DUE ANTOLOGIE

Due antologie

 OLTREPOESIA, antolologia di poeti pavesi di qua e di là dal Po, Mombosco 2007.

Con testi di:

Fabrizio Bernini

Massimo Bocchiola

Andrea De Alberti

Maurizio Gramegna

Annalisa Manstretta

Alfonso M. Petrosino

Matteo Poletti

Flavio Santi

a cura di Gianfranca Lavezzi

 …dunque: i poeti che vivono  ( a Pavia e) in Oltrepò. Ma anche: i poeti che vanno in Oltrepò. (…) Se non esiste – ovvio – una “scuola”  pavese, é tuttavia innegabile che nell’ultimo decennio a Pavia si sono affacciate e consolidate voci interessanti…

***

TREDICI CADENZE

GIOVANI POETI IN PAVIA

prefazione di Gianfranca Lavezzi

puntoacapo 2011


Bonac

Alessandro Castagna

Virginia Fabrizi

Mario Barrai

Dario Bertini

Davide Castiglione

Vanessa Navicelli

Enrico Barbieri

Barbarah Guglielmana

Marco Ferrari Piccinini

Costanza Gaia

Giacomo Francesco Lombardi

Silvia Patrizio

La storia di questa antologia e’ singolare (…) Nasce da un’amicizia a più voci caratterizzata e nutrita dalla comune passione per la poesia che porta alla costituzione di un vero “gruppo di poesia”, il quale da alcuni anni si incontra periodicamente, senza ambizioni di creare una scuola, ma con la volontà di dare voce al fermento poetico “sotterraneo” di Pavia, prevalentemente giovane e molto vivace anche ma non solo in Università…

***

L’universita’ é sempre stato luogo di fermento e di aggregazione di istanze progettuali spesso forti; laboratorio delle diversità ma, nel contempo, del confronto e proprio a partire dalle università si potrebbe  descrivere  il  sorgere di iniziative, riviste, poetiche che a volte hanno fatto la storia dei movimenti.

La curatrice di queste due antologie, se da una parte, quasi con timore di farsi carico di una dichiarazione di intenti fin troppo impegnativa, dichiara che una scuola di poesia, a Pavia, non esiste, dall’ altra sottolinea l’apporto dello scambio e della lettura reciproca  – é il caso della seconda operazione antologica,  mentre nella prima i testi e i poeti sembrano più essere accomunati da un milieu paesaggistico e, certo, il fascino di quel territorio é innegabile – .

  Paradossalmente quindi, sembrerebbero più indicare una pittura en plain air i testi della prima antologia, mentre i testi della seconda –  con una maggiore attenzione alleorigini nel caso di Enrico Barbieri e di Francesco Lombardi –  questi giovani poeti testimoniano di una territorialità mentale, un essere in loco per appartenenza sottintesa, più svincolata ai temi, eventuali, di un confine.

Più matura, sicuramente, la scrittura  in versi dei poeti di “OltrePoesia”, più da tenere a battesimo quella delle giovani leve antologizzate in TREDICI CADENZE, in cui Gianfranca Lavezzi testimonia di un dato che di per sé sarebbe già’ rassicurante: “che il giovane poeta sia anche attento lettore – con maggiore o minore empatia, ma sempre con attenzione – delle liriche degli altri giovani poeti é vitale antidoto all’auroreferenzialità, oltre che prezioso alimento per la propria poesia”.

  Non si tratta, in effetti, di una vera e propria antologia la seconda – o quantomeno il termine antologia é improprio. Sono quaderni collettivi, piuttosto, che derivano dalla motivazione a stare “insieme”, mentre OltrePoesia vuole sottolineare, piuttosto, la rilevanza “culturale” di un territorio denso di storia e di cultura; ma anche una sua potenzialità ispiratrice e affabulatoria, e questo é già un primo buon sintomo di un  istinto alla  visionarietà, alla reinvenzione poetica delle motivazioni e delle radici di una scrittura.

Sebastiano Aglieco

***

Scelgo un testo per ciascun poeta di “Tredici cadenze””

La citta’ e le altre

E’ sorella minore che a madre

assente prova i trucchi e inciampa

sui tacchi;

        e a guardarla non puoi credere

esista un tempo adulto in cui gli zigomi

debbano farsi duri.

(Bonac)

***

Ripensando alla torre del Mangia, Siena

Poi la strettoia scura,

quegli scalini quasi incerti,

– il fiato che gia’ arranca – :

ma s’apre ancora

con sorpresa il paesaggio,

il tonfo verso il cielo.

Lì puoi slegarti da te stesso,

lasciare il tuo respiro al vento:

lì adori, la radice è capovolta.

(Alessandro Castagna)

***

Crolli

E’ terribile quando le parole crollano.

I pilastri mutilati osservano la rovina

dell’arco, a dimenticarsi nell’acqua.

Il silenzio si richiude, allora,

come una cupola di resina

e tutto cristallizza in tratti immobili.

Sotto il sole, che è sorto e disceso

mille volte, non c’è progresso

perchè tutto ci è precluso:

le regole degli astri, la lingua

dei rami che graffiano il cielo.

E’ quando le parole sono scosse

da un tremore che è più forte di loro;

allora resta solo il canto del vento

contro i finestrini del treno

e noi, appisolati, a strappare

all’incoscienza una scusa

per escludere il dolore.

