Archivio per la categoria ‘Comunicazioni personali’
LA POESIA E LA CARNE a Milano
Libreria eQuiLibri
via Farneti 11
Milano
mercoledì 18 novembre 2009
ore 18.00
Presentazione della raccolta di saggi
La Poesia e la Carne
- tra il labirinto dei corpi e l’inizio della parola -
a cura di Mario Fresa e Tiziano Salari
(La Vita Felice, Milano, 2009)
Diciassette poeti s’interrogano sul rapporto tra poesia e conoscenza
a partire dal fatto primario della carne e delle sue affezioni: amore, follia, morte
tra i saggisti presenti nella raccolta interverranno
Sebastiano Aglieco
Corrado Bagnoli
Luigi Cannillo
Gabriela Fantato
Gio Ferri
Gilberto Isella
Tiziano Salari
Adam Vaccaro
Rinaldo Caddeo a proposito di NELLA STORIA
Così Rinaldo Caddeo riflette a proposito del mio ultimo libro: NELLA STORIA. Lo ringrazio.
È un ritorno alle origini. Origini della propria storia e della Storia. Origine di sé, origini degli altri. La Sicilia e la guerra in Yugoslavia (anni ’90). Un taglio, un’innocenza violata: «Chi dice sì alla Storia deve accettare un taglio» (p.41).
Ritornano le parole della poesia dalle origini. Eterno ritorno di una ferita che segna la pagina, segno che si fa scrittura: «le parole ritornano dalle origini/ un lamento dischiuso/ che non conosce inganno.» (p.39). La pagina è l’anima che racconta il dolore in forme di lamento, planh, o preghiera/invocazione, tra testimonianza e oracolo.
Segno, taglio, marchio: la pagina è la pelle tatuata dalle ferite dello sguardo che dello sguardo riceve gli impulsi e segna le tracce. L’ammutinamento del senso comune e la rifondazione della parola, operata dalla poesia, lascia i pensieri, nudi e crudi, ossa indelebili, scagliate dalle onde agitate della vita a riva: «Ho sempre pensato a una rifondazione/ uno stato della parola/ in cui le cose emergono dalle loro trame/ per un avvicendamento del sonno/ i pensieri in una riva asciutta/ ossa indelebili/ cantilena di un popolo intero.» (p.44).
La parola è specchio, gesto visionario, dolore ancestrale, scalfittura, relitto, soffio, macchia, stanza vuota, memoria. Ma la scrittura non è un flusso continuativo e indolore, la parola sgorga da una lacerazione. Deriva da un taglio, ne porta testimonianza: «Volti tagliati fuori dai miei pensieri/ ricordi di un’appartenenza.» (p.7). Volti, ricordi che non vengono tirati fuori, estratti dall’origine, ma tagliati fuori. Un taglio, un rifiuto, un’interruzione. Perdita e perdono. Dono dato e perduto. La poesia, eco di voci smarrite, è una ricongiunzione, un risarcimento. Fiamma ossidrica che incide, spezza e ricompone, rifonde.
La parola può accedere alla memoria della fratellanza, entrare in noi «come il pane del mattino/ il bacio della mezzanotte» (p.17). Ma il suo sguardo acuminato, doloroso, può trasformare la donna violata dalla guerra in «un ginepraio funesto» (p.25), i morti in «rovi, solo rovi» (p.27).
La musica dei versi di Aglieco, la risonanza drammatica dei significati, è scandita da un ritmo molto particolare che alterna una scansione definita dagli armonici della tradizione lirica (endecasillabo, settenario, ecc.) a repentine fratture che interrompono il verso sulle congiunzioni o le preposizioni semplici che, con, da, un, in, ecc. L’effetto è quello procurato da forti inarca ture: un’alternarsi di rallentamenti, accelerazioni, che determinano un ritmo sincopato, jazz.
Non si arriva, certamente, alle distorsioni o ai battibecchi del linguaggio sperimentale d’avanguardia, quanto alle modulazioni di un ragionamento che insegue ed esprime le intermittenze del cuore, gli affanni del respiro che sale sentieri aspri, tortuosi, esplora le foibe, perlustra le fratture e attraversa i ponti indiani sugli abissi dell’oblio e della memoria, che iscrivendosi sulla pelle di una storia, diviene la musica dolorosa della Storia.
