Rosa Salvia su un libro di Daniela Attanasio

Daniela Attanasio, DI QUESTO MONDO, Nino Aragno Editore, 2013
di Rosa Salvia

daniela_fotoLa poesia di Daniela Attanasio è l’al di qua dei linguaggi della storia, ma anche l’emblematica di quella feroce fugacità del tutto che tutto abbandona.
In questa raccolta composita, ricca di meditazioni attive, di stimoli esterni capaci
di destare impulsi interiori che infondano un’ispirazione, i versi vivono gli uni
accanto agli altri, e al contempo paiono separati: una serie di riflettori costruiti
per guardare il mondo dal suo interno, puntati su “schermi” sui quali scorre il loro succedersi.
Forte di tale consapevolezza, l’Attanasio raramente si abbandona ad un descrivere puramente estetico; anima la sua poesia di momenti contingenti, di voci transitorie:

Ci sono voci che cadono a terra come cortecce d’ombra –
mi dico: pensaci bene prima di raccoglierle
prima che si attacchino al suono
e il suono si confonda nella pastosità delle labbra

memorizza la realtà e la sua frazione fluorescente –
c’è più gusto a guardare la via farinosa delle stelle
la scossa delle lucciole sul campo…

(pag. 11)

Tutte ispirate al tempo che incastona i luoghi della memoria e del vissuto le poesie
di Daniela Attanasio, come specchi bizantini, restituiscono al lettore figure in apparenza inafferrabili, circuiti strani e suggestivi, immagini lievemente più evanescenti rispetto a quelle della precedente raccolta All’isola, ma forse intenzionalmente.

Allo stesso tempo, e con la stessa intensità, la poetessa ci mostra un mondo disincantato, diviso e, in questa sua frammentazione ne focalizza l’immagine veritiera attraverso una luce ricorrente che illumina i versi di nero inchiostro. Una luce che segue come via d’uscita, unica via di salvezza.
È il filo conduttore che insegue per perdersi nel labirinto mentale che l’uomo o il poeta s’inventano per comprendere meglio il loro tempo.

Diviso in due parti e in una miriade di capitoli, questo articolato poemetto è una dimostrazione di come sia ancora possibile intonare e orchestrare il mondo, di come ogni aspetto della realtà possa rivivere con struggente esattezza in un suo proprio ritmo e con una sua particolare verità timbrica.
L’Attanasio fa della “poesia” “un luogo” di “argomentazioni” o “contenuti” od “emozioni” in quella diade dialettica di pensiero e sentimento.
Il pensiero è una freccia, il sentimento è un cerchio, ci ricorda la poetessa russa Marina Cvetaeva.
E nelle poesie di Daniela Attanasio il pensiero profondo e genuino corre dritto al bersaglio mentre il sentimento è rotondo, si ramifica, si allarga, si riscalda lungo
infinite traiettorie.

Personalmente ho sempre creduto che niente, nella storia dei generi letterari, abbia mai davvero fine, che nessuna possibilità di scrittura possa mai dirsi definitivamente esaurita. Bisogna, è vero, scoprire o riscoprire una serie infinitamente mutevole di accenti, adeguare di continuo la pronuncia a una realtà che, a sua volta, muta o perde parola; e la ricerca è difficile, lunga, richiede tanta più umiltà, pazienza, lentezza quanto più, dall’esterno, sembrano imporsi formule semplicistiche o perentorie.
E Daniela Attanasio si muove proprio in tale direzione, riuscendo a legare in un unico fascio di energia espressiva modi antichi e modi nuovi, cadenze di remota classicità e movimenti di moderna sottigliezza analitica, precisione di contorni e meno lineari stratificazioni materiche.
Vorrei aggiungere a tal proposito che la tecnica di scrittura di Daniela Attanasio mi richiama quella della poetessa e pittrice Gabriella Drudi. Per entrambe occorre che il linguaggio frulli la sintassi e la ricomponga. Per entrambe la poesia è come una sorta di collage, ma non casuale, perché i nessi evidenziati sono ricostituiti secondo modalità che innescano spaesamento e ferrea consequenzialità insieme. Tutto al fine di costringere il lettore ad una ripetuta messa a fuoco, stasi e ripartenza, continuamente innescata e che mai giunge a risoluzione.

