Commenti amicali a RADICI DELLE ISOLE e una nota amara

radici 4Raccolgo qui, con un certo pudore, ma anche come testimonianza, alcuni commenti a RADICI DELLE ISOLE. Chi passa in questo spazio sa che non distinguo più tra diffusione del proprio materiale e il lavoro… diciamo ufficiale sulla poesia. Che non si è mai concluso: è continuato, per esempio, oltre che qui, in maniera assidua per un anno su Land magazine, ancora consultabile in rete. Quindi il punto non è scrivere un libro per archiviare un’esperienza; tutto il contrario caro Matteo! Certo, sempre di un blog personale trattasi; e neanche dei più seguiti, del resto, quindi da utilizzare con estrema libertà, se proprio dobbiamo sentirci tutti quanti in un clima di decadenza…etica? organizzativa? Non ho capito bene. In passato, è vero,  ho fatto vari esperimenti di separazione del privato e del pubblico, direi per eccessivo scrupolo etico, immaginando che l’etica fosse un valore almeno nella casa di chi ad alta voce la professava e se ne riempiva la bocca, cioè i poeti. Ora sono giunto alla conclusione che le due sfere, almeno per quanto mi riguarda, non siano in contraddizione. Quindi questi commenti possano valere come testimonianza privata o come libero approccio di lettura. A seconda dei punti di vista. O anche come specchio del proprio narciso, perchè no! Rimando poi alla bella recensione di Nicola Vacca, qui apparsa, a un commento di Silvano Sbarbati, che posterò come recensione e a un’altra di Corrado Bagnoli. Altre non ne ho: in questo senso vale la profezia di Francesco Marotta. Che è poi una profezia sullo stato della poesia oggi: settarismo e dimenticanza. Niente di nuovo, del resto. Tutto il resto, per rispondere a distanza alla bella e vivace polemica su Universopoesia, è solo discussione sull’utilizzo della carta reale o virtuale.  A me personalmente non interessa.
Buona lettura.

***

E’ ben articolato, non un libro di critica tradizionale, in qualche modo più libero dei modelli.
Luigi Cannillo

Il tuo libro mi piace molto, bellissima la copertina.
Lucetta Frisa

Ho riletto il tuo Radici delle isole in PDF come copia definitiva. E con la copertina : molto bello, testo tenace e visionario: un gran bel libro di “intelligenza passionale”, come direbbe la Zambrano, un libro che da voce a un ” pensiero sensuoso”, direbbe T. S. Eliot, opera che dà corpo a quel tuo sguardo “speciale”, deciso e affettuoso, e questo lo dico io!!!
Gabriela Fantato

A prima scorsa, titoli e impostazione….e con solo con brevi soste di lettura qua e là, ma una vera lettura è da rifare con calma, dico che il libro di Sebastaino ora, compatto e abbreviato, resta un libro “forte” nelle cose da dire…e che dice. M piace molto! E’ pieno di vita, di cura, di amore per la poesia.   Gabriela Fantato

Ciao Sebastiano, ho preso il tuo “Radici delle isole” a Belgioioso. Non l’ho ancora letto tutto, ma la gratitudine per un libro così è immensa: niente giochi, parole come pietre, un amore grande all’opera, dentro le opere, dentro la vita. Grazie per la tua testimonianza, un abbraccio.  Corrado Bagnoli

Caro Sebastiano, ho ricevuto pocanzi il tuo libro! Te ne sono davvero molto grato. Ho riletto e leggerò tutto il resto, mi pare ben “corposo” di materia interessante, e tanto da conoscere e imparare. Ad esempio, di alcuni autori conosco solo “nome e cognome”, talvolta solo quest’ultimo. L’edizione è bella, il libro mi piace. Questo: un commento puramente estetico, che si sa, a primo impatto libro-in-mano si prova! Di nuovo, grazie!
Giampaolo De Pietro

Caro Sebastiano, ho ricevuto il tuo densissimo libro, che ho incominciato a leggere, soffermandomi a riflettere già sulle prime battute, che scombinano i tracciati di critica e poesia rimettendo in discussione gli strumenti stessi. Mi piace l’idea delle mani nude, essere assistito da un bisogno sempre rinascente di verità. Grazie, con un abbraccio.
Luigi Bressan