Rinaldo Caddeo
I poeti di La vita felice a Chiari
Settima Rassegna della microeditoria di Chiari
Il programma completo qui:
ore 17.00
sala dello zodiaco
“La poesia salva ancora la vita?”
ne discutono Gabriela Fantato, Luigi Cannillo, Gerardo Mastrullo
Leggono le loro poesie i poeti di La Vita Felice: Quito Chiantia, Mariolina De Angelis, Gabriela Fantato, Lucetta Frisa, Stefano Massari, Sebastiano Aglieco, Corrado Bagnoli
NELLA STORIA, un commento di Antonella Pizzo
Da: Sebastiano Aglieco, Nella Storia. Poema per una terra, Cagliari, Aìsara Edizioni, 2009.
Di questo libricino che porto in borsa da molti giorni e che tengo accanto a me da qualche tempo, mi impressiona prima di ogni cosa l’immagine di copertina (di Marina Girardi). L’immagine rappresenta un uomo anziano e curvo, un lavoratore, un artigiano che indossa una gonna, o meglio un camice da lavoro, un grembiule, un camiciotto color terra. Quest’uomo ha nelle mani un coltello con il quale taglia qualcosa che sembra un pane ma che ha il colore delle zolle di terra. Incide dunque l’uomo, lascia un segno, il coltello può essere anche un aratro che traccia un solco. La terra sembra arida ma l’uomo è concentrato e molto sicuro di sé, sa che il suo lavoro prima o poi porterà dei frutti, non andrà perso, che sia parola-segno , che sia parola-seme, a qualcosa porterà.
La raccolta inizia con il Poema per una terra, la terra in questione è la terra d’origine di Aglieco, la Sicilia, ma potrebbe essere la terra d’origine di ciascuno di noi. Ognuno di noi “ha” dei volti dimenticati, sono volti che non vediamo più, che crediamo di aver dimenticato ma sono sempre contenuti dentro noi, ci sono nomi che abbiamo pronunciato nel passato e che ora non pronunciamo più, ma nulla si perde e l’appartenenza resta. E’ questo secondo me il senso di questa prima parte della raccolta, una appartenenza che forse è inganno “Ingannati solo/dall’essere appartenuti/a un fazzoletto di sangue” che forse è diaspora voluta ma dolente “una pietà sottratta, una diaspora/ma so che giungerei in questa piazza/in questo reliquiario di Sicilia/dove niente cambia” e ancora “ A voi ho chiesto la diaspora/un’esclusione senza remore e/senza conforto” .
Continua la raccolta con “Oriente prossimo venturo” poesie che, come dice lo stesso autore nelle note: “sono state scritte ai tempi della guerra nella ex Iugoglavia … il poemetto descrive mentalmente scene di quella tragedia” E di poesie tragiche infatti si tratta, del dolore e del sangue versato, dei fratelli uccisi e di bambini trucidati come agnelli. E se l’appartenenza ad una terra matrigna, immutabile come la Sicilia non è stata capace di trattenere i propri figli costringendoli alla diaspora, se è stata causa di una nostalgia quasi di dolore malinconico sembra, tutto sommato, contenibile; qui, invece, è assolutamente una vergogna “io mi vergogno/d’essere appartenuto a questa razza” ed è incontenibile, come è incontenibile la visone degli orrori della guerra “E se tu eri la mia donna/adesso sei un ginepraio funesto/ e i miei occhi non ti possono contenere”.
C’è la terra e c’è la storia, e siamo tutti “Nella storia”, che è anche il titolo della terza parte della raccolta e soprattutto è il titolo dell’intera raccolta.
Alla storia tutti apparteniamo, e alla parola.
Sì, eccomi sono qui, e il sì deve essere incondizionato.
“Chi dice sì alla storia deve accettare un taglio/un andare e venire”
La storia è la parola, il senso d’appartenenza che prima non mi era chiaro ora forse mi si apre.
Appartenere è sradicarsi, è togliere, dire sì alla storia è dire sì alla poesia.
Voce, fratello mio concluso
appartenere è sradicarsi
togliere fino a vederti
lasciarti respirare in una bocca
E’ la poesia e qui di poesia si parla, quella di Aglieco in particolare che turba per la profondità e la leggerezza come quando la terra è rivoltata e le zolle prendono aria e camminando ci affondano i piedi dentro, ma non ci sporchiamo, anche se la terra è ricca di humus che si è formato in secoli e secoli da materiale vivo andato in decomposizione, è soffice, è pulita, è sincera, è vera, è viva, come i suoi versi, cedevoli, sussurrati, mai fuori le righe, mai gridati, sempre composti.
