Finita la manutenzione

2012-10-23 10.17.41L’aggiornamento del blog è terminato, direi. Ho optato per un modello di wordpress in cui si vedono le anteprime degli articoli –  tra l’altro parecchio utilizzato da altri blogger, mi sembra –  Ho sostituito quasi tutte le immagini dei post con fotografie dei poeti, utilizzando un’ombra quando non è stato possibile reperirne alcuna, anche in rete. Stile, questo delle immagini, inaugurato da POESIA, e che fece la fortuna di questa rivista. Ma è anche una scelta concreta del voler legare le parole a chi le ha scritte – non ho mai creduto totalmente, e neanche fortemente, all’affossamento di “io” – . Il colore dello sfondo potrà ancora cambiare –  infatti mi sono riservato la possibilità di giocare con l’aspetto “umorale”, imprescindibile, a mio avviso, per chi si occupi di “arte”. Troverete anche, tra le pagine, una dedicata ai “segni”, scarabocchi che eseguo sul tablet. Ciascuno di essi fungerà da immagine per i post via via pubblicati e ne accompagnerà, assai simbolicamente, le parole. In basso, le copertine dei miei libri più significativi e un’anteprima. Non avendo mai conosciuto, questo blog, pur sapendo della stima che gode, orde di visitatori assetati di commenti, e neanche salottieri che si accasano, come avviene per qualche altro spazio –  ma si sa che l’ospite, a lungo andare, puzza! –  mi piacerebbe poter nominare i lettori più assidui, ringraziandoli in un apposito elenco. Chi volesse, dunque, segnalarsi come lettore affezionato di questo blog, me lo scriva.

Sebastiano Aglieco 

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8 thoughts on “Finita la manutenzione

  1. Vi sono persone che per il loro grado di verità, di visione del mondo e, non ultimo, del rispetto per il pensiero, hanno un bisogno più pressante di altre del confronto e della verifica. Sebastiano Aglieco è una di questa persone, un appassionato amante della parola e del suo significato, del suo senso ultimo. Per questo io, a nome mio, ma sono sicuro di molti di Voi, lo ringrazio per il suo ascolto e per il suo lavoro sempre attento. Ecco perché definisco il suo impegno nel blog Compitu Re Vivi come “necessario”.
    Un caro saluto
    Maurizio Gramegna

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  2. Caro Maurizio, grazie. E il grazie viene in un momento in cui mi è difficile continuare a stare in questo spazio, in queste cose. Ne parleremo, forse, non so. Ciò che sento, comunque, e che mi pesa, è la certezza di un lavoro intellettuale svolto a costo zero, a servizio degli autori e delle case editrici che lo danno quasi per scontato. Non esiste neanche un riconoscimento valoriale, la capacità di fare differenza tra sensibilità, culture, spirito di abnegazione… a volte arriva anche qualche insulto, che stupisce ancora di più se regalato da persone che neanche conosci. Bisognerà ripensare a tutto questo impegno, al valore reale del parlare di un libro, a quanto serve, a chi serve. Se restringere definitivamente il campo, creare piccole comunità, lasciare fuori le scritture che ormai ci dicono poco, dare qualche calcio…Limitarsi a parlare dei libri in rivista, mettendo l’autore nella condizione, assai salutare, di aspettare con calma. Di recalcitrare. Di imparare il valore di un grazie. Non so … Il divario che ormai avverto tra cultura e sensibilità, è inaccettabile. Un abbraccio. Sebastiano

