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	<title>COMPITU RE VIVI</title>
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	<description>ha ancora senso testimoniare la poesia?</description>
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		<title>COMPITU RE VIVI</title>
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		<title>Rinaldo Caddeo a proposito di NELLA STORIA</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 14:43:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arpaeolica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazioni personali]]></category>
		<category><![CDATA[Nella Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Così Rinaldo Caddeo riflette a proposito del mio ultimo libro: NELLA STORIA. Lo ringrazio.
È un ritorno alle origini. Origini della propria storia e della Storia. Origine di sé, origini degli altri. La Sicilia e la guerra in Yugoslavia (anni ’90). Un taglio, un’innocenza violata: «Chi dice sì alla Storia deve accettare un taglio» (p.41).
Ritornano le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=miolive.wordpress.com&blog=880076&post=1682&subd=miolive&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="color:#0000ff;"><strong>Così Rinaldo Caddeo riflette a proposito del mio ultimo libro: NELLA STORIA. Lo ringrazio.</strong></span></p>
<p>È un ritorno alle origini. Origini della propria storia e della Storia. Origine di sé, origini degli altri. La Sicilia e la guerra in Yugoslavia (anni ’90). Un taglio, un’innocenza violata: «<em>Chi dice sì alla Storia deve accettare un taglio</em>» (p.41).</p>
<p>Ritornano le parole della poesia dalle origini. Eterno ritorno di una ferita che segna la pagina, segno che si fa scrittura: «le parole ritornano dalle origini/ un lamento dischiuso/ che non conosce inganno.» (p.39). La pagina è l’anima che racconta il dolore in forme di lamento, <em>planh</em>, o preghiera/invocazione, tra testimonianza e oracolo.</p>
<p>Segno, taglio, marchio: la pagina è la pelle tatuata dalle ferite dello sguardo che dello sguardo riceve gli impulsi e segna le tracce. L’ammutinamento del senso comune e la rifondazione della parola, operata dalla poesia, lascia i pensieri, nudi e crudi, ossa indelebili, scagliate dalle onde agitate della vita a riva: «Ho sempre pensato a una rifondazione/ uno stato della parola/ in cui le cose emergono dalle loro trame/ per un avvicendamento del sonno/ i pensieri in una riva asciutta/ ossa indelebili/ cantilena di un  popolo intero.» (p.44).</p>
<p>La parola è specchio, gesto visionario, dolore ancestrale, scalfittura, relitto, soffio, macchia, stanza vuota, memoria. Ma la scrittura non è un flusso continuativo e indolore, la parola sgorga da una lacerazione. Deriva da un taglio, ne porta testimonianza: «Volti tagliati fuori dai miei pensieri/ ricordi di un’appartenenza.» (p.7). Volti, ricordi che non vengono tirati fuori, estratti dall’origine, ma <em>tagliati fuori</em>. Un taglio, un rifiuto, un’interruzione. Perdita e perdono. Dono dato e perduto. La poesia, eco di voci smarrite, è una ricongiunzione, un risarcimento. Fiamma ossidrica che incide, spezza e ricompone, rifonde.</p>
<p>La parola può accedere alla memoria della fratellanza, entrare in noi «come il pane del mattino/ il bacio della mezzanotte» (p.17). Ma il suo sguardo acuminato, doloroso, può trasformare la donna violata dalla guerra in «un ginepraio funesto» (p.25), i morti in «rovi, solo rovi» (p.27).</p>
<p>La musica dei versi di Aglieco, la risonanza drammatica dei significati, è scandita da un ritmo molto particolare che alterna una scansione definita dagli armonici della tradizione lirica (endecasillabo, settenario, ecc.) a repentine fratture che interrompono il verso sulle congiunzioni o le preposizioni semplici <em>che</em>, <em>con</em>, <em>da</em>, <em>un</em>, <em>in</em>, ecc. L’effetto è quello procurato da forti inarca ture: un’alternarsi di rallentamenti, accelerazioni, che determinano un ritmo sincopato, jazz.</p>
<p>Non si arriva, certamente, alle distorsioni o ai battibecchi del linguaggio sperimentale d’avanguardia, quanto alle modulazioni di un ragionamento che insegue ed esprime le <em>intermittenze del cuore</em>, gli affanni del respiro che sale sentieri aspri, tortuosi, esplora le foibe, perlustra le fratture e attraversa i ponti indiani sugli abissi dell’oblio e della memoria, che iscrivendosi sulla pelle di una storia, diviene la musica dolorosa della Storia.</p>
<p><span style="color:#0000ff;">Rinaldo Caddeo</span></p>
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		<title>I poeti di La vita felice a Chiari</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 19:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arpaeolica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazioni personali]]></category>

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		<description><![CDATA[Settima Rassegna della microeditoria di Chiari
Il programma completo qui: 
ore 17.00
sala dello zodiaco
&#8220;La poesia salva ancora la vita?&#8221;
ne discutono Gabriela Fantato, Luigi Cannillo, Gerardo Mastrullo
Leggono le loro poesie i poeti di La Vita Felice: Quito Chiantia, Mariolina De Angelis, Gabriela Fantato, Lucetta Frisa, Stefano Massari, Sebastiano Aglieco, Corrado Bagnoli
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><span style="color:#0000ff;">Settima Rassegna della microeditoria di Chiari<br />
Il <a href="http://www.rassegnamicroeditoria.it/">programma </a>completo qui: </span></strong></p>
<p><strong>ore 17.00</strong></p>
<p><strong>sala dello zodiaco<br />
&#8220;La poesia salva ancora la vita?&#8221;</strong><br />
ne discutono Gabriela Fantato, Luigi Cannillo, Gerardo Mastrullo</p>
<p>Leggono le loro poesie i poeti di La Vita Felice: <span style="color:#0000ff;">Quito Chiantia, Mariolina De Angelis, Gabriela Fantato, Lucetta Frisa, Stefano Massari, Sebastiano Aglieco, Corrado Bagnoli</span></p>
