Va pensiero

Mi è capitato, ieri sera, di vedere in tv una rappresentazione del Nabucco del 2011, diretta da Muti, a Roma. Al Va pensiero, il pubblico chiede di replicare. Muti si gira verso sala e dice che concederà il bis per una ragione: i tagli alla cultura veramente riduranno l’Italia a una Patria bella e perduta. Chiede al pubblico di cantare all’unisono, insieme al coro. Tutti cantano, signori e signore imbellettate e gente comune; i coristi piangono e anche io piango. E penso a cos’era, cosa doveva essere veramente l’opera ai tempi di Verdi; ma anche prima e un po’ dopo. E qual è il peso culturale e spirituale di questo Va pensiero per gli Italiani, malgrado gli scempi della modernità, la musicaccia e l’arte che divide piuttosto che farci sentire un coro, all’unisono.

Dunque, per celebrare a modo mio il giorno della nascita di uno dei nostri massimi musicisti, vi ripropongo un pezzo che avevo scritto in occasione dei famosi tagli di qualche anno fa, quando i coristi e l’orchestra del teatro alla Scala di Milano scesero in piazza per cantare, appunto, Va pensiero, con un effetto di spaesamento storico raramente avvertito prima: perché veramente sembrava di camminare per le strade di una Milano d’altri tempi, fatta di uomini che invocavano un unico popolo, un’unica terra, un’unica unità di animi e di affetti.

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