Alessandro Catà: lo stupore della parola in me nasce da lontano

Alessandro Catà, CONTINENTI PERSI, Moretti e Vitali 2013

POESIA-Catà2A voler isolare alcuni versi brevi dell’ultimo libro di Alessandro Catà, risulta evidente il ruolo speculativo dello sguardo, lente focale puntata verso “immagini” provvisoriamente statiche.
Così Catà ne scruta storia e destino, come a preferire uno stato della materia sospeso in un suo punto privilegiato di quiete in cui gli “oggetti” vengono anatomizzati dal pennello di un artista, o di un fotografo, o dall’indagine esemplare di uno sguardo razionale.
Nel primo caso la storia della materia sembra coincidere con il suo disfacimento, una sua aberrazione naturale percepita intuitivamente, nell’istante stesso del suo rivelarsi: “Mattino presto. Atelier/luminoso – l’aria /strappata da un artiglio /macchiata/dalla malattia dell’occhio.”
Nel secondo, lo sguardo ci parla a partire “dal carbonio”, e cioè da una condizione destinale, del suo doversi mostrare in forme indagabili a partire da leggi naturali, da condizioni imprescindibili.
Catà identifica l’origine di questa propensione a guardare/conoscere, in uno stato aurorale dell’infanzia, “lo stupore della parola in me nasce da lontano”, quando “le parole, indipendentemente dal loro contenuto, coincidevano (…) con la luce di (…) pomeriggi che andavano verso l’estate”, cogliendo così l’immediatezza di una prima supposizione indistinta, di un primo desiderio ad essere, per poi giungere alla conclusione del viaggio periglioso – di questo cammino è fatto, insomma, il destino della poesia nella parola -.
La parola poetica, dunque, si porta dietro di sé il desiderio di una verità, l’umana conquista delle innumerevoli immagini della vita: volti, ricordi, osservazioni, speculazioni intorno al divenire e allo scomparire, tra mito e allegoria – la realtà conchiusa nell’immagine – e storia – la realtà conchiusa nella vanità del viaggio -.
Questa nuova prova di Catà conferma la vitalità di una poesia che, a partire dalle prove sintetiche di “Blocco Riassunto”, si è poi via via distesa in un dire drammaticamente sospeso tra lucidità e abbandono, verso le motivazioni più misteriose della voce.
Sebastiano Aglieco

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