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  3. Carissimo Sebastiano,
    ho voluto prendermi un po’ di tempo di riflessione prima di scrivere questo commento; ho avuto modo di constatare che riflessioni simili alla tua (con una lieve venatura di amarezza anche in esse e concernenti non soltanto la poesia) sono apparse anche in CARTESENSIBILI, in BLANC DE TA NUQUE e in REBSTEIN (sempre molto acuti e condivisibili, in particolare, gli interventi di Fernanda Ferraresso la quale, ben ricordo, già dall’estate scorsa ha toccato il tema in questo medesimo spazio, avviando con te una bellissima riflessione a due).
    Se può servire, dirò che capisco quanto da te scritto e, nello stesso tempo, apprezzo il tuo lavoro appassionato e totalmente rispettoso di persone e libri. Forse anche la poesia, la letteratura e le persone che scrivono stanno risentendo del clima diciamo triste, rassegnato e stizzoso che regna in Italia; di conseguenza c’è un disperato bisogno di spazi come COMPITU RE VIVI nel quale si esercita la civiltà dell’ascolto e dell’attenzione. Non m’importa un fico secco di fare la figura dell’ingenuo idealista o di un’Alice che crede di vivere nel paese delle meraviglie, ma occorrono a tutti noi che amiamo la scrittura poetica persone capaci di atti totalmente gratuiti e generosi qual è quello di comperare un libro, innamorarsene e volerlo condividere con altri. Non ignoro di certo che attorno alla scrittura ruota anche un mondo di interessi ideologici e, soprattutto, economici, ma non dobbiamo permettere che tutto questo soffochi il piacere impagabile di incontrare persone e libri e di volerne parlare.
    Grazie di tutto cuore, dunque, grazie a COMPITU RE VIVI e a tutti quegli altri spazi di libera, onesta, appassionata riflessione (posso citare di nuovo CARTESENSIBILI?)

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  4. Anch’io noto una certa amarezza nelle parole di Sebastiano e non posso certamente dargli torto. Oggi, in momenti così cupi in tutti i campi, è davvero difficile un confronto appassionato e sincero sulla scrittura . Tanti sono purtroppo i condizionamenti che siamo costretti a subire. Però a maggior ragione uno spazio come COMPITU RE VIVI diventa uno strumento culturale ancor più prezioso in cui rifugiarsi con onestà intellettuale e libertà di pensiero. Dunque Sebastiano continua, nonostante tutto, a dare a tutti noi il conforto delle tue letture e della tua poesia. Rosa Salvia

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  5. Caro Antonio e cara Rosa, Compitu re vivi andrà sicuramente avanti perchè l’istinto, fortissimo, è più forte di ogni ripensamento e di ogni scoramento. I vostri messaggi rassicurano e sono da stimolo. E per questo sicuramente grazie. Alcuni amici mi hanno scritto in privato, la maggior parte tace, e forse è questo il punto. Forse si manca di aggregazione vera, di protezione delle esperienze. Ma, certo, se i bloggers hanno il difetto, ma in certi casi è una necessità per motivi poetici e ideologici, di procedere in solitudine, o di procedere schierati, intorno a una stessa idea di poesia – o di amicizia – intorno a questa esperienza importante dei blog di poesia, i caporioni tacciono, gli arrivisti percorrono le loro stradine, gli autori si offendono se non li recensisci, oppure si rivolgono a spazi ritenuti più influenti, e qui dovrei fare il nome di qualche amico ma chiaramente non lo faccio. L’impegno si regge sulle spalle di singoli, perchè in questo paese martoriato culturalmente, politicamente e socialmente, il riconoscimento del lavoro non è contemplato. Certo, un punto ci accomuna tutti: ed è la questione a cui accennavo prima, cioè quella di un eterno apprendistato culturale da capolarato, dove la massima soddisfazione è veder pubblicato il proprio lavoro, e poi in realtà ti accorgi che stai svolgendo un lavoro che magari gli altri non vogliono fare, perchè tu sei bravo e soprattutto sei così disponibile, e dunque stai rendendo un servizio; senza dichiarazioni di differenze. Per chi frequenta facebook sa come sia sconfortante, e allarmante, il fatto che tutti facciano e si occupino di poesia, poesia è tutto, tutti sono poeti, guarda caso pochissimi scrivono di libri e neanche leggono ciò che utile e di interessante scrivono dei libri altrui. Una macedonia, un calderone, che annega la poesia buona, le esperienze che andrebbero monitorate e conservate, mentre ci ritroviamo a dover leggere di elenchi di “poeti” considerati tali in funzione dell’appartenenza a un’età: generazioni di poeti, di nuovi arrivati che spingono con le loro cosucce furbette copiate dai cosiddetti maestri. Dov’è la cultura poetica in questo paese? Appartiene solo ai resistenti? In realtà le iene appostate, sono lì che aspettano la morte della vecchia bestia per proclamare il loro potere. Con la complicità dei caporioni che, piuttosto che confrontarsi con i “fratelli”, fanno prima a mettersi a capo di bande di scolaretti. So che questo sfogo non porta a niente, che forse è anche una caduta di stile, anche perchè ho la stima di persone di fiducia, che mi hanno offerto anche lavori importanti, e questo dovrebbe bastare. Ma non è uno sfogo per me; è per ciò che viviamo, per l’indifferenza, questa vera, l’insensibilità, verso le esperienze di vita e di scrittura che contino veramente. Da questo punto di vista, sono ormai convinto che le recensioni servano a ben poco; sono soddisfazioni sacrosante e necessarie per il poeta, vanno fatte e rimangono la forma di restituzione più consona a un libro e ai suoi valori. Non servono alle case editrici, per motivi che sappiamo; eppure vanno scritte. Sono un gesto etico verso altre parole, non nostre, con le quali siamo costretti a confrontarci. Per il lavoro che la gente onesta fa qui, in questi spazi, editori, caporioni, gestori di spazi,. università, dovrebbero fare la fila a chiedere collaborazione, protezione, consulenza. Noi facciamo il lavoro sporco, a pochi interessa, anche perchè probabilmente, non ionteressa neanche agli stessi bloggers. Detto questo, si va avanti, il lavoro prosegue: la lettura è innanzitutto per noi, per la nostra vita, la nostra sete di bellezza e di onesta.

