Maddalena Bolis: Montagna Assenza

SEREGN DE LA MEMORIA Circolo culturale
Via Maroncelli, 6
20038 Seregno
Tel. 0362-327220

COMUNICATO STAMPA

Sabato 22 settembre 2012 alle ore 17,30
Presso la sede del Circolo culturale Seregn de la Memoria
sarà presentato:

Montagna Assenza
di Maddalena Bolis

bolisTerzo libretto d’artista per il 2012 e cinquantacinquesimo della Collana Fiori di Torchio curata da Corrado Bagnoli, Piero Marelli e Pierantonio Verga. Per l’occasione, una riproduzione del pittore Federico Casati numerata e firmata sarà inserita nella pubblicazione.

Maddalena Bolis è nata a Lecco il 28 settembre 1982.
Ha pubblicato Primula e corteccia, Acquaviva 2003 e L’organo della divisione, La vita felice 2008.
Diversi testi sono stati stampati in plaquette e libri d’artista per le edizioni “Quaderni di Orfeo’”
e da ‘”Il Ragazzo innocuo”.

Presentazione di Sebastiano Aglieco

In fondo che cosa cerca di fare la poesia se non di raggiungere delle vette? Si arrampica faticosamente verso un’idea di compiutezza: dire qualcosa per cui valga la fatica, il turbamento che costringe la parola a storcersi, a cercarsi, a riconoscersi nell’altro, prossimo al suo sguardo. Questo avviene, forse, quando la vita non è più capace di adempiere al compito immane del vivere degnamente, per vocazione naturale dell’umana specie.
Ecco: questo ascendere di Maddalena Bolis è tragitto frastagliato di conoscenza perché, raggiunta la vetta, lo sguardo potrà spaziare, sentire, per un momento, la distanza dalle cose del mondo e attuare, piuttosto che la pienezza, la riflessione nella discesa.
Assistiamo, quindi, a uno slancio di braccia e gambe, alla fatica della conquista. Vediamo materialmente la tensione dei muscoli, lo sforzo delle gambe, lo scheletro, il sudore, la neve, la “crudele roccia”, e questo avviene quasi salmodiando il compito, facendosi forza con la resistenza dei pensieri, il veloce riposo: come un viatico.
Ascendere è il sacrificio necessario per l’attestazione del divino, ma poi, compiuto il pellegrinaggio, rimane la grande pianura da varcare, da segnare coi propri riti di sopravvivenza. Rimane la dimensione, naturalissima, della distanza; il desiderio, sempre da trattenere, di inforcare le ali di Pegaso e ripartire per vincere la Chimera.
Perché avviene questo viaggio? Perché “La piaga ha un confine certo” e “La non-impronta è già assenza”. Ecco: l’assenza non permette l’accadere; è rinuncia, non lascia traccia di sé. Allora questo sforzo di superarsi per sopravvivenza, è grazia dell’accadere, testimonianza del sacrificio “del sudario – grondante”. Perché “la sopravvivenza inforchi la grazia – e salga/…quelle bianche intenzioni del Padre…”
Si capisce così che la poesia può venire solo dall’ascolto della ragione che l’ha generata; per sopravvivenza, per accettazione, con la fatica dovuta a ogni lavoro, al ripetersi delle ragioni profonde della vita.

Sebastiano Aglieco

L’altopiano impone queste gambe
– argini allo scheletro:
precisa montagna
tu dici: “questo è soltanto passo,
giorno intero da cui scendere,
nicchia d’aria
tramandato incontro.
L’andata e
il ritorno – assolato giorno
di assoluta crudele roccia”.

Dobbiamo –
che quei passi scanditi
restino,
le giunture assalite
ascendano,
e non vengano puniti
gli altari-montagne . Imperiali esequie
care ossa! Cara assenza!

Nella stessa occasione sarà inaugurata la mostra

La memoria dei chiodi

di
Federico Casati

Federico Casati è nato a Milano nel 1968, ma ha sempre vissuto a Merate e, dal 2008, a Mondonico di Olgiate Molgora.
Laureato in Lettere, appassionato di natura e montagna, è stato fotografo professionista e attualmente insegna Italiano, Storia e Geografia nelle scuole secondarie.
Da alcuni anni si dedica con impegno crescente all’attività artistica e ha sviluppato una ricerca che è sintesi originale delle sue passioni e di un vissuto personale in cui l’arte ha giocato un ruolo fondamentale sin dall’infanzia.
Aspetti fondamentali del suo lavoro sono l’interesse per il tema della percezione visiva attraverso lo studio del rapporto tra luce e ombra, il rigore geometrico delle composizioni e la loro essenzialità, la suggestione trasmessa dai materiali, in particolare i chiodi antichi, utilizzati nelle opere.
Negli ultimi tempi ha partecipato a numerose esposizioni collettive ottenendo un ottimo apprezzamento da parte di critica e pubblico.

Dall’introduzione di Simona Bartolena al catalogo della mostra

Federico Casati ha respirato arte fin da bambino, quando i genitori organizzavano mostre nella loro galleria, lo Studio Casati, uno spazio espositivo assolutamente fuori dal comune per quei tempi e che accoglieva a Merate artisti di fama internazionale, protagonisti del linguaggio e della ricerca d’avanguardia: da Gianni Colombo a Jorrit Tornquist, da Grazia Varisco a Dadamaino, da Antonio Scaccabarozzi a Giuseppe Spagnulo.
A Federico Casati di quell’esperienza non è rimasto solo il ricordo coinvolgente di personaggi tanto particolari, ma anche il gusto per un’arte minimale, sofisticata, sperimentale e di matrice concettuale. Laureato in Lettere e con un passato di fotografo, Casati è approdato alla sua espressione artistica attraverso la conoscenza di queste esperienze e ricercando poi una sua personalissima materia espressiva: protagonisti delle sue opere sono infatti chiodi strappati dalle travi dei tetti e dai soffitti di antiche case in fase di ristrutturazione. Quei chiodi dal sapore antico e dalla forma irregolare lo hanno tanto colpito da indurlo a cimentarsi nella creazione di opere d’arte che sono sintesi di esperienze diverse e di profonda sensibilità.
Nascono così i lavori realizzati da Casati negli ultimi anni: composizioni equilibrate e affascinanti nelle quali l’antico convive con il contemporaneo, l’emozione con il rigore.
I chiodi, innanzi tutto, portano in sé ricordi e suggestioni degli antichi edifici di cui hanno fatto parte, e di queste memorie nelle opere di Casati si sente l’eco, quasi avessero il potere di ridonare voce ai protagonisti di una lunga storia destinati altrimenti alla distruzione.
Disposti secondo moduli geometrici precisi, quasi ossessivi, quei piccoli pezzi di ferro assumono poi un significato tutto nuovo: le loro forme spesso contorte e le ombre che disegnano sulle superfici monocrome compongono opere interessantissime, con un senso dello spazio e del movimento tipico delle ricerche di arte cinetico-programmata e spazialista. Le opere di Casati, allora, costituiscono un incontro ben riuscito di racconto e di sperimentazione, di sentimento e di elaborazione intellettuale.

La mostra resterà aperta dal 22 settembre al 6 ottobre 2012
presso la sede di Seregn de la Memoria e si potrà visitare
con i seguenti orari: Martedì – Venerdì, dalle 16.00 alle 18,30
Sabato dalle 10.00 alle 12.00

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