Archivio per la categoria ‘Narrativa’

Giorgio Morale: Ridono ancora gli italiani?

Giorgio Morale, ACASADIDIO, Manni 2008

in metro“Oggi ho aperto gli occhi e l’ho vista: la neve. Scende verticale, tirata giù dal suo peso, o dall’amore per la terra”.
Sono parole che seguono un parto, dopo la nascita non prospettata, di una nuova vita, da imparare ad amare come compito e pegno di riscatto. Un raro passaggio lirico, nel procedere di una storia costruita con maestria, dando peso a quello che una volta si chiamava “il mestiere del saper scrivere”, del saper mettere le parole al posto giusto, come un oggetto in un punto preciso della casa. E’ pieno di nomi questo libro, concentrato e appuntito, senza sbavature: “Un Presidente a cui danno tutte le presidenze, un Centro di volontariato che fa i soldi con gli sfigati, amministratori democraticamente eletti che in ufficio fanno le parole crociate, mentre negli aperitivi si rincorre l’invocazione “Borsa” Borsa!”. Sullo sfondo una Milano non più da bere, con il suo carico di umanità sconosciuta e con gli intrecci tra le stanze della politica e una Compagnia che ha sbaragliato la concorrenza nel campo dell’assistenza. In primo piano due madri, una albanese e una italiana; una figlia che viene uccisa e un figlio che nasce” (quarta di copertina)

A dire della maestria di Giorgio Morale, ci aspetteremmo che questa morte fosse narrata alla fine, come colpo di teatro, sublimazione per lo spettatore; e invece avviene quasi subito, a dirci che questo è un romanzo di microstorie, di storie parallele, che poi si intrecciano e nelle quali, più che lo svolgimento, si dà peso al ritratto, alla definizione di un carattere, di un moto del cuore.
E, certo, Giorgio Morale parla di situazioni, ambienti che conosce bene, che riescono a darci il clima di sofferenza di una piccola Italia che si barcamena cercando di non affondare. Lavoro nero, sempre e comunque; furbizie dei piccoli e dei grandi potenti; signorilità nel dolore, meschinerie nelle relazioni. Sogni, forse, nessuno.
Ed è questo il dato che più colpisce: Sogna – è costretta, deve – questa nuova umanità di extracomunitari, di prostitute schiave da redimere, di uomini allo sbando in cerca di sistemazioni e ricatti sociali. Sognano poco gli italiani, invece, esplicano e sbrigano pratiche, piuttosto, asserviti al potere del grande piccolo capo, di cui Giorgio traccia un ritratto inquietante e bellissimo, a dirci come vanno le cose nei posti dove la gente, per quattro lire, è costretta a dire sempre sì, pena il licenziamento.
Servilismo necessario, ma anche dignità per non affondare. Se non fosse che, alla fine, qualcuno affonda veramente, sopraffatto dai suoi stessi ideali.
Come sempre, secondo le necessità di un onesto realismo, nessuno si redime e nessuno si salva veramente. Tutti aspettano qualcosa che deve ancora venire, che non si conosce. Perché comanda la vita e forse noi, nemmeno possiamo arginare il danno.

Sebastiano Aglieco