Franco Berton, Il tempio dello spirito

Adriana Gloria Marigo
Franco Berton, IL TEMPIO DELLO SPIRITO, Immaginario sonoro 2013

Copertina_Il tempio dello spiritoRecentemente, mentre leggevo IL TEMPIO DELLO SPIRITO di Franco Berton, edizioni IMMAGINARIO SONORO, 2013 cercando di entrare il più possibile entro la materia della poesia che il poeta ci presenta pervasa del sacro nella quotidiana distribuzione dell’agire in un tempo storico non ben precisato ma che lascia intendere un percorso attraverso i secoli mantenendo anche nel presente una vaga arcaicità, avvertendo la stretta unione della parola, del verso con il tema complesso del libro, mi circondava una domanda e, come in soccorso, ho incontrato la riflessione che poneva lo stesso interrogativo: “Il nostro Spirito si rende o si arrende alla parola?” (Leopoldo Costabile) trovandovi la risposta a una delle possibili letture dell’opera.

Il titolo della raccolta, che si presenta come un prosimetro entro il quale insiste un ritmo finissimo fatto di consonanze, equilibri tra parole d’uso comune e altre desuete, frammentazioni di certi termini da ricordare il passo incespicato o la lallazione, fa sapere da subito che siamo davanti a uno scenario in cui insiste la presenza e del sacro e del divino: “Il tempio” è il luogo contemporaneamente fisico e metafisico in cui lo “spirito” può manifestarsi nella sua pienezza, pervadere ogni cosa della sua materia sottile senza principio né fine, sovratemporale. Il tempio che il poeta nomina è il valore simbolico sia del luogo sacro, sia dell’essere umano, sia della parola e quest’ultima in quanto “logos” nella sua estensione sia al dire sia all’udire. E’ in questo ricettacolo che lo spirito si rende e si arrende alla parola, investendola del soffio sacro che le imprime ragione d’essere, causa, racconto.

Oltre la soglia del titolo il libro si presenta di tre sezioni che risolvono la visione dell’insieme come una trilogia o una suite in cui alle parole si susseguono i disegni del poeta – Paulus, Il tempio dello spirito, Gli uomini grigi –, il quale lega le diverse vicende, la temporalità e i luoghi differenti con lo stesso connotato che – dalla solitudine devozionale e compassionevole di un monaco deforme invocante come in una  apertura di poema epico “Concedi, Signore, che io sia fiore con radici nella terra,/ cosicché possa cogliere l’errore e scriverTi con umiltà./, alla vita solitaria di abnegazione, disciplina, cura di un bibliotecario che può dire “Non credevo, Signore, di poterTi toccare./, fino agli “uomini grigi” per minorazione fisica e destinati alla tenacia poiché “Il nostro canto è così intenso che Dio ci ascolta/ e non ci lascia soli” –  consiste nell’uso eccellente del termine raffinato, spesso colto, testimonianza di studio appassionato di differenti saperi, consapevole che la parola è sempre epifenomeno e nel senso che  trascina con sé rivela un bene messo in comune, affinché venga condiviso.

In virtù di questa numinosità che la parola porta in sé e consegna a chi la pronuncia e l’ascolta, Berton ci offre il suono e il senso altissimo dell’invocazione aramaica “Maran Atà”, così che noi possiamo dire con Emil Brunner: “La più grande tragedia dell’uomo è la disperazione, cioè la situazione di chi non ha più speranze. Si è nella disperazione quando manca la certezza del “Dio che viene”.

 ***

da Paulus

“ Concedi, Signore, che io sia fiore con radici nella terra,
cosicché posa cogliere l’errore e scriverTi con umiltà.”
Un lampo azzurrino frustò neri cavalli di nubi,
fra bagliori offuscati e lontani,
come di forge e fucine nella notte.

“Illuminami come corolla sul Tuo altare,
così che la mia mano non tremi
e il mio occhio abbacinato dai lumi non mi appartenga,
mentre vergo il Tuo volto.”
Il cielo iniziò a picchiare con nocche di grandine
l’erto sentiero e il monaco,
che non accennava a proteggersi
nemmeno quando i chicchi colpivano la testa.

