Di me

Sono nato a Sortino, il paese degli asini della Cavalleria Rusticana, il 29 gennaio 1961, sotto il segno dell’acquario.

  Lì vicino c’è Pantalica, terra del mitico re Hiblon, dove mia madre andava a giocare da bambina nascondendosi nelle tombe artificiali scavate sulle pareti.

  L’ascendente è il sagittario: un misto di slancio, quindi, e di dura corda che ti riporta alla terra, ai compiti e al dovere. Ma col fuoco dei pensieri.

  Ho vissuto fino a 24 anni a Cassibile, in provincia di Siracusa, il paese in cui fu firmato l’armistizio del ’43. Ho riconosciuto mio nonno, carabiniere, in un filmato, mentre entravano gli alleati appena sbarcati sulle coste del mio mare.

  Mai mestiere mi si addice di più: faccio il maestro. Lo slancio verso le stelle deve fare i conti col matriarcato che vige a scuola; con l’acqua stagnante della femmina che tutto trattiene e vuole, e obbliga.

   Ho pubblicato diversi libri di poesia – vedi bibliografia. Duro lavoro per il riconoscimento di una stima minima – che ancora traballa – sospeso come sono in questa generazione di limbo nella quale i giovanissimi ci hanno cacciati per risolvere definitivamente i conti con i fratelli maggiori che non sono mai diventati maestri.

  Posso dire che il mio lavoro, ufficialmente per la critica, incomincia con “Giornata”, anno 2003. Il prima è tabù.

  La mia scrittura è stratificata in anni di duro sentire, conservato in quaderni e altri libri inediti, tutti risposti nell’armadio di una casa, in montagna.

  Grazie a Dio, vivo e mi occupo di altro. Questo altro traspare, in parte, ed è visibile. Basta andarlo a cercare. Per il resto la scrittura abita anche la casa, il corpo come casa. E questa parte di me è sotterranea.