Carla Bariffi commenta “TORRIDO”

“TORRIDO”, di Antonio Devicienti. 
Appunti di  lettura di Carla Bariffi

 

tòrrido agg. [dal lat. torrĭdus, der. di torrēre «disseccare, asciugare»]. – Secco, bruciato per il gran caldo; più spesso, con valore attivo, che dà impressione di caldo secco, intenso, ardente.
Non conoscevo Edoardo De Candia, così come non conoscevo i pittori che Antonio Devicienti ha saputo nominare (e farmi conoscere) attraverso il loro percorso turbolento, oserei dire: TORRIDO. Non per niente questo termine che dà il titolo al poemetto si ripete spesso lungo la lettura, che si svolge principalmente su due fronti: quello descrittivo della vita dell’artista, e quello suggestivo e profondo della sua interiorità.

“Torrido” è un componimento a due voci le quali possono interscambiarsi o eludersi durante la lettura, che offrono al lettore un viaggio su due fronti, una caratteristica che richiama un altro poema, quello dei Canti Pisani di Ezra Pound, di fronte ai quali il lettore si sente coinvolgere come in un volo pindarico, dove il tempo e lo spazio si slegano e divengono: istante.

L’emarginazione nell’arte è il tema predominante, il desiderio di approfondire un’esistenza, torrida, come torrido è il corso della storia (dell’uomo).
Il testo rapisce, scorre come un corso d’acqua, come se fosse il mare il vero protagonista, il mare di De Candia, la profondità che dell’umano racchiude ed espone, un maremoto che sfida l’ipocrisia di una condizione umana rendendovi partecipe l’umanità intera.
Le suggestioni durante la lettura sono infinite, affascinanti, ricche di rimandi alla memoria e ai nomi. Così penso alla Rosselli, a Campana, a Rothko, a Herzog, a Giordano Bruno….
Ognuno di noi saprà leggervi cifre, messaggi, idiomi. Questo amo della poesia, questa ibertà che fa della lettura di un poema un percorso verso nuove conoscenze, in nome della verità.

lucertola

gli alberi di toma
quegli olivi e lecci ed eucalipti salati di luce
tra le cui fronde il poeta
scriveva.
Nei muri a secco si gettavano a capofitto
le lucertole della visione.

ora muori nell’impacco d’urine
sparisci accanto all’armadio colmo
di ritagli di disegni di carte graffiate di malinconia
per ore pesti per ore la stessa mattonella
che ha pietà della tua disperazione
che pillola si farebbe a quietarti
l’anima rapinosa
immersa in una serie ospedaliera infinita

Tra nascita e morte
torrida
sta torrida la pittura
e il corpo della donna
e l’amicizia e il vino
guidato dall’alcool poetico navigare
che rompe le catene della mente
(o dell’educazione)
attraversare il cuore tenero
del fiore di fico
transitante Venere davanti
al disco solare (Sole, il primo)
la vedi come tutta si mostra
perfetta spera
nera rosa
(transito di trascolorante gemma
ch’egli catturata si ficca in bocca
ed eccolo
mangia il mondo
quando la chiostra de’ denti è
fuoco che arde ma non distrugge.

Mi avvicino alla cappella e il grifone
di tufo mi saluta in griko – ah,
possedere questa lingua antichissima
e mescidata!
Sono monaco che tesse mosaici
pavimentali e ripete tra sé e sé ripete
ninnenanne che
Maria Farantouri
ricanterà tra nove secoli
forse ai piedi delle mura di Salonicco.

edoardo-de-candia-sembra-quasi-che-il-sole-tr-L-JbYmqw

io ladro io accattone io spione in casa
d’altri intingo le dita nei colori
li lecco affamato umano animale:
sarò pittore d’un’iconostasi
assolata di porpora il coraggio
doloroso di San Giorgio contro il drago
e gli azzurri lontanissimi dell’Egeo.
Ma devo prima rubare il mestiere.
Ricopiare dal maestro.
Sbagliare il disegno e poi rifarlo.

sul vostro splendido violino verde suonate
è l’appello
e intonate una chanson turca
fateci entrare il mare
le vostre ragazze amatele
sull’argine di conchiglie e sabbia
fottetevene del denaro
così come dei cretini (decine di migliaia) in carriera
e spernacchiate i traders e i brokers dell’Alta Finanza
(quei parassiti di Sua Imperialità Il Capitale)
ma
siate coscienti

Belgrado
Hanno trovato il cimitero delle scarpe.
Migliaia
di scarpe
tolte alle vittime del massacro
sepolte nel ventre crudo e squarciato
della terra.
Per Marina Abramović
questi versi per Marina Abramović
che compone una cantica d’infernale
strazio e protesta.
L’impasto di macerie,
dove c’è la casa dei dormienti
nel sonno de’ dormienti
fruga Woyzeck fruga
l’acqua
col coltello
un colpo un altro colpo
sempre vibrato nel ventre del tradimento
e la ce ra re
ma non guarisce la tristezza
né la solitudine
né il disprezzo che viene dal mondo.

