Segnati a matita: Daniele Gennaro

Daniele Gennaro, Poesie d’amore per un anno, Il foglio clandestino 2014

9788890543456
“Scrittura acerba e della discontinuità, quella di Daniele Gennaro, usa materiali grezzi e blocchi d’interiorità, illuminati dalla luce di uno sguardo oggettivo a volte molto acuto e tagliente. La poesia è intensa e autentica quando si fa oggetto, abbandona la soggettività in un movimento verso l’esterno”, (Massimo Barbaro nella postfazione).
… È innegabile, dunque, che questa poesia accoglie tutte le parole del mondo e che questo “amore” sia appunto da riferirsi all’abitare il mondo, all’esperienza dello stare dentro il mondo delle parole, parole della vita e parole dei libri che la vita vogliono dire.
Il tramite di questo sostanziale ottimismo è la sensualità della donna, foemina, sponsa, ritratta in quadri di piccolo taglio, in interni famigliari, o nella pienezza della luce delle giornate, dei viaggi. Le poesie attendono, hanno la consistenza degli oggetti; la poesia è un concreto fare, anche con tutti i rischi che ne conseguono.
Così i testi migliori, più costretti in una gabbia, in un’attenzione che non trasborda, sono quelli che accompagnano i sei ritratti fotografici di Andrea Stra: una donna che serra il viso tra le mani, gli occhi e le mani di un padre, una donna pensierosa che mostra un braccio e un anello al dito, una giovane ragazza dal viso d’angelo, un uomo dallo sguardo aperto, frontale, un uomo di colore con barba, cappello da contadino e sorriso spalancato al mondo. Qui la parola non può che aderire alla storia di queste persone, costruisce trame partendo dalle situazioni fisiognomiche, si addentra nell’anima. “Il superamento dell’autoreferenzialità intimistica non sta tanto nella capacità di Gennaro di evocare sentimenti universali, quanto di astrarre il suo spazio sentimentale senza troppo alternarlo, senza cercare spiegazioni razionali, come se si trattasse di nient’altro che del nudo dato oggettivo”, (Massimo Barbaro nella postfazione).
Sebastiano Aglieco

Sorgenti d’acqua ho negli occhi, soli perfetti,
anticipi di mare o di cielo. Come li vedi?
Sempre diversi. Allora è quello che vedi: la verità
dei colori non sta più nei limiti che conosci o non hai.
Sono un tramestìo continuo di passi, movimento
delicato di petali, ali d’api che disegnano occhi.

***

Ho dentro tutto quanto serve per vivere.
Conservo poesie e cartoni bagnati, pioggia e
vento, pozzanghere nere, biografie impossibili.
Ho dentro miriadi d’occhi, che hanno trasformato
la mia anima pigra in un apologo di sentimento.
Ho svaligiato sorrisi e trasportato ombre; la neve
ha fermato i miei passi, ho guardato le mie scarpe
ingombre d’acqua marrone. Ho potuto così salvare
quello che restava, fumando nero e badando a quello
che davvero contava. Mia moglie ha occhi castani e
capelli neri; l’ho conosciuta a un ballo.
La amo oggi, come ieri.

***

Con questi occhi ti ho messo al mondo,
con gli stessi occhi arrampico, freddo, il
mio personale tramonto. Ma non ho fretta
di arrivare là dove i bicchieri si rompono
nell’ultimo brindisi, il passo è lento.
Ho spento sigari al buio, cavalcato morbide
onde di spuma d’avorio, solleticato speranza
e, mobile, ho sempre aspettato che tu fiorissi,
figlio.
Nella preziosa attesa mi dicevo
che tutto era andato nel modo migliore,
nel modo che tua madre diceva.
Ho coltivato siepi e ho dato un nome ad
ogni arbusto. Non parlando dei sentimenti,
ho dato ragione al mio cuore.
Se guardi le tue mani vedi le mie.

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