Posted in Comunicati, Comunicazioni personali  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/miolive.wordpress.com/1679/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/miolive.wordpress.com/1679/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/miolive.wordpress.com/1679/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/miolive.wordpress.com/1679/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/miolive.wordpress.com/1679/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/miolive.wordpress.com/1679/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/miolive.wordpress.com/1679/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/miolive.wordpress.com/1679/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/miolive.wordpress.com/1679/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/miolive.wordpress.com/1679/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=miolive.wordpress.com&blog=880076&post=1679&subd=miolive&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Mariarita Stefanini, vedere e non capire</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 16:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arpaeolica</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Mariarita Stefanini, DESERTO E SIAMO VIVI, La Vita Felice 2009
 
Si  apre in un piazzale di sosta dell’autostrada questo libro, dove qualcuno viene guardato dormire, la notte, in un punto del suo viaggio. Questo qualcuno siamo noi tutti, che vediamo e non capiamo, perché la vita è estranea, abita i nostri corpi senza aver chiesto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=miolive.wordpress.com&blog=880076&post=1676&subd=miolive&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="color:#0000ff;"><strong>Mariarita Stefanini, DESERTO E SIAMO VIVI, La Vita Felice 2009</strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://miolive.files.wordpress.com/2009/11/7.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1677" title="7" src="http://miolive.files.wordpress.com/2009/11/7.jpg?w=300&#038;h=225" alt="7" width="300" height="225" /></a>Si  apre in un piazzale di sosta dell’autostrada questo libro, dove qualcuno viene guardato dormire, la notte, in un punto del suo viaggio. Questo qualcuno siamo noi tutti, che vediamo e non capiamo, perché la vita è estranea, abita i nostri corpi senza aver chiesto un consenso. Allora occorre un poeta, uno che riassuma nelle sue parole lo sguardo di tutti: “Vedi il loro tempo e nessuno sa/tranne te e il silenzio  e le luci”, p. 9.</p>
<p style="text-align:justify;">In questo sguardo che entra e esce dal mondo, dal sonno e dalla veglia dell’incoscienza, si situano le altre scene. La cartina di tornasole è il dolore e la coscienza del dolore, “quando sanguinare/ sembrerà il più alto desiderio umano”, p. 11. Ma non da soli, però; nella preghiera a qualcuno, piuttosto; nell’invocazione scarna.</p>
<p style="text-align:justify;">“Anima mia,/non pretendere tutto questo./(…) lascia che trovi, aiutalo/a trovare”, p. 13.</p>
<p style="text-align:justify;">Non è necessario approfondire. Ogni cosa, all’inizio, è già al lavoro per morire, per costruire un minimo senso: “Il tempo non è tempo. Questo/potrebbe essere l’eterno./Prendo una bottiglia d’acqua/perché hai sete./E’ semplice”, p.16.</p>
<p style="text-align:justify;">La vita è già lì, è già fiorita, non dà tempo nemmeno per il compimento, in marcia di già, verso il suo disfacimento: “e dopo alcuni passi leggeri/mi atterra urgente e tragica/la vita”, p. 58.</p>
<p style="text-align:justify;">Così la prima sequenza del libro è strutturata secondo un urgente desiderio di finire: “Tra poco cosa sarà il tuo essere te/il non essere che anima”, p. 38.</p>
<p style="text-align:justify;">Poi, ancora, in un luogo di passaggio dove sfrecciano le macchine, scaraventate velocemente verso la loro fine, un oltre, nell’evanescenza dei fantasmi creati dal sole nel deserto. Quando “Il nostro tempo è finito (…) ci è data una vita soltanto e l’amaro del gioco (…)Il nostro tempo è un pedaggio al dolore. Al silenzio”, p. 38. Senza calcolo, previsione. Per inutile fatica.</p>
<p style="text-align:justify;">Così, ogni tanto, la voce si aggrappa, chiede un sostegno, una consolazione, un colloquio con anima, con l’amato: “Portami lontano/se questo non è il mio vestito”, p. 45. La vita non rinuncia ad essere, a sognare la creazione delle sue forme incessanti. L’essere rimane lì, nel mistero della sua origine; pone domande senza risposta, contro le stelle. “Deserto, deserto e siamo vivi./Nulla scandisce il tempo/il battito è perfetto/come non ci fosse una fine./Deserto, deserto e siamo vivi”, p. 43.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo deserto è il mondo, palestra della parola e delle infinite forze che ci stringono alla gola, nell’apparenza della stasi, mentre invece tutto è in movimento, rovinoso, stelle contro stelle: “Corrono i venti, la notte a volte/(…) tu (…)non guardi la scia/del cosmo, la percorri”, p. 54.</p>
<p style="text-align:justify;">Il nostro destino è capire rapidamente in questa forsennata corsa contro il tempo, contro la barriera dell’origine: non ci siamo ancora riusciti.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">Sebastiano Aglieco</span></p>
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	</item>
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		<title>NELLA STORIA, un commento di Antonella Pizzo</title>
		<link>http://miolive.wordpress.com/2009/11/08/nella-storia-un-commento-di-antonella-pizzo/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 10:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arpaeolica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazioni personali]]></category>
		<category><![CDATA[Nella Storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://miolive.wordpress.com/?p=1674</guid>
		<description><![CDATA[Da: Sebastiano Aglieco, Nella Storia. Poema per una terra, Cagliari, Aìsara Edizioni, 2009.