Cito per completezza e notizia le ultime due sezioni della raccolta: “Luce bassa” e Verso voi” , composte rispettivamente da 10 e 6 poesie. Volti, bambini, mani, poesie, visoni, letteratura, case, paesaggi, sogni, valigie, caramelle, stanze vuote, attese, fotogrammi, epigrammi, voci…preghiere, fratelli, fratello, fratellanza…
La poesia di Aglieco è così intrisa di immagini, di luoghi, di cose, di persone, di senso e significato che è impossibile “contenerla” in uno spazio angusto come questa pagina, e mi è impossibile dirvene compiutamente perché ogni pagina, ogni verso meriterebbe una riflessione, mi limito quindi a invitarvi alla lettura.
antonella pizzo
Musica, pittura e poesia
Mercoledì 4 novembre
alla Galleria SINISCALCO Arte,
in via Friuli, 34
alle 18,00
leggono i propri versi
Gabriela Fantato
Sebastiano Aglieco
Patrizia Puleio
In corso mostra collettiva
Alcuni musicisti, tra cui Adalberto Borioli, intervengono con brani di musica classica.
L’eco di Bergamo Lunedi 21 settembre 2009
Un ringraziamento a Corrado Benigni
AGLIECO, LA POESIA COME ASCOLTO
La memoria di un’infanzia all’ombra di una terra senza salvezza, la presa di coscienza, lo strappo dell’esilio: questa la topografia dei sentimenti delineata da Sebastiano Aglieco nel suo ultimo volume in versi: Nella storia. Poema per una terra (Aìsara), che arriva dopo l’ottimo Dolore della casa, uscito nel 2006 per Il ponte del sale. Un viaggio dentro la memoria, dentro il proprio luogo d’origine, la Sicilia, terra tormentata e insanguinata, metafora di un modo di vivere. “Da questa parte dell’isola/il sole mi atterra in un punto fisso/una catena, per un destino, si mette in atto/di nascosto da queste strade/dove un tempo sfidavo/sono ciò che resta/di un dovere mai onorato”.
Un tema soltanto all’apparenza privato che in questi versi apre una riflessione più ampia fino a includere un territorio che non è più solo personale, ma diventa lo spazio contaminato di una condizione universale: l’incomunicabilità dei nostri tempi. La poesia allora deve servire a non dimenticare, a riparare in qualche modo l’amnesia del passato, di aiutare a ricostruire ciò che resta dell’identità, della memoria. A parlare di un’umanità comune, ad accogliere, come in una sorta di transfert, le parole e i mondi dell’altro. Questo è il senso profondo della poesia di Aglieco – autore tra l’altro della raccolta Giornata con cui nel 2004 ha vinto il premio Montale Europa –: la poesia come ascolto, mettersi in contatto, tendere l’orecchio verso l’altro, verso il mondo, come hanno insegnato grandi lirici come Mandel’stam, Rilke e Celan. E da questi grandi maestri Aglieco sembra aver fatto proprio l’atteggiamento di esposizione, di ascolto, appunto, nel tentativo continuo di stabilire un colloquio. Aglieco, oltre che finissimo lettore della poesia altrui, da molti anni si occupa di teatro in ambito educativo, come regista, attore e formatore.
L’economia del verso, i toni smorzati, l’assenza di retorica e di sentimentalismo (tratti ancora più evidenti in questi versi quasi del tutto privi di punteggiatura) sono i caratteri distintivi della poesia di questa raccolta, che segna un momento decisivo nel cammino poetico di Aglieco, voce appartata, ma tra le più vigorose e sensibili delle ultime generazioni.
Corrado Benigni
Un regalo …
Gli occhi, quante volte li ho tenuti spalancati, mentre avrebbero voluto chiudersi. Accompagnavo i miei genitori al treno. Ogni volta era di notte che partivano. La stazione, il luogo più deserto che conoscessi in quel periodo, la sentivo come la cosa più ostile e invece, già da quel tempo, mi insegnava ciò che è il senso del congedo, del buio, del vedere e del ri-conoscere … continua qui
LA POESIA E LA CARNE a Lugano
In collaborazione con POESTATE
giovedì 15 ottobre 2009 alle ore 18:00 c/o la galleria
Presentazione della raccolta di saggi
La Poesia e la Carne
tra il labirinto dei corpi e l’inizio della parola
a cura di Mario Fresa e Tiziano Salari
(La Vita Felice, Milano, 2009)
Diciassette poeti s’interrogano sul rapporto tra poesia e conoscenza
a partire dal fatto primario della carne e delle sue affezioni: amore, follia, morte.
Tra i saggisti presenti nella raccolta interverranno, leggendo i loro testi poetici:
Sebastiano Aglieco
Luigi Cannillo
Gilberto Isella
Tiziano Salari
***
Esiste, nei ricordi dell’infanzia, la precisa sensazione di essere stati nei corpi, esattamente; la percezione della carne dolorante e lo sbucciamento delle ginocchia. Le parole non dicono l’altro ma raccontano; ancora non sono scisse dal corpo percepito. Molti poeti hanno cantato questo momento magico della comunione con le cose. Non parlo di un idillio, di un luogo della vita in cui tutto è conciliato, pacificato; ma, al contrario, di un luogo e di un tempo che acutizzano la percezione, la scaraventano contro le cose.
