OGGI

La farfalla

L’ultima, proprio l’ultima,
Così ricca, smagliante, splendidamente gialla.
Se le lacrime del sole potessero cantare contro una pietra bianca…
Quella, quella gialla
E’ portata lievemente in alto.
Se ne è andata, ne sono certo, perché voleva dare un bacio d’addio al mondo.
Per sette settimane ho vissuto qui,
Rinchiuso dentro questo ghetto
Ma qui ho trovato la mia gente.
Mi chiamano le margherite
E le candele che splendono sull’abete bianco nel cortile.
Solo che io non ho visto mai un’altra farfalla.
Quella farfalla era l’ultima.
Le farfalle non vivono qui, nel ghetto.

Pavel Friedmann
(4-6-1942)

Terezin

***

A volte penso che il tempo non esista:
pensieri, azioni dilapidate
come la pioggia negli stagni,
fili che seguiamo per tradire le giornate,
interrotti, una piega del tempo, solo questo.
La morte si mangia tutto
riappaccifica e custodisce.

Devi fare come la morte:
essere netta nelle azioni
non permettere ai folli di discutere
il tuo schifo deve essere netto.

(Sebastiano Aglieco, dal poemetto per il teatro FERRAMONTI DI TARSIA)

2 risposte a OGGI

  1. La matrice di queste due voci sembra essere una innocenza primordiale ; sembra provenire da un altrove per indicarci una direzione , un’opportunità . In questa lontananza si invera tutta la prossimità di una “verità” che si fa leggere e rileggere senza stancarsi di nominarla .

  2. Leggo sempre le poesie dei bambini di Terezin ai miei…bambini. Ne sanno sempre meno, da quando la signora Moratti riformò i programmi di Storia nella scuola primaria che prevedono uno “studio” in orizzontale, cioè in quinta si finisce con i romani, dalla prima media si va avanti fino alla storia contemporanea – Un vero disastro dal punto di vista della “dimenticanza” storica e culturale. Ho ritrovato quelle poesie, che in Italia non si stampano più, almeno credo, visto che le ho cercate tante volte, questa estate a Praga, nelle librerie delle sinagoghe e ho potuto vedere qualche disegno originale e qualche fotografia. Insomma…chi scrive non può far finta di sentire l’eco di questa voce in lontananza; sentire che, oggi, a mio avviso, la poesia deve porsi dei problemi, recuperare tante cose che anni di sperimentazione “ascetica” e di cultura di massa a buon mercato hanno affossato. Esistono voci, fratelli lontani e vicini. Questi bambini che scrivono dentro le 4 mura di cemento di un cortile possono ancora insegnarci tante cose. Grazie sempre caro Leo di avere la voglia di passare da qui. Sebastiano.

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