Di questo libricino che porto in borsa da molti giorni e che tengo accanto a me da qualche tempo, mi  impressiona prima di ogni cosa l’immagine di copertina (di Marina Girardi). L’immagine rappresenta un uomo anziano e curvo, un lavoratore, un artigiano che indossa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=miolive.wordpress.com&blog=880076&post=1674&subd=miolive&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="color:#0000ff;">Da: <strong>Sebastiano Aglieco</strong>, <em>Nella Storia. Poema per una terra</em>, Cagliari, Aìsara Edizioni, 2009.</span></p>
<p>Di questo libricino che porto in borsa da molti giorni e che tengo accanto a me da qualche tempo, mi  impressiona prima di ogni cosa l’immagine di copertina (di Marina Girardi). L’immagine rappresenta un uomo anziano e curvo, un lavoratore, un artigiano che indossa una gonna, o meglio un camice da lavoro, un grembiule, un camiciotto color terra. Quest’uomo ha nelle mani un coltello con il quale taglia qualcosa che sembra un pane ma che ha il colore delle zolle di terra. Incide dunque l’uomo, lascia un segno, il coltello può essere anche un aratro che traccia un solco. La terra sembra arida ma l’uomo è concentrato e  molto sicuro di sé, sa che il suo lavoro prima o poi porterà dei frutti, non andrà perso, che sia parola-segno , che sia parola-seme, a qualcosa porterà.</p>
<p>La raccolta inizia con il <em>Poema per una terra</em>, la terra in questione è la terra d’origine di Aglieco, la Sicilia, ma potrebbe essere la terra d’origine di ciascuno di noi. Ognuno di noi “ha” dei volti dimenticati, sono volti che non vediamo più, che crediamo di aver dimenticato ma sono sempre contenuti dentro noi, ci sono nomi che abbiamo pronunciato nel passato e che ora non pronunciamo più, ma nulla si perde e l’appartenenza resta. E’ questo secondo me il senso di questa prima parte della raccolta, una appartenenza che forse è inganno “Ingannati solo/dall’essere appartenuti/a un fazzoletto di sangue” che forse è diaspora voluta ma dolente “una pietà sottratta, una  diaspora/ma so che giungerei in questa piazza/in questo reliquiario di Sicilia/dove niente cambia” e ancora “ A voi ho chiesto la diaspora/un’esclusione senza remore e/senza conforto” .</p>
<p>Continua la raccolta con “Oriente prossimo venturo” poesie che, come dice lo stesso autore nelle note: “<em>sono state scritte ai tempi della guerra nella ex Iugoglavia … il poemetto descrive mentalmente scene di quella tragedia”</em> E di poesie tragiche infatti si tratta, del dolore e del sangue versato, dei fratelli uccisi e di bambini trucidati come agnelli. E se l’appartenenza ad una terra matrigna, immutabile come la Sicilia non è stata capace di trattenere i propri figli costringendoli  alla diaspora, se è stata causa di una nostalgia quasi di dolore malinconico sembra, tutto sommato, contenibile; qui, invece, è assolutamente una <em>vergogna “io mi vergogno/d’essere appartenuto a questa razza</em>” ed è incontenibile, come è incontenibile la visone degli orrori della guerra “<em>E se tu eri la mia donna/adesso sei un ginepraio funesto/ e i miei occhi non ti possono contenere”.</em></p>
<p>C’è la terra e c’è la storia, e siamo tutti “<em>Nella storia</em>”, che è anche il titolo della terza parte della raccolta e soprattutto è  il titolo dell’intera raccolta.</p>
<p>Alla storia tutti apparteniamo, e alla parola.</p>
<p>Sì, eccomi sono qui, e il sì deve essere incondizionato.</p>
<p><em>“Chi dice sì alla storia deve accettare un taglio/un andare e venire”</em></p>
<p>La storia è la parola, il senso d’appartenenza che prima non mi era chiaro ora forse mi si apre.</p>
<p>Appartenere è sradicarsi, è togliere, dire sì alla storia è dire sì alla poesia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Voce, fratello mio concluso</em></p>
<p><em>appartenere è sradicarsi</em></p>
<p><em>togliere fino a vederti</em></p>
<p><em>lasciarti respirare in una bocca</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ la poesia e qui di poesia si parla, quella di Aglieco in particolare che turba per la profondità e la leggerezza come quando la terra è rivoltata e le zolle prendono aria  e camminando ci  affondano i piedi dentro, ma non ci sporchiamo, anche se la terra è  ricca di humus che si è formato in  secoli e secoli da materiale vivo andato in decomposizione, è soffice, è pulita, è sincera, è vera, è viva, come i suoi versi, cedevoli, sussurrati, mai fuori le righe, mai gridati, sempre composti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cito per completezza e notizia le ultime due sezioni della raccolta: “Luce bassa” e Verso voi” , composte rispettivamente da 10 e 6 poesie. Volti, bambini, mani, poesie, visoni, letteratura, case, paesaggi, sogni, valigie, caramelle, stanze vuote, attese, fotogrammi, epigrammi, voci…preghiere, fratelli, fratello, fratellanza…</p>
<p>La poesia di Aglieco è così intrisa di immagini, di luoghi, di cose, di persone, di senso e significato che è impossibile “contenerla” in uno spazio angusto come questa pagina, e mi è impossibile dirvene compiutamente perché ogni pagina, ogni verso meriterebbe una riflessione, mi limito quindi  a invitarvi alla lettura.</p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#0000ff;">antonella pizzo</span></p>
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		<title>DELLEALI, LEGGII SENSIBILI</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 20:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arpaeolica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>

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		<description><![CDATA[6 VENERDÌ &#8211; 7 SABATO &#8211; 8 DOMENICA
associazione culturale delleAli
nell&#8217;ambito di TEXTURA
con il sostegno dell&#8217;Assessorato alle Politiche Culturali e della Fondazione Cariplo
CONTAMINAZIONI 0910 
rassegna di teatro di ricerca
delleAli
LEGGII SENSIBILI
una mostra, un’installazione, un&#8217;esposizione … una performance
la voce del corpo Antonello Cassinotti
i corpi della voce Marina Rossi, Rosita Mariani, Cristina Negro e &#8230;
6 venerdì 17.00/21.00 apertura mostra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=miolive.wordpress.com&blog=880076&post=1670&subd=miolive&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="color:#0000ff;"><strong>6 VENERDÌ &#8211; 7 SABATO &#8211; 8 DOMENICA</strong></span></p>
<p>associazione culturale delleAli</p>
<p>nell&#8217;ambito di <span style="color:#0000ff;">TEXTURA</span></p>
<p>con il sostegno dell&#8217;Assessorato alle Politiche Culturali e della Fondazione Cariplo</p>
<p><strong><span style="color:#0000ff;">CONTAMINAZIONI 0910 </span></strong></p>
<p>rassegna di teatro di ricerca</p>
<p>delleAli</p>
<p><strong><span style="color:#0000ff;">LEGGII SENSIBILI</span></strong></p>
<p>una mostra, un’installazione, un&#8217;esposizione … una performance</p>