(Virginia Fabrizi)

***

incrociamoci senza toccarci,

senza quasi sfiorarci,

fino a udire

il cozzare delle ombre

(Mario Barrai)

***

treni

si attende, questo è certo, a margine

del vento, dove un sorriso lo hai

visto molte volte portare via

lungo un binario più esatto dell’addio

– quando anche oggi sfumano

i volti al finestrino, indifferenti – e

poi fai presto a cogliere un saluto

(che è solo tuo), e ti si ferma

addosso, in sosta, sulla pelle

(Dario Bertini)

***

C’è  un passare di gente,

di visi in vetrina e sotto i portici

l’arco più basso delle labbra.

Non è l’inverno ad abbottonarla,

mi convinco, se i cappotti

stringono i gesti a farli simili

a un viale senza deviazioni;

sarà la paura di urtarsi

pari al desiderio di urtarsi,

sui marciapiedi un vestirsi a sorriso

che più eccede e più lascia

nudi: così, per non sentirci

assenza o incrocio mancato,

gente a passarsi in mezzo,

in vetrina, a passare, a non conoscersi.

(Davide Castiglione)

***

Ecco

Non ti comprerò una pelliccia, una barca, una villa.

Non ti coprirò d’oro e diamanti.

Voglio darti una ciliegia, la prima della stagione.

E una fetta di torta, l’ultima che c’è.

Ecco quant’è grande il mio amore.

(Vanessa Navicelli)

***

In un’oncia di terreno

diviso e ritorto

la mia storia,

riflessa nei volti

dei miei antenati

Ardenti come fiele

noi siamo crusca

stanca

che ripete la medesima

mietitura

Anni dopo

i secondi riflessi

nelle cosce

materne.

(Enrico Barbieri)

***

Il rosalaccio sborda dal giardino,

di carta colorata scrive di periferia

come di città calvine, imperiali

con fate e cavalieri di fiabe inventate

senza l’odore del trascorso passato, giallo polveroso

Con l’acqua si mostra tra fili d’erba, verde giovane

nascosti dalla menta,

mischiati in aria col glicine pieno di lilla

Passa l’uomo d’oggi, con l’ombrello scuro trasparente

e lo vede in un quadro

rosso come il sapore dell’amore,

ingustato.

(Barbarah Guglielmana)

***

Chromiae

   Soni tuoi i colori?

Di grano i campi non posso vedere

stremati dal meriggio

bruciano più che coperti di neve

non mi sanguinano solo gli occhi

è dentro a me che ansimo e scotto

non posso sentir l’alba

che m’avvicina al giorno senza fine

e soffro la sera che lo allontana

soffro solo per quei colori, anche solo

se sono abbagli, sorrisi, memorie, bisbigli –

fossi cieco soffrirei ancora.

Non mi rifugio nell’isola atossica

della notte così azzurra  e circonchiusa.

Tornerebbero. Torneranno tutti i colori.

   Sono i tuoi colori.

(Marco Ferrari Piccinini)

***

Diario d’insonnia III

Ti guardano

gli echi di frattura senza tempo

le discontinuità del nulla

la scatola vuota

piena d’insonnia

da capovolgere

da setacciare

per poter toccare

una penna di pavone

un tagliacarte d’argento

un flauto a sei canne

un cannocchiale di diamante,

le preziosità selvatiche

di chi vuole raccontare

di volte astrali malfrequentate

di deliranti distrazioni.

Collezionando la più vacua delle vanità

si evolvono gli alchimisti

d’un’arte insidiosa

dall’ombra all’artificio

dal ciondolo al mosaico.

Si schiarisce il mio Almagesto

che a volte cede in più certi tracciati

e mentre soverchia l’upupa

m’illudo e mi vesto

di quiete

e mentre mi sfilo la mia penna di cera

so che scenderò

la più polverosa delle catacombe.

(Costanza Gaia)

***

Dopo la pioggia

Ha piovuto parecchio perchè ci fosse

questa vuota calma di strade

spurgata dai tombini affogati

e si raccogliessero secche le foglie,  finalmente,

come raccoglie questa coppa di scritture

i miei temporali.

(Giacomo Francesco Lombardi)

***

Istantanea

Autumnal Sun, 1914

Egon Schiele

Non ha promesse la memoria

soli rami che spezzano il paesaggio

coi loro colori esausti.

(Silvia Patrizio)


4 commenti

  1. Mi sembra particolarmente convincente la rappresentazione della solitudine e dell’estraneità proposta da Davide Castiglione , dove lo sfiorarsi di gomiti senza mai incontrarsi si traduce in estenuazione di un cercarsi / negarsi molto contemporaneo , molto presente .

    "Mi piace"

  2. Caro Sebastiano, grazie per aver letto Tredici cadenze. Mi piace molto la definizione di “quaderni collettivi” e penso che colga lo spirito del nostro lavoro comune.
    Ed è bello vedere che il lavoro non si è esaurito. Lentamente, ma instancabilmente, i giovani poeti fanno strada. Da poco Dario Bertini ha pubblicato “Frequenze clandestine” (Sigismundus), mentre Virginia Fabrizi è una dei finalisti di quest’anno di Subway Letteratura – Sezione Poesia.
    Grazie anche a Leopoldo Attolico per le belle parole su Davide Castiglione.
    Arrivederci, a presto.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...