Una mostra e un libro: Pierantonio Verga e Corrado Bagnoli

Villa Tittoni Traversi, Desio
Sabato 2 marzo, ore 17.30

verrà inaugurata la mostra di
Pierantonio Verga

Dallo sguardo al cielo
a cura di Stefano Crespi

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La mostra resterà aperta
dal 2 al 24 marzo 2013
con i seguenti orari:
Giovedì – Venerdì, dalle 16.30 alle 19.00
Domenica – Sabato dalle 10.30 alle 12.30
e dalle 16.30 alle 19.00

Durante l’apertura della mostra, venerdì 15 marzo 2013 ore 21.00
verrà presentato il volume di poesia di

Corrado Bagnoli
Casa di vetro (La Vita Felice 2012)

che ripercorre la vicenda umana e artistica di Pierantonio Verga.

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Con l’autore interverranno

Stefano Crespi
e
Sebastiano Aglieco.

***

Dalla presentazione di Stefano Crespi alla mostra Dallo sguardo al cielo

…Diverse sono state le circostanze in cui ho accompagnato una sua esposizione. Provo ora un senso di smarrimento davanti all’insieme, all’intensità di un vissuto umano, espressivo: cataloghi, testi, frammenti di scrittura, qualche rara intervista, edizioni poetiche accompagnate da un disegno, da un’incisione, perfino quei segni d’augurio che pervenivano lungo gli anni.
Un orizzonte tematico sconfinato dallo sguardo al cielo, tra le tracce della terra e l’evento senza fine. Richiamo l’espressione di Alberto Savinio, per il quale c’è un destino nei nomi: il nome di Pierantonio Verga suggerisce un <vergare> rustico e raffinato, monastico e avventuroso.
Ogni momento di riflessione ha una sua unicità. Ciò che maggiormente mi sembra di ribadire in questa occasione è quel fondo segreto, oscuro dell’esistenza rispetto alla scena caduca dei linguaggi…
Certamente si avverte in questo artista una consapevolezza, una lettura della contemporaneità, un’esperienza nutrita di conoscenze dirette, di intuizioni. C’è poi il congedo in una singolarità, nel tratto di una poetica che rivela il mondo epifanico del silenzio, della memoria, del tempo, dell’altrove imperscrutabile.
[…]
Cade ora l’opportunità di un libro poetico dedicato alla figura e al cammino artistico di Pierantonio Verga: Casa di vetro di Corrado Bagnoli per le edizioni La vita Felice di Milano. Ora, Casa di vetro, la vita in versi su un pittore, rappresenta in qualche misura una rarità.
L’esempio di questo libro su Pierantonio Verga è la poesia che prolunga il fascino dei quadri: la formula Ut pictura poesis sta a indicare, in un atto solo, e reciprocamente, la risonanza della parola, della poesia nello spazio di sensi, luce, avventura dell’immagine. Si coniugano visibile e invisibile, spazio e tempo. La poesia diviene il ritmo, la frontiera simbolica di un vissuto, di una segretezza.
In questi versi possiamo ritrovare tracce del ritratto (umano, psicologico, creativo) di Pierantonio Verga. A cominciare dalla suggestiva espressione: <un nome e un paese> che è la frase destinale di un luogo. Qui si dispiega l’infanzia, l’adolescenza. C’è la figura del padre, la figura toccante della madre, la pena del tempo, lo sguardo che diventa preghiera. La bicicletta, il pallone, la predisposizione a dipingere: nel gioco del pallone, dove Pierantonio si colloca nella posizione di portiere, c’è la linea della porta che si può già intendere come un <confine del mondo>. Sono giorni uguali ai giorni, ore uguali alle ore che pure si aprono al cielo chiuso fra i tetti alla finestra dell’altrove.
Occasione significativa è l’arrivo a Milano nello studio dell’importante architetto Mario Bacciocchi (parente della madre). Un’apertura alla dimensione dell’arte, della decorazione, della visione dei quadri, della conoscenza diretta di tutta una generazione di artisti che via via passavano dall’architetto.
Poi, accompagnato dall’architetto, l’incontro e la collaborazione con Lucio Fontana. Sarà questo l’incontro fondativo, come si avrà modo di ribadire. C’è un <tremor>, si fa viva l’intuizione che l’arte è un accadimento nel mondo e non in una sintassi compositiva.
[…]
Qui si compone il momento della pittura di Verga che si coniuga in un proprio svolgimento di temi, di titoli, di relazioni, di intermittenze. In un’occasione mi è sembrato davvero originale, con un accento di paradosso, di verità profonda, un suo pensiero nell’esprimere ammirazione per due nomi come Lucio Fontana e Romano Guardini: nomi apparentemente antitetici nelle categorie culturali. Fontana è la spazialità, Guardini è l’espressione del cuore. Romano Guardini (filosofo di cultura tedesca, di origine italiana) è stato nel Novecento una presenza singolare dell’esistenzialismo spiritualista (dalle pagine per i Salmi, a Dante, a Pascal, a Rilke, a note di diario, al tema sulla malinconia). Nelle pagine sulla malinconia parla di un “angolo” dove ascoltare le voci del mondo.