<p><span style="color:#0000ff;">la voce del corpo Antonello Cassinotti</span><br />
<span style="color:#0000ff;">i corpi della voce Marina Rossi, Rosita Mariani, Cristina Ne</span>gro e &#8230;</p>
<p>6 venerdì 17.00/21.00 apertura mostra / ore 18.30 inaugurazione con performance<br />
7 sabato 10.00/13.00 – 15.00/22.00 apertura mostra / 17.00 e 21.00 performance<br />
8 domenica 10.00/13.00 – 15.00/19.00 apertura mostra / 17.00 performance</p>
<p><span style="color:#0000ff;"><strong>Villa Sottocasa, via Vittorio Emanuele 53</strong></span></p>
<p>ingresso libero<br />
info: promo@delleali.it &#8211; www.delleali.it</p>
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		<title>BANDO DI CONCORSO</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 22:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arpaeolica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>

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		<description><![CDATA[“POETI E SCRITTORI IN LOMBARDIA – 50&#38;PIU’ FENACOM PER LA CULTURA”
Art.1 – L’associazione Fenacom 50Πù’ Fenacom Milano, bandisce la Prima edizione del Premio “Poeti e Scrittori in Lombardia – 50Πù Fenacom per la Cultura”. Il Premio è riservato a coloro che abbiano compiuto 50 anni di età e risiedano sul territorio della Regione Lombardia.
Art.2 – [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=miolive.wordpress.com&blog=880076&post=1669&subd=miolive&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><span style="color:#0000ff;">“POETI E SCRITTORI IN LOMBARDIA – 50&amp;PIU’ FENACOM PER LA CULTURA”</span></strong></p>
<p>Art.1 – L’associazione Fenacom 50Πù’ Fenacom Milano, bandisce la Prima edizione del Premio “Poeti e Scrittori in Lombardia – 50Πù Fenacom per la Cultura”. Il Premio è riservato a coloro che abbiano compiuto 50 anni di età e risiedano sul territorio della Regione Lombardia.</p>
<p>Art.2 – Il Premio, per quanto attiene alla sezione “poesia” è destinato a una lirica inedita, in lingua italiana, di non oltre 40 versi, senza vincolo di tema o di forma metrica. Il Premio, per quanto attiene alla sezione “prosa” è destinato ad un elaborato inedito, in lingua italiana, di non oltre 5600 (cinquemilaseicento) battute in corpo 14, spazi inclusi. Il Premio prevede per ciascuna sezione un primo, un secondo e un terzo classificato. Non sono previsti vincitori ex aequo. Al primo classificato nella sezione poesia spetta un premio consistente in una targa dorata, una pergamena e un buono del valore di 200 euro per l’acquisto di libri in una libreria aderente all’ Associazione Librai Italiani.<br />
Al secondo classificato nella sezione poesia spetta un premio consistente in una targa d’argento, una pergamena e un buono del valore di 100 euro per l’acquisto di libri in una libreria aderente all’Associazione Librai Italiani.<br />
Al terzo classificato nella sezione poesia spetta un premio consistente in una targa di bronzo, una pergamena e un buono del valore di 50 euro per l’acquisto di libri in una libreria aderente all’Associazione Librai Italiani.<br />
Al primo classificato nella sezione prosa spetta un premio consistente in una targa dorata, una pergamena e un buono del valore di 200 euro per l’acquisto di libri in una libreria aderente all’ Associazione Librai Italiani.<br />
Al secondo classificato nella sezione prosa spetta un premio consistente in una targa d’argento, una pergamena e un buono del valore di 100 euro per l’acquisto di libri in una libreria aderente all’Associazione Librai Italiani.<br />
Al terzo classificato nella sezione prosa spetta un premio consistente in una targa di bronzo, una pergamena e un buono del valore di 50 euro per l’acquisto di libri in una libreria aderente all’Associazione Librai Italiani.</p>
<p>Art.3 – Ogni candidato dovrà inviare, per la sezione poesia, cinque copie della propria lirica, delle quali quattro anonime ed una contenente nome, cognome, data di nascita, residenza (che deve essere sul territorio della Regione Lombardia), recapiti telefonici, in busta chiusa e in formato di stampa, come definito al successivo art.6. Ogni candidato dovrà inviare, per la sezione prosa, cinque copie del proprio elaborato, delle quali quattro anonime ed una contenente nome, cognome, data di nascita, residenza (che deve essere sul territorio della Regione Lombardia), recapiti telefonici, in busta chiusa e in formato di stampa, come definito al successivo art.6</p>
<p>Art.4 – Non si accettano lavori scritti a mano o inviati via e-mail.</p>
<p>Art.5 – Gli elaborati pervenuti non saranno restituiti.</p>
<p>Art.6 – Unitamente alle opere, ogni concorrente, tanto della sezione poesia quanto della sezione prosa, dovrà allegare su foglio a parte la seguente dichiarazione firmata: “Dichiaro che gli elaborati da me presentati al Premio “Poeti e Scrittori in Lombardia – 50Πù Fenacom per la Cultura” sono frutto della mia creazione personale, inediti, non premiati ad altri concorsi. Sono consapevole che false attestazioni configurano un illecito perseguibile a norma di legge”.</p>
<p>Art.7 Gli elaborati di entrambe le sezioni dovranno pervenire entro il 10 dicembre 2009 (farà fede la data del timbro postale) al seguente indirizzo: “Poeti e Scrittori in Lombardia , Ufficio Stampa dell’Unione del Commercio –Segreteria del Premio, Corso Venezia 47/49 20121 Milano, (telefono 027750222).</p>
<p>Art.8 &#8211;  Le decisioni della Giuria del Premio “Poeti e Scrittori in Lombardia &#8211; 50Πù Fenacom per la Cultura”, composta da Filippo Ravizza (presidente), Sebastiano Aglieco, Mauro Germani, sono inappellabili.</p>
<p>Art.9 – La premiazione avverrà nel corso di una manifestazione che si svolgerà presso l’Unione del Commercio di Milano e Provincia, in Corso Venezia 47/49, il giorno 25 del mese di gennaio dell’anno 2010 alle ore 16, alla quale saranno invitati tutti i partecipanti al concorso, nonché tutti coloro che, amici e/o familiari dei concorrenti, vorranno essere presenti.</p>
<p>Art.10 – Le sei opere complessivamente vincitrici nelle due sezioni poesia e prosa, verranno pubblicate nell’ambito di un ampio servizio sul premio sulla rivista 50Πù.</p>
<p>Art.11 – L’adesione al premio è gratuita e implica l’accettazione di tutte le norme contenute nel presente regolamento.</p>
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		<item>
		<title>PER FABIO FRANZIN E I SUOI OPERAI</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 18:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arpaeolica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pagine]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Fabio Franzin, FABRICA, Atelier 2009
Non ho avuto un padre operaio. Mio padre, i miei zii, quasi tutti gli abitanti del mio paese, erano braccianti agricoli: termine palese, per dire delle braccia e di ciò che è loro richiesto.