“Dammi visioni mentre incespico e cado
cosicché animato dal fervore possa rispondere
quando mi chiami.”

*

Stendeva il leukòs, il bianco di piombo,
dopo averlo stemperato nel palmo, come da tradizione,
e provava la pennellata sull’avambraccio.
La densità era giusta e le setole posavano docili il colore
come folate di vento su vela del mare.
La tavola di cipresso frusciava leggera sotto il pennello
e la Sacra Immagine appena graffiata sostava
sotto la prima stesura di bianco in attesa di svelarsi.

da Il tempio dello spirito

“Dio alita, espira, ingravida di vento la terra,
e la terra s’ingravida gioiosa del vento di Dio”
continuò fra sé il Don.

*

“Mia corazza, mio scudo e mio bordone”
vergò il Don sul coperchio di resina e ripensò
a quanto fosse stato un prete anomalo eppur fedele,
come certi campanili del Polesine
che si piegano e si torcono sul baricentro
a causa della mollezza del terreno
e, tuttavia, puntano con le cuspidi in cielo.
Pensò anche al sacrificio di Abramo
e si riconobbe in Isacco
che porta fiducioso il fardello pesante del suo stesso rogo.

Da Gli uomini grigi

Ai primi lampi avevano abbandonato il lavoro,
si erano accoccolati stretti,
i palmi sugli orecchi, gli occhi sulle ginocchia,
oscillando e tremando come fossero un corpo solo,
prima cincischiando leggeri, poi mormorando,
infine salmodiando all’unisono:

*

“Il nostro canto è così intenso che Dio ci ascolta
e non ci lascia soli.”

“Tu ci hai affidato la Tua parola:
Gridatela così forte che non muoia! ci hai detto,
e noi la canteremo, Signore, così che faccia fiorire i deserti.”

***

Nota biobibliografica di Franco Berton
Scrive fin dall’adolescenza, ma solo durante gli studi classici all’Università di Padova forgia una sua poetica originale alla luce della Fenomenologia dell’Arte di Carlo Diano. È autore di raccolte di poesie, racconti e brani per reading. È lettore di pagine proprie e altrui in vari contesti (scuole, biblioteche, chiese e siti monumentali). Da oltre un decennio partecipa come lettore ai Reading Canoviani della Gipsoteca di Possagno (TV). Cura la presentazione di pittori e narratori. E percorre tratti del suo viaggio creativo con il centro di ricerca artistica Immaginario Sonoro.
Considera la difesa e la promozione del pensiero creativo e critico un imperativo categorico.
Oggi concepisce i suoi testi per la lettura a voce alta: testi densi di interrogativi e impegnativi nell’ascolto, spesso provocatori. Le parole ci chiamano con durezza a riflettere sull’esistenza, non ammettono distrazioni e lasciano spesso la bocca amara della disillusione

Pubblicazioni
“Il Tempio dello Spirito” – CD audio: lettura polifonica e musiche,
edizione Immaginario Sonoro (in via di pubblicazione)

“Il Tempio dello Spirito” (2013) – trilogia: Paulus, Il Tempio dello Spirito,
Gli uomini grigi, edizioni Immaginario Sonoro. Il libro »

“Amor che in Cerchio Gira” (2010) – opera poetica ideata per la recitazione
alla Tomba Monumentale Brion di Carlo Scarpa (San Vito di Altivole, TV)

“Kel-brunna – Sorgente di Valle Oscura” (2008) – raccolta di racconti brevi

“I Piedi del Cielo – Viaggio di un Contemporaneo fra le Leggende della Sua Terra”
(1993) – raccolta di racconti

“Fra Terra e Cielo” (1982) – raccolta di poesie, riproposta in lingua inglese
dalla Charles Sturt University, Riverina, Wagga Wagga, Australia (1995)

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2 Replies to “Franco Berton, Il tempio dello spirito”

  1. La proposta è molto interessante; trovo del tutto attuale l’interrogativo circa il rapporto tra chi scrive e la parola e la figura del monaco è davvero suggestiva, che si sia credenti o meno. Scorgo nel libro proposto molti spunti di riflessione sia esistenziale che relativamente alla poesia.

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