Di questo mondo non ha traguardi metafisici da raggiungere né religioni, se pure laiche,
da proporre: il suo senso coincide unicamente con il suo farsi, con il suo esistere, con il suo consumarsi. L’identità fra materia e immagine, fra vivere e aver vissuto, fra esperienza e scrittura è così totale da comunicare a chi legge un senso di intensa compartecipazione.

Continuo con la trascrizione di un componimento che rientra nel nucleo delle Voci transitorie in cui si rileva subito come il linguaggio poetico sia assolutamente espressione del contenuto: non il verso piano e semplice, ma la parola secca, la frase concisa, dal momento che la sintassi si piega ai movimenti del pensiero. La poetessa rimane saldamente legata alla terra e la natura doppia dell’uomo la porta ad un lucido e pacato agnosticismo.

To wonder at the unfailing stars
Dylan Thomas
(terra)

(terra)

noi siamo individui integri e guasti
abbiamo una chiave doppia da girare nella serratura
e se anche l’ingombro delle cose che pesano ci consuma
bramiamo la terra e quello che c’è dentro
guardiamo stupiti le immancabili stelle
e non cerchiamo risposte alla quadratura del cerchio

(pag.14)

Sotto la voce Dialoghi e interferenze leggo, fra gli altri, un componimento dedicato ai bambini che mi ha molto colpito, in cui la riflessione sposa una sottile tenerezza appena percettibile che non lascia alcuno spazio alla retorica:

Bisognerebbe parlare molto con i bambini
e dire loro le cose come sono. Per esempio:
dire ai bambini di guardare in faccia la paura –
da subito come si fa con le favole o con la fantasia
le cose invisibili messe ai lati del letto

(bisognerebbe però togliere alla paura il nero del lutto
e il rosso feroce della guerra:
arretrare un po’
verso misure piccole, tempi brevi).

( pag. 45)

Il capitolo Una nuova moda di abitare le stanze comprende diversi componimenti in cui appare quasi perentorio un inatteso richiamo della natura. Imparare l’arte di coltivare, e perfino rinascere pianta, questo adesso è il desiderio della poetessa, scrive Paolo Di Paolo nella nota che accompagna il testo. Così come la nudità della terra, il suo linguaggio puro, scabro, senza parole, senza scampo.

E se paesani
 zoppicanti sono questi versi…
Amelia Rosselli

8

Sto qui a guardare il campo che si allunga verso l’uliveto e
scende come un rullo-pergamena superando la tastiera
del computer. Sull’orlo dello schermo convergono tre o
quattro parole come scheggia, dente di selce, zeppa. Sono
le pietre di un muretto di contenimento tagliate da dita
contadine, grasse come sigari spenti.
Vorrei imparare l’arte di coltivare la terra, il silenzio
dei campi, la solitudine del legno accatastato sotto la
tettoia e poi, annusando l’odore del fieno, vorrei scrivere
in una lingua nuova per cambiare vita – parole dozzinali o
sfarzose da sbozzare nelle zolle, da modellare con l’umi-
dità del vento.

(pag.58)

9

Da questo casale non sento il mare, non vivo più nella sua
magniloquenza come al tempo delle cose passate. Seduta
su un gradino di marmo guardo in faccia la natura, cerco
di leggerla su una tavola di legno stagionato nel vino. Ma
se improvvisamente nell’orecchio sibila un soffio d’erba,
basta un respiro per farmi tornare il sale alle narici e rina-
scere in una pianta di terra.

(pag. 59)

In conclusione riporto altre poesie di raffinata grazia e spessore senza ulteriori commenti per lasciare più ampio respiro ai versi..