Lo spazio e il cuore possono tradursi in pittura nei temi dello sguardo e dei cieli. Lo sguardo (rispetto al “vedere”) custodisce in pittura e in poesia l’estensione temporale dell’interiorità, del passato e dell’attesa, di ciò che è amato e anche sofferto.
Proprio sullo sguardo ritrovo ora (in un’intervista del 2011 a cura di Alessia Barzaghi) un pensiero di Pierantonio Verga così significativo anche per un tocco umano. Riporto la citazione:<Proprio questo è il compito dello sguardo. Il mio sforzo quando dipingo è di rappresentare delle malinconie che non sono solo mie, ma comuni. Trovo molto interessante per esempio parlare con le persone anziane. Sapere delle cose, sentire degli echi. Si impara molto da loro, perché l’amore non è più grande all’inizio, ma quando corre verso la fine. È dentro a questo sguardo che si coglie la profondità dell’uomo, uno sguardo che è parallelamente essere guardati dallo stupore che ci circonda, il cielo, l’infinito>.
I cieli sono una costante nella pittura di Verga, sia pure in una variazione formale. C’è l’indicazione di un catalogo che ha come titolo Cieli. Il cielo è una sorta di ultima ratio del presente, del transeunte, dell’evocazione, dello “sguardo”, di un colore, della lontananza, dell’atto stesso di una forma.
I cieli sono dimenticati dal moderno. Nicolas de Staël (che si tolse la vita ad Antibes all’età di 41 anni) scriveva in una lettera dei cieli perduti, dei cieli immensi.
Tra lo spazio e il cuore, tra lo sguardo e il cielo, ritroviamo l’attraversamento, il viaggio della pittura di Verga. Il senso di un viaggio, la metafora del tempo in un’epoca che sembra caratterizzarsi per la fine del viaggio, per la perdita radicale di un orizzonte temporale.
Rivedo nei cataloghi il tema delle lettere, lettere antiche, lettere mute, lettere senza fine; il tema delle stelle. Temi (le lettere) che ci dicono l’eventicità della frase infinita dell’esistenza; ci dicono la scrittura di un alfabeto smarrito in uno sfondo mitico prima dei linguaggi.
Il punto estremo del viaggio è la casa come archetipo, sillaba originaria del cammino della solitudine, della lingua del silenzio rispetto al vento caduco della comunicazione: casa dell’angelo, casa povera, casa del poeta. Altre occasioni si sono a volte caratterizzate nelle singole sequenze espositive. Oggi si rivela maggiormente l’intuizione unitaria della casa nello stesso dibattito sul luogo in pittura. C’è il luogo naturalistico, il luogo informale, il luogo concettuale, il luogo del corpo, il luogo mediatico. Soprattutto nel periodo centrale del percorso di Pierantonio Verga, la casa può considerarsi una tematica poetica, la Stimmung di un luogo pittorico. La casa è silenzio, memoria, cielo, stupore stellato, esilio, paese perduto, congedo, abbandono, sguardo senza fine.
L’angelo ci accompagna: è un incanto breve, o una nostalgia, o un conforto, o una trepida illusione.
Per la casa nel tempo povero, ritrovo un’espressione di Heidegger <Nel pensiero ogni cosa appare in solitudine e distesa nel tempo>.
La casa del poeta è la parola che non scompare nella notte dell’assenza: nei quadri di Verga ritroviamo la vibrazione della casa del poeta circondata dal nero della notte.
Nella lettura tematica della casa, vari possono essere i suggerimenti interpretativi: Il luogo perduto era il titolo della mostra dedicata a Verga nel 2006 a Villa Tittoni Traversi di Desio. L’intervallo perduto è il titolo di un libro di Gillo Dorfles. La cara indimenticabile figura di Piero Bigongiari scriveva della poesia come luogo dell’improbabilità rispetto alle probabilità sociologiche e tecniche.
Nella recente visita allo studio, mi sono trovato davanti grandi tele con titoli di svolgimento consequenziale sul tema della casa: Attesa, Verso sera, Grande ombra, Grande addio. La casa resiste su una montagna la quale può essere intesa come dismisura dell’esistenza, gravità, ascesi. C’è un movimento dei colori: come un’alba, terra di Siena, viola, il nero.
Il tempo interiore della casa continua a rivivere nell’ombra, nella lontananza struggente dell’addio.

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