Così la mia infanzia e la mia adolescenza sono state costellate dalla ricorrenza di un lavoro che si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=miolive.wordpress.com&blog=880076&post=1666&subd=miolive&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="color:#000080;"><strong>Fabio Franzin, FABRICA, Atelier 2009</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;"><a href="http://miolive.files.wordpress.com/2009/11/sicilia-2006-035.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1667" title="sicilia 2006 035" src="http://miolive.files.wordpress.com/2009/11/sicilia-2006-035.jpg?w=300&#038;h=225" alt="sicilia 2006 035" width="300" height="225" /></a>Non ho avuto un padre operaio. Mio padre, i miei zii, quasi tutti gli abitanti del mio paese, erano braccianti agricoli: termine palese, per dire delle braccia e di ciò che è loro richiesto.<br />
Così la mia infanzia e la mia adolescenza sono state costellate dalla ricorrenza di un lavoro che si trovava ai tempi del raccolto e della semina, quando i padroni, piccoli o grandi, spesso si rivolgevano alla piazza piuttosto che agli uffici di collocamento.<br />
I ragazzi che “non volevano” la scuola andavano a bottega, assai spesso si facevano garzoni per imparare la dura arte del muratore e del meccanico. Già da piccoli, appena prima o appena dopo la terza media.<br />
Poi c’era la strada del profondo Nord, la piccola e scomoda carriera militare, la malinconia e la reverie dei treni, l’invidia per chi se ne andava, per chi era riuscito a tracciarsi l’idea di un possibile futuro.<br />
Nello sfondo del paese: la parrocchia e il circolo degli operai, la malinconia di chi restava col sentimento dell’inutilità, e la caparbietà di chi proseguiva e si anneriva con dignità nelle campagne, o con rassegnazione, sulle panchine della piazza, a montare e smontare motorini, a esibire piccole e grandi libertà, piccole e grandi idee di una rivoluzione impossibile e idealizzata.<br />
Gli operai erano lontani, a Gela, ad Augusta, alla <em>Sincat</em>. Quelli erano i privilegiati, possessori di posti fissi ottenuti chissà come, tolti alla campagna e perfino all’handicap mentale della pastorizia e del piccolo crimine. E infine l’aspirazione a un posto fisso, negli uffici pubblici:  un sogno al quale si poteva accedere solo attraverso una raccomandazione. Le raccomandazioni c’erano veramente, e palesi, altro che frottole!<br />
Non ho respirato, da ragazzo, l’odore delle grandi lotte sociali. Le lotte operaie c’erano già state, ad Avola; i braccianti avevano alzato la voce, avevano preso le botte. E poi si diceva che i comunisti adocchiassero gli adolescenti, si diceva che li strumentalizzassero. I tazzibbau al circolo degli operai li ho preparati anch’io, in un breve periodo della mia vita da adolescente, un anno in cui la ricerca di un pensiero proprio venne scambiato per inutile idealismo. “Ma chi te lo fa fare, lascia perdere, pensa alla tua vita! Non farti nemici. Prima o poi avrai bisogno anche tu…”<br />
Seguì la fuga nel profondo Nord, più immaginato che reale. Lasciavo un luogo che non è cambiato: il circolo del partito comunista simile a un ritrovo di vecchietti; la parrocchia; discorsi impegnati sulle panchine della piazza, voglia  di fuga, strazio adolescenziale.<br />
Gli operai erano ad Augusta, a Priolo, a Gela. Non li vedevamo. Li leggevamo sui giornali, soprattutto quando scoppiava  qualche cisterna e i fumi arrivavano a Siracusa, e si diceva di malattie, di metamorfosi del corpo. Noi sapevamo, piuttosto, della fatica della campagna, del sole che bruciava la schiena, della vergogna di non sentirsi all’altezza delle donne che entravano nelle serre a quaranta gradi e ne uscivano come madonne straziate da un calvario, nere come carbone. Questo dolore, questo peso della vita, questa grande dignità, me li ricordo. Sono valori che ho avuto la fortuna di respirare. Ero studente con le mani nella terra &#8211; un rapporto che ho sempre mantenuto ancora ora &#8211; il dolore di sentirsi fuori dal tempo circolare delle stagioni, di abitare una consapevolezza lontana e crudele, lontana dalla Comunità.<br />
Gli operai sono sempre rimasti in un orizzonte culturale, piuttosto che nella vicinanza del capire.<br />
Dico questo per un fatto molto semplice:<br />
per parlare del dolore bisogna aver provato dolore<br />
per parlare della lotta bisogna aver lottato<br />
per parlare della rabbia bisogna essere stati arrabbiati<br />
per parlare degli operai bisogna essere o essere stati operai.<br />
Io non potrei. Non mi permetterei.<br />
L’operaio poeta Fabio Franzin, operaio per necessità di sopravvivenza, parla   da dentro per testimonianza, ma anche per necessità. Lui lo può fare, i poeti che fanno la cronaca no. Per questa necessità le sue parole trovano un ritmo naturale, una cadenza che non ha niente di manieristico e che ci fa ascoltare il racconto, ci fa vedere le immagini degli interni; al principio con una forte connotazione sinestetica, poi col cipiglio della polemica, necessaria polemica, e della sconfitta.<br />
