Mauro Germani, MARGINI DELLA PAROLA

Mauro Germani, MARGINI DELLA PAROLA, La Vita Felice 2014
postfazione
di Sebastiano Aglieco

arton65857Il lavoro di Mauro Germani, svolto in questi anni nel suo blog, Margo, approda alla carta stampata aggiungendosi a pochi altri esempi del genere .
È innegabile l’apporto assai prezioso – probabilmente gli anni lo diranno, non i contemporanei – che i blog di letteratura e specificatamente di poesia hanno dato alla diffusione e alla conoscenza di voci assai appartate: a volte voci minori, altre volte poeti rilevanti, circondati dal bozzolo di una critica distratta, se non addirittura dall’indifferenza e dalla spocchieria di circoli o gruppi.
In questo contesto il lavoro di Mauro Germani si connota, insieme a pochi altri, per la capacità di rintracciare le marginalità e spesso di seguire la storia dei libri – non solo del singolo libro – quindi delle poetiche degli autori – si vedano le recensioni spesso dedicate allo stesso poeta nel suo percorso di ricerca da una prova all’altra -.
Del resto inserirei il blog di Mauro Germani nell’elenco di quelli più aperti, per niente condizionato da posizioni ideologiche come purtroppo si può leggere in altri contesti, mentre l’opera ha bisogno di una lettura svincolata dalla propria visione estetica e che sia strumento piuttosto che arma di assalto e di catalogazione fittizia.
E forse questo è il motivo per cui Margini della parola si presenta nella nuda forma della recensione, forse il genere più necessario, ancora oggi, per parlare di un libro. Perché la storia della letteratura non risolve la questione, spinosissima, di una frizione tra il lettore e il libro, un oggetto in grado di scatenare una ricreazione di senso, collocandosi dunque tra le occasioni spirituali più necessarie della nostra epoca.
Recensire rimane un atto di testimonianza importante, sia degli aspetti valoriali di una scrittura, sia delle aspettative di un lettore consapevole dotato di cultura, sensibilità e libertà.
Non esiste, a mio avviso, oggi, la possibilità di redigere una nuova storia della letteratura proprio perché l’estrema varietà delle voci non permette una catalogazione, piuttosto la frequentazione di un’idea di koinè assai variegata per sensibilità e forme.
Rimane allora, l’importanza di una comunità di lettori avveduti, parallela agli interventi “alti e accademici”, in grado di far critica militante, almeno in forma di annotazioni o glosse; per far risuonare il testo e collocarlo nel regno intermedio della fruizione, tra le urgenze del lettore, quelle dell’opera e del suo autore.
Sebastiano Aglieco

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