta l’attesa dell’alto
o del nulla secondo le proprie
inclinazioni. Bisognerà fare
testamento solo per sé se l’occhio
di Dio e del morto non leggeranno.
Chang-tzu già sapeva questo aprendo
i suoi sensi umani verso l’immenso
dolore di ogni cosa che scuote l’aria.

(pag. 11)

Il dolore è imprescindibilmente legato alla fede, dal cristo di legno all’arabo folle.
Un Dio dai mille nomi così come il dolore ha mille facce

“Di un piccolo dolore non si muore
ma del dolore del mondo, della storia
orribile incantata dentro il niente
che all’improvviso ci rovina addosso.”

(pag. 18)

2) Sequenza della follia

Trasversale lunare respirare
irregolare ondulato uterino
infanzia che esige il suo tornare
animale dal sangue chiamato
pieno svuotato vuoto riempito
d’aria e sogno e falso errato è il resto
bisogna ribellarsi a tutto questo
andarsene via dalla prigione
dai carcerieri e in lei risprofondare
ogni volta più bianca e lontana.
Nostra segreta madre identità
eccola qui l’abbiamo ritrovata
tanto cercata come questa luna
succhiata guardata abitata da tutti.

(pag. 19)

Bartolini

La follia è protezione dal male sulla terra. Qualcosa avvicina il saggio al folle, forse proprio quel limbo di cielo chiamato “via lattea”.

La via Lattea lassù e qui la strada grigia
che s’incolla sotto le suole il fumo
dell’ozono e le nebbiose lavatrici
sigarette eroina e sogni grevi
fiati grevi di uomini infelici
in tormentosa attesa del respiro
terminale. Perversamente vivi.
Ed è perverso questo poetare
pisciare cagare vomitare
espellere i vuoti e tutto il male
che c’è e ci sarà o maledettamente
già è stato. Amen. Carpe diem.
Qui sta ora mia moglie dice l’amico
vedovo indicando un’urna nel salotto.

(pag. 22)

Nel libro di Lucetta Frisa si avverte una linea precisa, un ordine sequenziale che porta il lettore ad attraversare i più importanti stadi della vita, lo invita a mettere a fuoco e a fare tesoro di alcune caratteristiche inviolabili dell’essere: il dolore, il mistero, l’intimità, il sogno. Questo viaggio è una porta verso la luce, intesa anche come maturazione dell’essere, rivelazione dell’uomo resosi conto del proprio destino, che si materializza nella figura di un giocoliere apprendista nel teatro del mondo e nel dolore delle sue immagini.

3) Sequenza del mistero

“Per vivere ho bisogno del mistero
occhi di un’altra specie sacre pietre
dipinte o incise nel buio delle grotte.”

(p. 25)

“si vede dicono
luce luce luce mentre si affonda”.

(pag. 26)

4) Sequenza del sogno

“Solo nel sogno si traverserà il fondo”

(pag. 30)

“Dentro la sabbia scolpire il fiato
dice Claude Esteban poeta dolente
dolore che in clessidra si fa sabbia”

(pag. 34)

5) Sequenza privata

“Morì all’inizio dell’estate il gatto
che fino all’ultimo cercava il sole
fu eliminato con un’iniezione
letale piansi col veterinario
sensibile e un amico generoso
lo interrò cantando nel suo giardino
come un becchino shakespeariano.”

(pag. 37)

6) Sequenza dell’uscire dal Sè

In questa sequenza si avverte una forma di gnosi. Il nulla viene esaltato come il trono della non-sofferenza.

Bisogna uscire da sé consegnare
i nervi e i pensieri al nulla che non
ha corpo e non soffre. Subire le offese
farsi strappare abiti e voce e allo specchio
ridere dell’estremo lusso di sé
pensando finalmente sono arrivato
a fine viaggio e sono folle vuoto
di voi e di me, questo è il Paradiso
l’Eden il Nirvana di questa terra
e non ce n’è un altro, un altro di me
non nascerà sono irripetibile
non siamo non saremo più soltanto
atomi allo sbando cani sciolti
nell’aria, selvaggi, alleggeriti.