Chi è passato a Sesto Marelli, tutte le mattine, per anni, e ha assistito allo smantellamento delle grandi acciaierie, fino alla creazione dei centri commerciali della modernità e dei casermoni lussuosi per ricchi, forse ha provato, come me, l’impressione di un cambiamento epocale, di senso delle cose. Noi non possiamo veramente sapere, noi che abbiamo assistito senza conoscere. Noi possiamo, però, e dobbiamo, ascoltare chi ha buttato sudore dentro quegli spazi, chi, per sopravvivere agli ingranaggi, ha dovuto usare la forza dell’arte per raccontare e raccontarsi. Io posso dire dell’angoscia di andare a prendere qualcuno a mezzanotte, imprigionato in un magazzino a incassettare verdure; dei miei studi interrotti per senso di colpa e debolezza, di un mondo perduto per sempre, già a 25 anni, e ancora perduto, doloroso, che affiora ogni tanto dalle macerie di ciò che non abbiamo potuto realizzare fino in fondo e che mai splende limpido, se non in qualche ricordo dell’infanzia dove i grandi non potevano entrare.<br />
Non conosco, non ho conosciuto gli operai. I contadini sì, la loro pesantezza, la loro testa diversa dalla mia. Ma forse, contadini e operai sono stati accomunati dallo stesso destino della scomparsa  di un mondo, certo crudele, ma forse ancora vivo, fatto di cose che si devono fare e dire per necessità, una necessità che accomuna chi scrive e chi legge, chi parla e chi ascolta, chi subisce contro chi ferisce. Mangiare un pezzo di pane e un’insalata appena strappata alla terra, dopo la fatica, in cerchio:  questo sì che me lo ricordo bene.</span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#333333;"><span style="color:#0000ff;"><em>Sebastiano Aglieco</em></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">*</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Guarda quegli operai, nota<br />
come sono assorti<br />
fra i loro pensieri mentre si<br />
concedono una sigaretta seduti<br />
contro il muro della fabbrica</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;"> guardali, stanchi e sporchi,<br />
con i jeans che un tempo<br />
erano alla moda, ed ora<br />
sono solo un paio di brache<br />
troppo corte e rattoppate</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">con quelle camicie sbiadite,<br />
le scarpe lerce di colla<br />
o di oliaccio, ciglia e capelli<br />
gialli di segatura. Sembrano quasi<br />
dei clown fuggiti</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;"> da un circo, così, ridicoli<br />
e malinconici come i comici<br />
del cinema muto, e muti sono<br />
anche loro perché la fatica<br />
gli ha estirpato la parola</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">guardali ora mentre schiacciano<br />
la cicca sotto i piedi e a capo<br />
chino ritornano dalle macchine<br />
che attendono ancora i loro atti<br />
servili; i sogni volati altrove.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;"> Si sta lì, tutti uniti,<br />
sì, ma perché tocca, più<br />
che altro, appesi tutti<br />
alla catena del bisogno,<br />
finchè tiene.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Un po’ come quei carrelli<br />
uniti fra loro<br />
fuori dai supermarket:<br />
poi giunge un padrone nuovo,<br />
spinge un euro dentro</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;"> il tuo taschino, e ti porta<br />
via con lui; contento di te<br />
ti riempie, ti colpa<br />
di cose e regali. Poi – lo<br />
lo comprendi solo alla fine del suo</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">percorso – le svuota tutte<br />
nel baule della sua auto, quelle cose,<br />
fra i suoi ferretti in croce<br />
rimane solo un sacchetto<br />
di noccioline, dimenticato</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">lì, forse per sbaglio. Quando<br />
ti riaggancia al tuo<br />
lucchetto, hanno spento le luci;<br />
rimani lì, legato ben stretto<br />
a fratelli che non conosci.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;"> Un mondo intero stipato<br />
nei dieci metri<br />
quadrati di un reparto,<br />
di tutte le sue razze,<br />
di tutte le sue religioni:slavi</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">e indiani, rumeni e neri,<br />
atei e cristiani, mussulmani<br />
o testimoni di Geova, del demonio<br />
della fame o del dio denaro,<br />
tutti mescolati, così, tutti</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">già un po’ fratelli<br />
fra di loro, lì, tutti stretti<br />
ad annusarsi l’odore delle scoregge,<br />
il tanfo del sudore, a capirsi a moti,<br />
con gli sguardi, a confutare certe</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">assurde idee sull’imprimatur<br />
di un popolo, lì, tutti uguali (e compagni d’avventura) ora,<br />
che tanto sotto i guanti di lattice<br />
non lo si scorge più il colore<br />
della pelle, a pisciare, un bianco</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;"> e un nero accanto, all’orinatoio,<br />
a passarsi l’un l’altro<br />
un sorriso esausto, una chiave<br />
inglese, a farsi passare quel<br />
tempo sottratto, contare le spese.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="color:#333333;">(il testo originale è scritto in dialetto. Riporto qui solo la traduzione dello stesso autore)</span></em></p>
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		<item>
		<title>Musica, pittura e poesia</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 13:21:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arpaeolica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazioni personali]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì  4  novembre
alla Galleria  SINISCALCO Arte,
in via Friuli, 34
alle 18,00
leggono i propri versi
Gabriela Fantato
Sebastiano Aglieco
Patrizia Puleio
In corso  mostra collettiva
Alcuni musicisti,  tra cui  Adalberto Borioli, intervengono con brani di musica classica.