Da: L’arte del possibile

3

Mia madre aspetta la morte
e per nascondersi al rumore della sordità
e appoggiare le labbra al gusto della paura
la chiama ‘una signora’. Lo dice dentro
l’intralcio della dentiera, tirando la bocca
in un sorriso di ebetudine.
Poi torna alla sua assenza, una veglia vuota
tra la sigaretta accesa e un portacenere
di fumo spento.

A volte, per non tornare indietro e scendere
un altro gradino, ricorda un nome
come un impulso di luce.

(pag. 67)

Da: Una livida pace

XI

Una pace livida, non diversa dalla tua memoria, sta sospesa
sul mare tenendoti legato a quelle immagini ormai così
familiari
da non farti provare né tristezza né rimpianti

poi un silenzio di onde lontane è caduto sulla tua fronte –
non lo senti il loro raschio minerale però lo ricordi
negli anni, sempre uguale, monotono,
prima acerbo ora influente come una nenia
che rincorre il tempo negandolo.

(pag. 97)

Da: Siracusa

XI

Stringi gli occhi e dentro gli occhi
vedi le palpebre viola tante volte baciate
per imporre con la cura del bacio
un sigillo di pace

(pag. 111)

Il racconto del marito

I

Di notte scivola fra materasso e sonno
si arrotola su un fianco
stringe le palpebre come per un dolore
e dietro gli occhi la cerca.

Prima che se ne andasse, quando ancora riusciva a parlare
in un sussurro gli ha detto: – tutte le sere, dal letto
chiamami con la malattia della tua voce,
fammi rientrare…

(pag. 117)

II

Il mare greco si gonfiava di schiuma, il pergolato d’uva maturava
al sole

era seduta in un angolo d’ombra dentro un kimono lucido di seta
e con l’indolenza di una sonnambula
alzando il viso liberava gli occhi dal buio dei capelli

tutt’ intorno il silenzio della mattina prima che lo strepitoso vociare
della torma estiva irrompesse con le sue corna d’ariete

versando il caffè nelle tazzine il kimono si piegava, si rialzava
usciva e rientrava in un largo di sole

sul mare il taglio spumoso di un traghetto andava e tornava

(pag. 118)

III

Di notte, arrotolato su un fianco, dentro la stanza senza
più colori
non vede le scene memorabili del loro amore
vede il mare greco, le mani tenere e dure che sfogliano
il giornale
il chimono fluttuante dalle spalle ai piedi

poi vede la sua faccia capovolta nell’obiettivo della
nikon, cercare ispirazione dalla luce
e la bocca di lei che sorridendo
dice: – a cosa serve una foto? Ti basteranno gli occhi
per ricordare.

(pag. 119)

Annunci

12 thoughts on “Rosa Salvia su un libro di Daniela Attanasio

  1. Per un errore di trascrizione, può accadere, non è stato riportato in maniera corretta il componimento “terra”.
    Lo riporto di seguito:

    (terra)

    noi siamo individui integri e guasti
    abbiamo una chiave doppia da girare nella serratura
    e se anche l’ingombro delle cose che pesano ci consuma
    bramiamo la terra e quello che c’è dentro
    guardiamo stupiti le immancabili stelle
    e non cerchiamo risposte alla quadratura del cerchio

    (pag,14)

    Ad ogni modo Sebastiano Aglieco non c’entra nulla, è stata una mia svista. Chiedo venia. Rosa Salvia

    Mi piace

  2. giustamente l’occhio del poeta tiene alla sua forma!:-)

    molto apprezzata questa lettura, i riferimenti alla poetica di alcuni grandi pilastri della storia della poesia, ho gustato la raffinata grazia, e il connubio tra pensiero e sentimento che fanno della poesia una delle più alte forme di espressione, perchè è proprio nella ricerca di determinate immagini che avviene il miracolo, la trasposizione, la catarsi.

    apprezzo la concisione, la forza, l’abbraccio
    poesia = sapienza, quando insegna la paura
    a partire dalle favole
    quando avvicina la sensibilità alla frustrazione,
    quando mi regala frasi che esplodono come
    scosse di lucciole in un campo notturno.

