Luigi di Ruscio: Quale poesia necessaria?

di ruscio 23Se dovessi indicare una mia preferenza di genere, risponderei dicendo che il punto non è prefeire un genere, ma di cogliere la necessità di una poesia.

Quale poesia, oggi mi è più necessaria? Quale urgenza, oggi, nella poesia?
Per compito, l’ho detto tante volte, per necessario compito, leggo libri molto diversi, cerco di cogliere l’urgenza interna, il lavoro del creare una forma, che ha una sua storia, viene da altri poeti, dagli anni…

Questa attenzione la preservo, fa parte del mio modo di vedere le cose. Perché non so di quali parole avremo bisogno nel futuro; se quelle più necessarie diventeranno improvvisamente  quelle che oggi abbiamo messo da parte. Per questo leggo tutto, leggo chi è diverso da me, dal mio modo di intendere le parole, che non può essere solo mio, certo, ma anche di altri.

Insomma, se oggi dovessi indicare quale poesia mi è/ci è più necessaria, farei riferimento a un nuovo  umanesimo, molte volte sbandierato nelle dichiarazione di intenti, o negli escamotage di poetica, e poi contraddetto nei fatti.

Che cosa intendo per nuovo umanesimo? Non mi sembra ci sia molto da chiarire. L’umanesimo è qualcosa che abbiamo inventato proprio noi, per necessità e tradizione secolare; che ha dato i suoi frutti splendidi finchè non ci siamo dimenticati della parola come veicolo di senso.

Qui intendo, essenzialmente, una parola che riesca a farsi carico di qualche senso condiviso, con tutti i suoi chiaroscuri, le sue zone d’ombra e di luce, le sue irrisolutezze e i suoi splendori, certo, ma incoronata dei lacerti del fango, della pietà, del perdono, dell’invettiva , della carezza ruvida. Una parola che mi dica qualcosa, che si avvicini a me, non solo che pretenda di essere capita da me.

Con le valigie già pronte, stracolme di libri, in realtà, più che di vestiti, mi arrivano queste 5 poesie di Luigi Di Ruscio, uno dei grandi vecchi poeti, insieme ad altri, completamente rimossi dallo specchio narciso della “cultura” poetica italiana. Sono testi semplici e chiari, che vorrei usare a completamento di questa dichiarazione, soprattutto in questo passaggio:

la speranza andava mostrata subito
inutile tenerla nascosta per paura che venisse derubata
sostenerla con versi blasfemi o sferici

La poesia che sorregge la speranza: mi piace. E poi, anche, la fine di qualcosa, il ritorno di una logica ferrea e semplice. La necessità di prendersi cura di una vespa, per tutto l’inverno, perché non ci è rimasto altro.

Ed è in questo inverno, davanti al fuoco, che mia nonna mi raccontava le storie. Non erano belle parole; erano semplici, sgrammaticate, ma erano parole per me, erano parole che corteggiavano la poesia.

lo spendente ricordo
di essersi visto con l’occhio umano

Possiamo ancora, desiderare questo? Offrire il nostro sconforto, la nostra confusione, le nostre parole tenebrose, ma offrirle a qualcuno?

Questa la poesia di cui mi piacerebbe parlare in futuro.

Sebastiano Aglieco

***

8
per un inverno intero una vespa
fu il nostro unico animale domestico
per nutrirla bastò
una goccia di acqua e zucchero alla settimana
con la primavera sparì per sempre
per abbeverarsi in uno zuccherificio infinito
ed oggi per passare dalla zona d’ombra
alla luce è bastato un passo solo

15
con la fine degli umani i grattacieli
si copriranno improvvisamente di licheni spumosi
gli asfalti inizieranno fioriture
che richiameranno gli insetti più luminosi
nessun gatto
rischierà di venire castrato
e nell’universo rimarrà lo spendente ricordo
di essersi visto con l’occhio umano

18
essendo il tutto scaturito
dal ventre d’Iddio
alla fine dei tempi
il tutto ritornerà nel suo ventre
niente andrà perduto
tutto sarà gioiosamente salvato

***

la speranza andava mostrata subito
inutile tenerla nascosta per paura che venisse derubata
sostenerla con versi blasfemi o sferici
e alla fine delle composizioni
come sbattendo il coperchio
di una cassa da morto
per chiudere tutto

5 commenti

  1. Quattro testi di una luminosità disarmante, che sono semplici e chiari non solo perché di facile comprensione, ma perchè si avvicinano al lettore e non si limitano a pretendere di essere capiti. La proposta di questo duplice percorso della parola è una risposta possibile a un interrogativo lanciato qualche sera fa, in macchina, sulla necessità di poesia come di scambio di parola pieno e autentico con il pubblico della poesia, comunque buon latitante. Grazie per i testi di Di Ruscio e per l’appassionato viatico alla lettura

    Lorenzo

    "Mi piace"

  2. Caro Sebastiano, è sempre un grandissimo piacere riuscire a passare tra le tue parole e i tuoi ospiti; sai quanto Luigi poi mi era e mi è caro. Vorrei poter dilatare il tempo e farmi scaldare maggiormente da luoghi così carichi di umiltà e compassione come questo tuo blog. Mi riprometto di usare meglio la mia insonnia…
    Un caro e ammirato saluto da Christian

    "Mi piace"

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