Posted in Comunicazioni personali       <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=miolive.wordpress.com&blog=880076&post=1664&subd=miolive&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><span style="color:#000080;">Mercoledì  4  novembre</span></strong><br />
<span style="color:#000080;">alla Galleria  SINISCALCO Arte,<br />
in via Friuli, 34<br />
alle 18,00</span><br />
leggono i propri versi<br />
<span style="color:#000080;">Gabriela Fantato<br />
Sebastiano Aglieco</span><br />
<span style="color:#000080;">Patrizia Puleio</span></p>
<p>In corso  mostra collettiva<br />
Alcuni musicisti,  tra cui  <span style="color:#000080;">Adalberto Borioli</span>, intervengono con brani di musica classica.</p>
Posted in Comunicazioni personali  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/miolive.wordpress.com/1664/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/miolive.wordpress.com/1664/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/miolive.wordpress.com/1664/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/miolive.wordpress.com/1664/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/miolive.wordpress.com/1664/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/miolive.wordpress.com/1664/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/miolive.wordpress.com/1664/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/miolive.wordpress.com/1664/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/miolive.wordpress.com/1664/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/miolive.wordpress.com/1664/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=miolive.wordpress.com&blog=880076&post=1664&subd=miolive&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">arpaeolica</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Mario Fresa: ma quanta gioia pare il mio tormento</title>
		<link>http://miolive.wordpress.com/2009/10/27/mario-fresa-ma-quanta-gioia-pare-il-mio-tormento/</link>
		<comments>http://miolive.wordpress.com/2009/10/27/mario-fresa-ma-quanta-gioia-pare-il-mio-tormento/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 20:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arpaeolica</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Mario Fresa, ALLUMINIO, LietoColle 2008
 
Può  capitare, prima dell’entrare in seno a una comunità, che la lingua sia ancora in contatto con gli amici sconosciuti, con l’altra voce che risponde (e che domanda sempre). (…) Con l’eco di un colloquio al buio con antiche immagini benefiche: silenziosi Lari che, solo sognati appaiono col volto di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=miolive.wordpress.com&blog=880076&post=1661&subd=miolive&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="color:#000080;"><strong>Mario Fresa, ALLUMINIO, LietoColle 2008</strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;"><a href="http://miolive.files.wordpress.com/2009/10/3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1662" title="3" src="http://miolive.files.wordpress.com/2009/10/3.jpg?w=300&#038;h=200" alt="3" width="300" height="200" /></a>Può  capitare, prima dell’entrare in seno a una comunità, che la lingua sia ancora in contatto con <em>gli amici sconosciuti, </em>con <em>l’altra voce che risponde (e che domanda sempre)</em>. (…) Con <em>l’eco di un colloquio al buio con antiche immagini benefiche: silenziosi Lari che, solo sognati</em> appaiono <em>col volto di parenti sconosciuti</em> (l’autore nelle note).</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Così, per leggere queste poesie di Mario Fresa, è necessario crearsi una ragnatela di parole, di immagini personali; che hanno sicuramente, come luogo del loro accadere, la terra che separa il sonno dalla veglia, il giorno dalla notte, come osserva, tra le altre cose, Santagostini nella premessa.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">E quindi, se da una parte, attingendo all’esperienza  biologica del sonno e dei presentimenti, invitano a una ricreazione nel seno di un inconscio comune, dall’altra rimandano alla stratificazione che le ha generate, come se, il <em>fenomenologo</em> fosse esperienza culturale più o meno incosciente, non necessariamente consapevole del suo essere; come se avesse bisogno di un lettore, di un alto interprete, in noi stessi, più distaccato da noi.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Così, mi sembra, vedere “la gola dorata” come il luogo centrale di questi versi, perché rimanda a una concretezza delle immagini, a un lavoro ancora da compiere: “qualcosa è qui, toccami ancora/non hai cercato bene”, p. 18.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Lavoro degli occhi, della bocca, che cerca di scampare all’aurea che l’inghiotte, all’indistinto vagare in una terra senza confine in cui ogni cosa sfugge e improvvisamente riappare. Si potrebbe immaginare, in contrappeso, per questa poesia, il purgatorio di Dante, la concretezza nell’evanescenza; il cammino; la dimenticanza; il ricordo; il trattenere e il lasciare liberi. Ma immagino anche, l’esperienza del simbolismo e del preraffaellismo, in fondo ancora àncore prima della distruzione di ogni forma e di ogni possibilità stessa del canto: vietato cantare per i contemporanei, come se il canto fosse diventato esperienza del risibile, della vergogna e della superficialità.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Così queste poesie si riferiscono anche, nel loro precedere l’aspro, il duro suono, all’indistinto senza luce -  indistinto in quanto solo impercepito dall’orecchio che si è fermato a udire suoni terrestri.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">“io non ho più parole/la mia lingua è nella spada”, p. 19; ma si tratta di una spada, però, che il poeta immagina “profondamente irreale, luminosa e musicale, (l’autore nella nota). Ma si potrebbe dire anche, sforzando un poco il senso, che il pensiero procede verso il suono, diventando esso stesso linguaggio musicale.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">La tenzone celata di questi testi consiste, appunto, nello sforzo di dover ricordare di essere stato puro suono, luce, e di non esserlo più. Di dover giustificare la propria esistenza come in uno stato di in/sapienza e di dolore. Il pensiero viene, travalica qualcosa, gli occhi si aprono, guardano. Così all’inizio il pensiero porta con sé un suono dolce, una certa melopea, una certa rotondità nel canto, costretto a stridere coi suoni e le parole di tutti i giorni.