Lo sto leggendo proprio come un romanzo. Grazie per “Radici delle isole”, ottimo compendio del tuo sguardo di lettore. E di poeta…
Corrado Benigni

“Radici” è arrivato già da tempo ed è stata una graditissima sorpresa. L’hai concepito e scritto, la dedica m’induce a pensarlo, nello stesso spirito del “Gorgo”, lo spirito cioè dell’incontro con l’altro sul piano umano prima ancora che su quello letterario. Ma tu hai fatto anche di più, nel senso che il “Gorgo” presupponeva l’attiva collaborazione di tutti per esistere, mentre “Radici” è un lavoro eminentemente tuo, con la passione e la profondità che metti in tutto ciò che fai, sempre!
Quindi è un gran libro, Sebastiano, che parla di altri libri e anche di te. Forse avrebbe potuto essere addirittura migliore – perdonami l’appunto, che è amichevole – se avessi curato un po’ di più il disegno generale, che pure è riconoscibile, e tuttavia avrebbe meritato, forse, maggiore evidenza. E parlo del montaggio delle parti, piuttosto che della sostanza, su cui non nutro riserva alcuna.
Maurizio Casagrande

L’ho letto con attenzione, e anche se conoscevo già molte, quasi tutte le tue note, mi ha colpito il modo nuovo del loro amalgama e del loro montaggio. Si sente che la scrittura ti era necessaria per la vita e il modo in cui entri nelle diverse situazioni formali ed esistenziali degli autori trattati è sempre sorprendente per attenzione e lucidità ma anche per com-passione.
Marco Munaro

Caro Sebastiano, ho ricevuto il tuo libro e ti faccio i complimenti. L’ho solo sfogliato e ho letto qui e là, ma si prospetta una magnifica carrellata sulla poesia italiana del momento.
Daniela Raimondi

Per me, un doppio dono questo tuo “diario dei libri”, a cui auguro innumerevoli lunghi respiri.
Ci inviti a leggerlo come un racconto. E’ la formula de “la luce delle cose” di Antonella Anedda, che racconta e ricorda libri e quadri legati alla luce, dilatandone i presupposti. Un libro che confesso, mi è piaciuto molto. E ritrovare raccontato “giorni manomessi” tra tanti bei libri e altrettanti apprezzati autori, è stato veramente un bel regalo. Quindi non posso che ringraziarti doppiamente e prometterti che lo leggerò con avidità e curiosità. Ne riparleremo più avanti.
Roberto Ceccarini

Il tuo libro parla di poesia così preziosamente. Grazie, sono pregno della lettura cominciata, ne abbiamo letti alcuni passaggi al lunedì con gli amici poeti. Tutti a cuore aperto.
Grazie.
Giampaolo De Pietro

Caro Sebastano,
ho ricevuto ieri “Radici delle isole”, ti ringrazio di cuore dell’invio. Sono contento di figurare anch’io nel libro e ho visto che ci sono anche degli interessanti scritti di cornice, che mi sono prefisso di leggere appena possibile.
Giorgio Morale

Caro Seba, ho ricevuto il tuo libro “Radici delle isole” del cui invio ti ringrazio. Leggo anche il mio nome: sono felice anche per questo. La tua sensibilità letteraria è in te sempre a fior di pelle. Complimenti per l’esattezza dell’insieme. Ma continuerò a centellinare con prezioso piacere questi tuoi interventi.
Gianfranco Fabbri.

