Segnati a matita: Giulio Marchetti

Giulio Marchetti, ENERGIA DEL VUOTO, puntoacapo 2010

Mi era già capitato in questo spazio, di “cercare” parole per l’esperienza dell’amore, per esempio attraverso il recente libro di Nicola Vacca. Rimane vivissima la constatazione di una ricorrenza ancestrale, sfuggente a qualsiasi tentativo di strumentalizzazione, in ogni tempo e in ogni spazio, che fa assomigliare l’innamoramento a una specie di tabula rasa della cognizione.

  Campo di battaglia del senso, un luogo, cioè dove, se da una parte si recita il teatrino dello struscio e dello stridore, dall’altro l’amore continua a somministrare alle sue vittime, il filtro della dimenticanza e dell’abbandono rendendo inutilizzabile addirittura ogni precognizione del sentire.

  Ritrovo questo teatrino doloroso tra le pagine del libro di Giulio Marchetti, come un riassunto di ciò che succede quando due corpi si agganciano e si annullano; come poi è detto nella bella illustrazione di copertina di Marco Jaccond: due giovani malinconicamente avvinti in un bacio; lasciati andare, ma già portatori di una dissolvenza, della fatalità di un dileguarsi.

  Già si legge all’inizio un proposito: “Dovremo estinguere quella sete di universo/con poche gocce, di insolente verità”, p. 5; la verità contro l’insolente cortesia dell’amore cieco, di vedere soltanto attraverso gli occhi.
Questo darsi completamente, questo affidarsi all’altro, è addirittura accecarsi, rinunciare a guardare.

Mostrami, se c’è, la linea di confine,
lo stipite inverso, lo slargo attuale,
dove termina la scia luminosa
di abbandono,
l’ora esatta di ogni volta
che torni svanendo.
p. 10

  Difficile cantare l’amore in uno stato di preservazione. L’amore è, appunto, il filtro che stravolge le menti, che, attraverso la dimenticanza, conduce alle strade perigliose del sonno e dell’assenza. Perfino del sacrificio.

  In effetti, in questa poesia, gli amanti corteggiano il velo, il sonno, lo sguardo infinito, il vuoto silente. Fino alla resa, al risveglio degli occhi catapultati nella città degli uomini dove ogni cosa, per paradosso, può esistere solo se riempita di una necessaria assenza.

Sebastiano Aglieco

*

Fantasmi

Muoio anch’io sotto il peso
dell’aria.
Mi sfiora chiunque.
Non si vede l’azzurro oltre,
la luce oltre.
Tutto c’è e nulla accade.

*

Senza riparo

Ho aggiunto solitudine alle ore,
così spietatamente uguali.
Ho cercato la gioia degli eventi
senza riparo. Oltre l’attesa,
c’è il silenzio delle armi.
Uccidimi piano.

*

Energia del vuoto

Essere come l’attimo prima
del silenzio, la furia immobile
degli sguardi, aria concreta.
Energia del vuoto.
Io sono l’addio sulle tue labbra
e so che non tremi.

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