L’idea è ancora lontana. C’è solo il rischio della perdita futura: la biblioteca dei pensieri, la scuola dei banchi, l’istruzione per entrare nel mondo dei morti. Mondo dei morti: cioè dei corpi destinati a morire, nella percezione quotidiana della loro caducità
dal saggio di Sebastiano Aglieco, RIABITARE LA CASA DELLA POESIA
RADICI DELLE ISOLE
Sebastiano Aglieco, RADICI DELLE ISOLE, i libri in forma di racconto, La vita felice 2009
Vorrei che questo libro fosse letto come un racconto dell’attenzione e della cura, non come un saggio letterario. Non si discute alcuna teoria. Si indica, piuttosto, un compito: il racconto dei libri, degli incontri che li hanno preceduti e accompagnati, come ci cercano e ci accompagnano le presenze nel corso dei nostri anni. A volte questi incontri finiscono dietro l’angolo di una strada, si esauriscono nello sguardo quando intuiamo una cattiveria, una furbizia non necessaria. Altre volte proseguono. La poesia continua a sfidarci: nei sogni, nelle pieghe delle nostre giornate. Allora si sente il bisogno di conoscere da vicino l’autore delle parole, o di leggere i suoi pensieri come fossero striature della pelle, cicatrici nascoste o esibite come trofei. Quest’incontro, a volte, è avvenuto. Altre volte la poesia ha continuato ad alimentarlo.
Questo libro raccoglie una sintesi del lavoro apparso in radici delle
isole, il blog sul quale ho lavorato tra il 2006 e il 2008. Inoltre, alcuni
testi sono stati ospitati in rivista e in altri siti. Assumono qui
la loro forma definitiva.
Questi i nomi delle persone che ho incontrato nei loro libri e, a
volte, nella vita:
Eraldo Affinati, Nadia Agustoni, Fabiano Alborghetti, Antonio Alleva, Lucianna Argentino, Luca Ariano, Corrado Bagnoli, Corrado Benigni, Giuseppe Bevilacqua, Maurice Blanchot, Luigi Bressan, Giovanni Bruno, Antonella Bukovaz, Giusi Busceti, Livia Candiani, Luigi Cannillo, Pierluigi Cappello, Maurizio Casagrande, Alessandro Cata, Roberto Ceccarini, Fabrizio Centofanti, Tiziana Cera Rosco, Vladimiro Cislaghi, Roberto Cogo, Mariacristina Colombo, Albino Crovetto, Vincenzo Dalla Mea, Adriano D’Aloia, Antonello Danni, Filippo Davoli, Milo De Angelis, Salvatore Della Capa, Alfredo De Palchi, Pasquale Di Palmo, Giampaolo De Pietro, Paolo Donini, Gianfranco Fabbri, Gabriela Fantato, Matteo Fantuzzi, Anna Maria Farabbi, Ivan Fedeli, Mauro Ferrari, Paolo Fichera, Marco Fregni, Lucetta Frisa, Lorenzo Gattoni, Mauro Germani, Bruno Giordano Genghini, Alessandra Giappi, Giovanni Giudice, Stefano Guglielmin, Sergio La Chiusa, Gianfranco Laureano, Isabella Leardini, Andrea Leone, Stefano Lorefice, Gian Ruggero Manzoni, Gianfranco Maretti Tregiardini, Francesco Marotta, Stefano Massari, Agnese Mattini, Cormac Mcarthy, Daniele Mencarelli, Marco Molinari, Giorgio Morale, Lorenzo Morandotti, Marco Munaro, Andrea Olivoni, Alessandra Paganardi, Pietro Pancamo, Arcangelo Piai, Daniele Piccini, Antonella Pizzo, Giselda Pontesilli, Giancarlo Pontiggia, Nicola Ponzio, Gianni Priano, Anna Provenzano, Paolo Rabissi, Daniela Raimondi, Filippo Ravizza, Alessandro Rivali, Anna Ruchat, Silvano Sbarbati, Francesco Scaramozzino, Christian Sinicco, Giancarlo Sissa, Mariarita Stefanini, Aky Vetere, Marco Vitale, Liliana Zinetti.
NELLA STORIA su Rebstein
Sul blog di Francesco Marotta, una selezione di testi tratti dal mio recentissimo NELLA STORIA. Un grazie a Francesco e a tutti coloro che vorranno intervenire
Seb
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