Luca Camurri: il cielo sopra Milano

Luca Camurri, La poesia è una lingua che separa, Festuca 2011

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Abita Milano, i suoi parchi e le sue altezze questo angelo silenzioso con cui Luca Camurri intesse un dialogo senza risposta – e come potrebbe risponderci, un angelo, se non con l’abitare il nostro stesso silenzio, la nostra parola angosciata dal silenzio? -.
Eppure non si potrebbe nominarlo se egli non apparisse nella parola, perchè, ciò che è nella parola, in qualche modo abita il desiderio di esistere.
La parola, in questi testi, non può dire totalmente, è una lingua che separa, che canta la separazione; ed ecco, quindi, la sua forma per immagini e ragionamenti brevi che corteggiano, ma non lo raggiungono, l’azzurro, il verde dei parchi.
Perchè questo angelo abita Milano? Evidentemente per due motivi: il primo perchè non ci può essere poesia senza vicinanza, poesia di cose che non si conoscono: bisognerebbe sempre cantare le cose che si sono viste nascere e invecchiare insieme a noi; il secondo motivo potrebbe riguardare lo spaesamento, quel senso di incompiutezza che la città ci fa sentire, soli in mezzo alla solitudine degli altri, soli. Così, Luca Camurri, evocando questo angelo, non fa che evocare una solitudine, l’incapacità delle parole a dire della pienezza, quanto, piuttosto, maestre nel formulare richieste senza risposta; sulla fede, perfino, quella predisposizione a credere che è data veramente, per vicinanza, solo agli angeli: a loro l’inutilità delle risposte, a noi il fervore e il dolore delle domande.
Sebastiano Aglieco

***

Le parole, pietre grezze
della lingua che separa,
scosceso scoglio
che domina il dirupo

e non soccorre
l’intercorrere di sguardi:
bianche torri,
racchiuse nella notte.

***

E’ vero,
cammini e non voli,
e il tuo viso
è fatto di terra

ma è il cielo
che reggi sulle spalle,
e i giovani colori
nascondono biancori.

***

Ignori il predominio
delle nuvole in preghiera:
è una schiera invisibile,
e io non ho voce
per distendere il mio canto.

***

Il tuo nome
non si impiglia nella rete,
concreto etere
del lucido catalogo

ma la sfera evoca
le braci dell’incontro,
sotto il cielo di Milano,
nei giardini pensili
dei dirupi lungo il lago.

***

In questa giornata di vento,
nell’atrio della stazione
transitata da turisti di passaggio,

le stimmate del sogno,
l’aureola della luce,
il freddo della vita.

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