(pag. 41)

7) Sequenza dell’inconclusione

“Il vuoto è necessario
come l’andare a capo e il suo mistero”

(pag. 45)

Qui sottoterra c’è chi è stata morta
da viva come i vivi senza forza
d’essere vivi sfidando la paura
di vivere e morire e camminando
tristi sui marciapiedi vanno a casa
a spiare gelosi dalle imposte.
La vita è nel respiro che resiste
o rischio e affronto contro questo affronto
o dono non richiesto quando il sogno
e il sonno ti strappano il vestito?
Ed è nonsenso il suono del vagito
già subito rantolo e la carezza, squarcio.
Dio è il silenzio dell’universo e l’uomo
il grido inascoltato che gli dà senso.
Qui sottoterra c’è chi è stata morta.

(pag. 50)

In: Sole dell’insonnia si avverte una sorta di poesia visionaria che ha urgenza di celebrarsi nel sogno verticale che si fa luce, preghiera, desiderio.

“un enigma per me/camminare in superficie”
(pag. 56).

“datemi la moneta
sopra le palpebre
per un altro sogno
datemi la moneta
sopra la lingua
per farmi udire”

(pag. 60)

Chiudo questa nota con l’ultima poesia di Lucetta, che trovo perfetta nel descrivere il corpo – leggero – della bellezza, nel respiro della sua estasi.

III

Volevo l’estasi
il perpetuo orgasmo tra terra e parole
volevo
il corpo emotivo della bellezza.

Nell’aldilà
Troverò piume e sete
sentirò volare i miei capelli
dolcemente snodati
dalle ariose dita di un dio primaverile.
(pag. 67).

Interessante in questi ultimi componimenti la mancanza di punteggiatura, di modo che la lettura diventa un continuum lungo lo svolgersi del tempo attraverso le sequenze, ognuna delle quali introdotta da un epigramma che, nella sua icasticità, riesce ad esprimere la folgorante intuizione del seguito.

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Carla Bariffi

*

nota: le foto sono state scelte da Carla Bariffi

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7 Replies to “Carla Bariffi annota un libro di Lucetta Frisa”

  1. Grazie, carissimo!
    cimentarsi ad esporre il proprio pensiero su una scrittura è sempre stimolante, arricchente…
    è più difficile farlo quando la scrittura è distante dal nostro modo di intendere la vita, dalle nostre sensazioni …
    in questo caso, nella scrittura di Lucetta, io mi sono riflessa.

    Buona domenica 🙂

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  2. Grazie infinite, cara Carla, per il tuo preciso e appassionato commento ai miei sonetti dolenti e balordi. UNa gran bella sorpresa leggerli.E Grazie infinite anche a Sebastiano che per la seconda volta ospita il commento -graditissimo- di poete che vibrano insieme ai miei versi.Mi riferisco a Rosa Salvia,ovviamente. Questo è il secondo libro che ho pubblicato con CFR, del nostro amato e compianto Gianmario Lucini da poco scomparso. Molto bella la foto!

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  3. Leggo sempre con vivo piacere e interesse le note di lettura di Carla Bariffi. Un grazie anche a Lucetta Frisa per la sua bella poesia. Apprendo con molto dispiacere della scomparsa di Gianmario Lucini, persona e poeta di notevole spessore. Una grande perdita.

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  4. Ho letto con grande interesse e partecipazione queste poesie così belle. Grazie di cuore a Lucetta e a Carla.

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  5. Per la sostanziale unità tematica delle sue scansioni , questi testi superano la dimensione di una silloge e andrebbero considerati perciò come un piccolo poema moderno . La scrittura di Lucetta si conferma sempre molto personale / riconoscibile , godibile anche dai non addetti ai lavori .
    Ringrazio quindi sia Lucetta che Carla .
    leopoldo attolico –

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  6. Grazie di cuore per la vostra attenzione 🙂
    questo spazio è fonte di grandi rivelazioni…
    ieri ho letto alcune poesie di Livia Candiani e sono rimasta intrappolata in un mondo intatto …quasi avessi subito un incantesimo…

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