Libro molto importante quello di Sebastiano Aglieco. Ricordo con piacere quanti libri ho conosciuto e apprezzato tramite i suoi post. Mi fa molto piacere rileggerlo su carta e penso sia fondamentale per avere un quadro dei libri usciti negli ultimi anni.
Luca Ariano

Caro Sebastiano, mi è giunto il tuo “Radici”, libro che ho letto di un fiato. Sempre profonda la tua analisi, costruttiva, parte di te fino al punto che metabolizzi l’altrui e ricrei su questo. La tua generosità intellettuale e umana spicca in un panorama rivolto all’omaggio non all’indagine critica. Il filo conduttore di questo tuo libro è il Rispetto, ciò che resta è il Dono. Grazie ancora del tuo sostenere la poesia.
GianRuggero Manzoni

Ecco il libro di Sebastiano (sono nel frattempo arrivato a leggere fino a pagina 160!) spero proprio venga presentato e diffuso con cura e dia vita ad un bel dibattito ampio sullo stato (e lo statuto) della poesia oggi. Lo meriterebbe in pieno!!!
Filippo Ravizza

Carissimo Sebastiano, ho ricevuto con grande piacere il tuo bel volume, “Radici delle Isole”, con dedica. Ti ringrazio del tuo gesto. Nei prossimi gironi mi incontrerò con gli altri redattori del Laboratorio di Poesia e ne darò una copia in lettura, facendolo circolare. Leggerò molto volentieri questo tuo lavoro…
Marco Fregni

dal blog di Francesco Marotta

Un “racconto dell’attenzione e della cura”. E’ proprio così, e non potrebbe essere diversamente. Perché “attenzione” e “cura” sono non soltanto le stelle polari che orientano tutta la scrittura, poetica e saggistica, di Sebastiano Aglieco, ma la materia prima di cui è impastata la sua persona, e a cui tende ogni sua pagina, tessera di un mosaico in cui si realizza il vero, l’unico “compitu re vivi”.
Francesco Marotta

Uno dei libri più belli, in assoluto, tra quelli usciti nell’anno appena trascorso. E proprio per questa sua intrenseca bellezza, per il darsi, totalmente, dell’autore alle parole degli altri, l’opera passerà quasi completamente inosservata. Purtroppo, anche se mi auguro di tutto cuore il contrario.
Francesco Marotta

Ma cosa aspettarsi da una “cultura” tutta tesa all’autocelebrazione narcisa del suo nulla? Cosa aspettarsi dalle cricche e cricchettine di critici quotidianamente impegnati, in rete e a stampa, a tessere le lodi degli amici (sempre gli stessi), delle case editrici piccole o grandi di riferimento (sempre le stesse), delle classifiche e dei premi (già assegnati) che tengono in piedi col loro “disinteressato” supporto? Io non mi aspetto niente. E, sinceramente, non saprei nemmeno che farmene di un eventuale interessamento. A me basta sapere, unicamente, che questi libri esistono. Sono. E vivranno.
Francesco Marotta

Riconosco nelle parole di Sebastiano pensieri anche miei, pensieri che non saprei esprimere con tanta bellezza. Vorrei aggiungere che questa refrattarietà all’ombra (la ricerca esasperata di un posto al sole), nasce forse anche dalla paura della morte. La paura di veder scomparire ogni traccia delle nostre parole, del nostro sentimento della bellezza del mondo. Una paura credo naturale, ma un tempo anche la sua espressione “sublimata” (attraverso qualsiasi forma d’arte) era “naturale” perché avveniva nell’ambito di comunità vere e il suo valore era sostanzialmente spirituale, consentiva attraverso l’arte una gioiosa esperienza di condivisione comunitaria. Oggi tutto è falsato. Pare che solo l’industria e i mass media siano capaci di dare un giudizio definitivo e oggettivo sull’opera. La cricca dei critici fa il lavoro sporco ma è la filosofia di fondo che è sbagliata. Penso che alla poesia sia successo quello che spesso accade a Dio: trasformarsi in un idolo muto. Scusate se aggiungo che tutta l’arte femminile del passato (classificata ostinatamente come “minore”) è nata e cresciuta nell’ intimità dell’ombra. Chi ha tessuto gli splendidi arazzi che ammiriamo a volte nelle stesse sale in cui ci sono opere di pittori (maschi) con nome e cognome? Si pensa sempre che questo anonimato sia una condanna, ma chissà…forse è proprio questa l’ombra in cui le anime, abbandonato il balocco rotto del proprio nome e del proprio io convenzionale, si incontrano, si parlano.
Roberta Borsani