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  6. la differenza, non da poco, che noto tra il tuo ed altri spazi è il tono, pacato e sincero, dei tuoi interventi. Anche quando esprimono la delusione, che è inevitabile nei rapporti tra gli umani.
    Un caro saluto
    liliana

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  7. Un maestro non ti dice mai di no. E’ una frase controcorrente, in un’epoca in cui, diversamente, si invocano i no che aiutano a crescere, che limitano i danni del narcisismo giovanile. Ma qui uso questa espressione in un altro significato: un maestro non ti abbandona mai, ti sta sempre alle calcagna. Ti rimbrotta e ti ammonisce. Ti va a prendere per i capelli se ti cacci nei guai. Ti fa sentire che ti sta guardando. Anche nella distanza. Ti fa parlare e ti costringe a scrivere Ti specchia nello specchio del mondo. Ti fa sbattere la faccia e ti pulisce il sangue. Passeggia con te, sotto un portico, e non guarda l’orologio. Non pensa al tempo sprecato, ma al tempo che rimane.
    L’hai scritto tu Sebastiano per un piccolo lavoro che ho fatto tempo fa con un alunno. Ecco, io ho in mente questa immagine anche per descrivere te, il tuo lavoro di maestro ma anche quello di lettore. Per il quale non ci sarà mai gratitudine sufficiente. Ma che anche per te diventa un compito e un destino, al di là della consapevolezza amara delle cose che girano nella poesia italiana.
    un abbraccio corrado

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  8. Certo, caro Corrado; in fondo i libri sono come i bambini: e i bambini sono tutti diversi; hanno pieni e vuoti, hanno bisogno di conoscersi, di scoprire i loro difetti, gli eventuali splendori. E quindi bisogna dire pensando sempre a “svelare”, a inseguire, stare … questo lavoro, lo sai, lo fanno in pochi. Più urgente, per me, è lo specchio, piuttosto che il giudizio. E poi, come dici: compito e destino. E’ vero, l’ho scritto, ma forse solo adesso comincio a capirne il senso. Mi viene da pensare a un verso, sempre più urgente, sulle cose, quelle che valgono, che bisogna trattenere: “custodite le nostre verità”. A costo che ognuno custodisca le sue, ma che lo faccia, che non disperda. O forse custodire in una terra di dispersione, dove una forza più grande di noi salva solo ciò che è necessario salvare, il resto al vento, all’oblio, comprese le nostre parole. Sebastiano

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