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Siamo, mi sembra, in una zona della poesia dei nostri giorni – ben consolidata, pur nelle varianti delle forme e delle sensibilità – in cui il mal di vivere non ha smesso di esercitare il suo fascino e spesso funziona come unico antidoto per accorgersi  dell’insufficienza del reale e delle leggi umane che lo governano. Male metafisico dell’essere, in quanto destinato ad essere; forme che si contendono un suolo (Boccioni, Elasticità, in copertina); ma anche, non molto diversamente, oserei dire, certi quadri simbolisti in cui si vedono ammassi di bambini dormienti in attesa di essere chiamati alla vita. <em>Ma quanta gioia pare il mio tormento</em> (Ugo da Massa, citato dall’autore).</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">“Nella grazia implorante s’inseguono le ombre/dei nostri corpi accesi nella morsa/dei colori…”, un testo dove gioia e tormento, appunto, sembrano mescolarsi nella percezione del vivere, nella resa formale della violenza che subiamo. “Eppure, vedi: quando fu strage acuta/di suoni e di profumi tu ricordasti:/nella terra del silenzio/ci hanno lasciati poveri strumenti/e labbra mute”, p. 29.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">A me pare che, per dislocare le forme della tradizione bisogna innestarsi in esse, aggrappati, come alla criniera di un cavallo in corsa; ricavarne la forma nuova per un senso comune, un lavorio nella presenza dei problemi non risolti. Qui troviamo certamente uno scenario che conosciamo ma che non possiamo attribuire precisamente, strada per non ricevere l’ingombrante fardello degli ismi.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Il problema di questa lingua è dunque l’approssimazione, la vicinanza. Dare forma, o, se non è possibile, evocare la vicinanza. Le parole inseguono la pienezza delle cose, dell’esperienza, senza poterle mai dire pienamente. Le parole sono nate, forse, come necessità di arginare il rischio della dimenticanza totale e rimane il dubbio che, col passare degli anni, la lingua vada affievolendosi come la radiazione di fondo dell’universo, sempre più lontana dall’esperienza del primo impatto, della prima necessità. </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Noi scrivendo, pensando, non facciamo altro che “modellare il buio&#8221;.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Un altro libro mi richiama questo di Mario Fresa, LUCI DAL VOLTO di Mauro Germani, ma mi fermo qui.</span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#333333;"><span style="color:#000080;">Sebastiano Aglieco</span><br />
</span></p>
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		<title>L’eco di Bergamo Lunedi 21 settembre 2009</title>
		<link>http://miolive.wordpress.com/2009/10/25/l%e2%80%99eco-di-bergamo-lunedi-21-settembre-2009/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 21:41:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arpaeolica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazioni personali]]></category>
		<category><![CDATA[Nella Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Un ringraziamento a Corrado Benigni
AGLIECO, LA POESIA COME ASCOLTO
La memoria di un’infanzia all’ombra di una terra senza salvezza, la presa di coscienza, lo strappo dell’esilio: questa la topografia dei sentimenti delineata da Sebastiano Aglieco nel suo ultimo volume in versi: Nella storia. Poema per una terra (Aìsara), che arriva dopo l’ottimo Dolore della casa, uscito [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=miolive.wordpress.com&blog=880076&post=1659&subd=miolive&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Un ringraziamento a Corrado Benigni</em></p>
<p><span style="color:#000080;"><strong>AGLIECO, LA POESIA COME ASCOLTO</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">La memoria di un’infanzia all’ombra di una terra senza salvezza, la presa di coscienza, lo strappo dell’esilio: questa la topografia dei sentimenti delineata da Sebastiano Aglieco nel suo ultimo volume in versi: Nella storia. Poema per una terra (Aìsara), che arriva dopo l’ottimo Dolore della casa, uscito nel 2006 per Il ponte del sale. Un viaggio dentro la memoria, dentro il proprio luogo d’origine, la Sicilia, terra tormentata e insanguinata, metafora di un modo di vivere. “Da questa parte dell’isola/il sole mi atterra in un punto fisso/una catena, per un destino, si mette in atto/di nascosto da queste strade/dove un tempo sfidavo/sono ciò che resta/di un dovere mai onorato”.<br />
Un tema soltanto all’apparenza privato che in questi versi apre una riflessione più ampia fino a includere un territorio che non è più solo personale, ma diventa lo spazio contaminato di una condizione universale: l’incomunicabilità dei nostri tempi. La poesia allora deve servire a non dimenticare, a riparare in qualche modo l’amnesia del passato, di aiutare a ricostruire ciò che resta dell’identità, della memoria. A parlare di un’umanità comune, ad accogliere, come in una sorta di transfert, le parole e i mondi dell’altro. Questo è il senso profondo della poesia di Aglieco – autore tra l’altro della raccolta Giornata con cui nel 2004 ha vinto il premio Montale Europa –: la poesia come ascolto, mettersi in contatto, tendere l’orecchio verso l’altro, verso il mondo, come hanno insegnato grandi lirici  come Mandel’stam, Rilke e Celan. E da questi grandi maestri Aglieco sembra aver fatto proprio l’atteggiamento di esposizione, di ascolto, appunto, nel tentativo continuo di stabilire un colloquio. Aglieco, oltre che finissimo lettore della poesia altrui, da molti anni si occupa di teatro in ambito educativo, come regista, attore e formatore.<br />
L’economia del verso, i toni smorzati, l’assenza di retorica e di sentimentalismo (tratti ancora più evidenti in questi versi quasi del tutto privi di punteggiatura) sono i caratteri distintivi della poesia di questa raccolta, che segna un momento decisivo nel cammino poetico di Aglieco, voce appartata, ma tra le più vigorose e sensibili delle ultime generazioni.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;"><span style="color:#000080;">Corrado Benigni</span></span></p>
Posted in Comunicazioni personali, Nella Storia  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/miolive.wordpress.com/1659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/miolive.wordpress.com/1659/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/miolive.wordpress.com/1659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/miolive.wordpress.com/1659/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/miolive.wordpress.com/1659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/miolive.wordpress.com/1659/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/miolive.wordpress.com/1659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/miolive.wordpress.com/1659/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/miolive.wordpress.com/1659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/miolive.wordpress.com/1659/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=miolive.wordpress.com&blog=880076&post=1659&subd=miolive&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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