E Marina Abramović scarnifica
ossa balcaniche
tomba d’Antigone la cella buia
dove, antichissima piangente
lava le ossa della sua gente
piega il canto al lutto
porta l’arte dentro la morte per violenza.

: un ossario il mondo dei vivi.

e mentre leggi questi versi per toma e decàndia
ricordati di bene che recita campana
di urbani che suona miles davis
di rothko che dipinge abissi blu
di caffé che silenzioso entra nell’ombra
e di chiunque inconciliato l’arte usa
come lame di coltello
il pensiero
come piede di porco per svellere l’ipocrita
lastra tombale dei nostri giorni
e non ditemi che ho scelto soltanto
infelici e suicidi
che anche mentre questi versi scrivo penso
all’Arso vivo in Campo de’ Fiori:

Hiroshi Sugimoto Mar Egeo JPEG

Le immagini sono state scelte da Carla Bariffi. Segnalo di Carla Bariffi, un intervento su Nino Iacovella e uno su Ivan Fedeli.

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13 Replies to “Carla Bariffi commenta “TORRIDO””

  1. Conoscendo Antonio nella sua estrema gentilezza, sono felicissima di conoscere anche un Antonio irruento e inossequioso; noto che la sua poesia va sempre più assumendo la forma adatta al suo pensiero.
    L’Antonio, quello gentile, mi perdonerà se approfitto di questo spazio per dire a Sebastiano che le immagini della scuola di un tempo che va mettendo in copertina sono splendide e per me, che ho toccato con mano tutti quegli oggetti, motivo di ricordo toccante.
    Un abbraccio alla Carla, sempre più brava.
    Ma Torrido si trova in giro o bisogna ordinarlo all’Editore?

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  2. cara Fiammetta, queste foto sono di una istallazione al museo etnografico di Alessandria visto domenica. quella precedente da un museo di case all’aperto, spostate dal loro luogo di appartenenza per essere salvate. si trova in Danimarca.

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  3. Grazie mia carissima, ricambio l’abbraccio e sulle immagini della scuola la penso come te, sono un bellissimo respiro d’altri tempi 🙂
    alla domanda se il Torrido di Antonio si trova in giro dovrebbe rispondere Antonio stesso, io so solo che le poesie mi hanno completamente *soggiogata* …

    le immagini che ho scelto per Torrido le ho prese da Via Lepsius di Antonio, offre spunti che mi lucidano gli occhi!

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  4. TORRIDO è presente in un volume collettivo di FARA, che esce annualmente dopo il concorso “Pubblica con noi”. Vengono infatti pubblicate le raccolte vincitrici e segnalate.

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  5. Comincio a conoscere Antonio Devicienti grazie a questo spazio di lettura. Una voce intensa e verticale che coinvolge e inquieta. Grazie a Carla per le sue belle riflessioni. Anch’io guardo con nostalgia le belle immagini della scuola di un tempo che fu…

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  6. Grazie Sebastiano; l’Antonio, quello gentilissimo, ha già provveduto a soddisfare il mio desiderio di leggere tutto il testo!
    E scusate il vezzo tutto settentrionale di lasciarsi scappare l’articolo davanti al nome; in questo modo per me il nome suona più famigliare. Quell’articolo aggiunge empatia!

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  7. la misura e il tono della poesia di Antonio Devicienti suggeriscono un bel passaggio che la poesia può fare togliendosi di dosso giacca e cravatta d’ordinanza e cominciando a girare con gli occhi aperti a incontrare segni di un mondo ancora umano. Grazie per questa indicazione, spero di trovare il libro.
    corrado

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  8. Grazie a tutti gli intervenuti per le belle parole e l’attenzione.

    Una voce intensa e verticale, dici bene Rosa, che coinvolge e inquieta …
    Sono piuttosto concisa nei miei giudizi, ma spero di aver evidenziato l’essenziale.

    Un abbraccio al bellissimo *spazio di accoglienza* di Sebastiano
    🙂

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  9. Antonio mi ha mandato il testo completo che si legge come un avvincente e tragico racconto. Quello che avevo intravisto dai brani citati da Carla Bariffi viene confermato dalla lettura: nei testi importanti ci sono passaggi in cui la parola finalmente torna ad abitare le cose, l’esperienza e la visione. Qui accade così. Grazie ancora.

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  10. Grazie Corrado!
    per non approfittare della ospitale gentilezza di Sebastiano ho pubblicato da me una “recensioncina” ai testi di Christian Tito, invito chi lo desidera a leggerla 🙂

    un saluto caro e un buon week end a tutti!
    C.

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