Un “idolo muto” ha parole che possiamo ancora cogliere. Parole che non sappiamo se servono, ma esistono. Triste non potersi rispecchiare che in pochissimi, ma anche motivo di orgoglio (sempre non settario, tipo amicizia tra esclusi e sconfitti, ma testuale, riconoscimento lucido e commosso del valore altrui).
Marco Ercolani

“racconto dell’attenzione e della cura”: dici bene, Francesco, nel tuo commento. Questo libro mi pare non una raccolta di critica letteraria, ma un libro avvincente come una sorta di romanzo o diario, resoconto e testimonianza di un’avventura, fatta con uno “sguardo che apre le porte”.
Giorgio Morale

L’attenzione e la vicinanza critica di Sebastiano, la sua capacità di lettura/ascolto partecipe fan tutt’uno con la sua incisività e forza di poeta.
Enrico De Lea

E’ chiaro, caro Sebastiano, che “ricevere elogi” è una pratica della quale non frega assolutamente niente né a te né a me. Sono io che richiedo, con forza, da parte di chi potrebbe, e dovrebbe, una maggiore attenzione per i libri di valore. O si impara ad “ascoltare la neve”, anche dalle pagine di un blog, o è meglio tacere per sempre.
Francesco Marotta

“Buttare all’aria tutti gli strumenti e ricominciare dalle mani”
Quanto vero questo tuo assunto, caro Sebastiano, e quanto ti sono grato per averlo scritto. Le mani, i calli, la fatica… solo dalle mani si può incominciare a dire, nell’averle usate, sia per lavoro o per amore.
Fabio Franzin

Limitatezza del tempo e sconfinatezza del nostro operare quando è, come in questo caso, indirizzato al bene e al bello… E ben si addice alle parole di Sebastiano questa frase di Maria Zambrano “Se non c’è chi veglia mentre tutti dormono, è come se non ci fosse chi ama, chi spera veramente.”
Lucianna Argentino

è un libro fondo, verrebbe da dire. nel senso dello sconfinato che non sempre hanno i “saggi”, è un libro dalla poesia, più che su di “essa”. Non ho smesso di leggerlo, a quasi bassa voce, la prima volta che ho preso a leggerlo “veramente”. Ecco, è un discorso da leggersi, veramente, anche da stare ad ascoltare, come con quei silenzi che germogliano se sai aspettare
Giampaolo De Pietro

Ho letto il libro e non posso far altro che confermare quanto già detto da tutti. Mi ha colpito soprattutto la generosità, rilevata da Marotta, dell’autore, che stando come in disparte, nell’ombra, emerge invece con una luce tutta sua, soffusa per tutto il percorso di scrittura di questo bel libro, che consiglio vivamente di leggere.
Liliana Zinetti

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8 commenti

  1. Riscriverei quello che ho scritto Sebastiano e sono contento dei tanti pareri unanimi e positivi, il libro e il lavoro che hai fatto meritano. Il tuo e quello di Guglielmin (un caso che siano nati dalla rete?) sono tra le cose di critica più interessanti usciti ultimamente. Certo ci sono tantissimi saggi di critica notevoli ma sono sempre sui soliti nomi, qui, finalmente, su carta, qualcosa di nuovo…

    Un caro saluto e complimenti

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  2. Leggo quanto sopra e mi pare strano non aver speso una parola su un libro così “nuovo” nell’approccio alla poesia, così appassionato. E sincero, nella cura dell’autore, non è poco con quel che c’è in giro. Strana coincidenza, ci sono tornata alcuni giorni fa, torno sempre sui libri che mi danno qualcosa.

    Poi mi accorgo che, sbadatamente, non ho messo il cognome al commento fatto nella Dimora. Mi scuso, con Sebastiano e Liliana Ugolini, l’ultimo commento è il mio 🙂
    Liliana Zinetti

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  3. Caro Sebastiano,
    quello che penso sul tuo libro e sul tuo lavoro è scritto nella mia recensione. Lo ribadisco sottolineando la tua libertà da presunte scuole di pensiero e combriccole varie che non sono abituati a guardare cosa accade fuori dalla loro casa.
    un abbraccio

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