    Mi piace

  3. Grazie Sebastiano, e scusami ancora. Sai meglio di me che noi insegnanti siamo un po’ perfezionisti. Deformazione professionale. Giustamente l’occhio del poeta tiene alla sua forma, scrive Carla Bariffi e quando la poesia riesce a conciliare armonicamente le voci del pensiero e del sentimento raggiunge uno dei suoi obiettivi più importanti.

    Mi piace

  4. Ho avuto modo di leggere un assaggio della poesia di Daniela Attanasio nell’ultima proposta di Einaudi, Poeti italiani, volume che, a dispetto delle polemiche suscitate, ha, credo, il merito di proporre voci davvero alte della poesia italiana a noi contemporanea. Il bellissimo intervento di Rosa Salvia conferma la validità della proposta ed invoglia ad approfondire la conoscenza di un’autrice come Attanasio. Grazie di cuore.

    Mi piace

  5. Mi fa piacere, amici poeti, sentire che questa proposta di lettura abbia suscitato il vostro interesse. Si, come scrive Antonio, il volume edito da Einaudi ha suscitato molte polemiche. Si diceva qui a Roma, in una serata di lettura, che trattandosi di poesia femminile non sono state inserite nel volume altre poetesse di altissimo spessore come Cristina Campo ad es. Ad ogni modo, al di là delle dimenticanze, val la pena di leggere. Grazie a voi tutti per la vostra attenzione, Rosa

    Mi piace

  6. Giovanna Rosadini nella sua introduzione al volume einaudiano spiega i criteri della scelta e si mostra ben consapevole delle esclusioni fatte a malincuore, eppure necessarie; la stessa sorte toccò al precedente volume dedicato ai “poeti dialettali” e curato da Franco Loi. Ribadisco che, a mio parere, si tratta di una traccia da seguire e chi ama la poesia va a cercarsi i libri anche delle “escluse”: sono sicuro che in questo spazio di lettura condivisa parleremo in futuro dei libri sia di chi c’è in “Poeti italiani 6”, sia di chi non c’è.

    Mi piace

  7. anche questa lettura conferma tutto il bene di questa esperienza: presentazione senza fronzoli e chiara, discreta come deve essere qualcosa che assomiglia alla finestra: lasciare trasparire il libro, fare venire voglia di guardarlo camminare, leggerlo. Ed è successo anche qui. Grazie.

    Mi piace

  8. Potrebbe sembrare una eresia, ma io dico che gli spazi in rete che testimoniano in assoluta libertà la scrittura poetica, suppliscono da tempo alle mancanze (più o meno consapevoli) delle operazioni editoriali dei grandi e medi editori. Si sa che, salvaguardato il fascino del prestigio (a chi non piacerebbe pubblicare con mondadori), la qualità della poesia è rintracciabile qua e là, e non sempre e necessariamente presso i grandi editori. Detto questo, io sono convinto che qualche nome da quell’antologia al femminile andava sicuramente cassato; non è possibile sostenere delle esclusioni importanti pubblicando poi voci di poeti che devono ancora maturare o che sono all’opera prima, tra l’altro seguita da anni di silenzio. Insomma, qualche criterio non guasterebbe in queste operazioni, anche perchè il loro valore, a mio avviso, dovrebbe essere riassuntivo e non quello di redigere canoni. Ma spero di non innestare polemiche.

    Mi piace

  9. Un grazie di cuore anche a Corrado e Sebastiano. Certo è pur vero quanto dice Sebastiano a proposito dell’antologia edita da Einaudi. Capita di trovarvi autrici di notevole spessore e magari altre decisamente ancora in fieri. Vai a capire i perversi meccanismi editoriali…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...