Autori Lietocolle: Maurizio Alberto Molinari

Maurizio Alberto Molinari, NEW YORKER’S BREATHS, Lietocolle 2011

Un vero viaggio, si sa, è esperienza di conoscenza di noi stessi attraverso la geografia di un luogo, con le sue dolcezze e le sue asperità, i suoi rimandi incessanti e i suoi punti interrogativi. Si può compiere un viaggio nel perimetro ristretto del proprio balcone e si può, invece, arrivare alla constatazione di non aver visto niente malgrado un periglioso giro intorno al mondo.
La riuscita di un viaggio dipende in gran parte da quali faglie del nostro animo riesca a scostare un luogo; quali somiglianze evocative, quali accostamenti possano favorire una città, un paesaggio, una strada, un monumento; proprio come l’effetto improvviso di un singolo pezzo di domino, ininterrotto o bloccato lì, nel mezzo del percorso, sospeso tra proseguire e un rimanere in bilico.
Per viaggiare veramente, insomma, è necessaria una certa dose di sconoscenza, di beata ignoranza. Ricordo, per esempio, nel corso dell’ultimo viaggio a Barcellona, di avere improvvisamente compreso la struttura e il simbolismo della volta della Sacrada Famiglia e di essermi commosso come per uno svelarsi del senso della bellezza. Di quel viaggio mi rimane, soprattutto, il pensiero di quel momento bruciante.

***

Così mi piacerebbe chiedere a Maurizio Alberto Molinari, quale sia stato il sommovimento intellettivo di questo poemetto tematicamente compatto intorno a New York, città dell’immaginario conosciutissima, di cui abbiamo memorizzato soprattutto gli stereotipi della verticalità, di un concetto di gotico moderno, e quindi anche di una reverie romantica; la grande mela rosicchiata dal verme, la grande mela da godere in un eccesso di edonismo.
Evidentemente la parola non bastava se l’opera è stata immaginata nella forma di un dittico: testo in dialogo e agganciato da un’immagine della città rielaborata al computer. Non allora, una testimonianza del reale ma macchie di colore fermate sulla retina dell’occhio; di un dato visivo fortemente trasposto nella sfera delle impressioni.
Luci e ombre, bianco e nero, deformazioni, come a sottolineare l’intenzione di questa operazione, e cioè esprimere un oggetto virato verso un lirismo rapido, emotivamente concitato.
Se il tema è precisamente individuato, la resa è quella di uno sguardo come uno dei tanti immersi tra la folla, che guarda e pensa contemporaneamente il senso di una visione in presa diretta dove tutto si muove e sfugge.
E’ quindi un occhio esterno che scrive, un turista, appunto, che fa esperienza del valore conoscitivo del viaggio ed evidentemente è costretto a fare i conti col sommovimento, lo spostamento dello uno sguardo che, quando avviene, causa sempre la parola o una qualche altra forma di espressione.
Così, leggendo, possiamo misurare l’entità di questo spostamento dal peso dei temi trattati: superficialità, alienazione, memoria, meticciato, marginalità metropolitana, sensualità, dolore… Luci e riflessi sulle superfici splendenti dei palazzi dove l’esperienza amara e la pura sensazione si intrecciano inebriandosi, confondendo dolore e piacere, pausa e velocità, sguardo frontale e attimo.
La notte, in particolare, ha la funzione di mischiare tutto, così il viaggio si fa anche movimento negli antri, nella pasta più consolidata del puro vivere.
Dopo l’esperienza della notte, quasi una discesa mostruosa nel seno della grande madre mela, il corpo riemerge, immodificato, e la ruota del tempo ricomincia a guaire, stritolando destini.
Così Molinari tenta di descrivere profumi colorati, ombre speziate: la materia di cui è fatta la città; per schizzi, per sinestesie. Ma anche la sua evanescenza riflessa e consumata sulla superficie di grandi specchi dove tutto appare e ogni cosa è e non è. O potrebbe esistere, anche, in forma di fugace visione; chè, in una dimensione alienata, l’essere finisce per assomigliare, nel bene e nel male, alle cose inanimate che lui stesso ha creato: i graffiti sui muri sono, per senso e somiglianza, i tatuaggi sulla pelle e graffiare muri è come un graffiarsi.
La più grande finzione evocata in questo libro, è la scena collettiva del lusso della forma, della ricerca di un senso da dare alla propria maschera: “Come singhiozzi/sul tempo/sibilano fischi/di spettatori/a premiare/attori ed eventi,/scoprono/veli e tracce/di uomo/sulle sponde/di una recita/mai vera”, p. 53.
Tutto quindi balla in queste poesie/immagini, si contorce, anela a un fittizio e rapido splendore.”Il ricordo e il presente/sono semplici dame/e cavalieri”, p. 53.
Questo forte impressionismo tenta di cogliere di ogni cosa e materia la frammentazione cromatica scissa nei suoi componenti, come si può vedere nei quadri dell’ultimo Renoir, tanto che a volte la parola scivola nello schizzo, portata a capo, quasi a non poter dire veramente, troppo breve e fragile contro la potenza e la precarietà del reale.

Sebastiano Aglieco

                                                                                                      RIMANDI: Qui  Qui


2 risposte a “Autori Lietocolle: Maurizio Alberto Molinari

  1. Per prima cosa grazie mille Sebastiano per la tua recensione, per il tempo che hai voluto dedicarmi, di cui sono particolarmente onorato. Sono molto felice perché sei stato in grado di cogliere in pieno l’esprit del mio poemetto tematico su New York, cosa che non tutti sono riusciti a fare…
    Mi chiedevi quale fosse il sommovimento intellettivo che mi ha portato a generarlo, bene ti dirò che la mia storia con New York è alquanto particolare.
    Io, amante dei viaggi, mi ero prefissato da tempo un salto nella Grande Mela (dopo che ero già stato negli States) in quanto tutti i visitatori di questa metropoli unica me ne avevano parlato come di un’esperienza unica.
    Ovviamente gli impegni di lavoro e la distanza con l’America mi hanno portato spesso verso altre mete, fino all’inizio di settembre 2001, mese ne quale io avrei confermato un viaggio toccato e fuga per il successivo ponte di novembre. Bene, il giorno della conferma era il 12 di Settembre 2001…
    Tutto quello che è successo nel mondo ha cambiato radicalmente la vita di noi tutti e il mio viaggio ha dunque subito un ritardo di ben 8 anni… Ma Finalmente nel giugno del 2009 sono riuscito ad arrivare a NY per una settimana con tutta l’emozione e la tristezza possibile, sapendo che avrei trovato un grande buco invece di 2 Gemelle, che avrei sentito il sapore del dolore insieme alla frenesia del sentire la vita.
    E così è stato, dopo un paio di giorni in cui sono riuscito a scrivere 6 o 7 poesie ho deciso che non sarei riuscito a vivere la città completamente e a scriverla nel contempo. E’ in quel momento, come fosse stata una luce che si fosse accesa all’improvviso, che decisi di fermare le mie emozioni attraverso la macchina digitale. E così cominciai a scattare e a rubare immagini alla città associandole nel mio animo a quello che ne avrei scritto in comunanza simbiotica. Così è stato, generato da un lampo, in uno dei tanti specchi di luce che riflettono sul tempo di NY.
    Ma grande aiuto mi è stato concesso da LietoColle e da Diana Battaggia che mi ha consigliato l’uso del B/N, che ha accettato insieme al mio editore Michelangelo Camelliti (a cui estendo il ringraziamento) di pubblicare un’opera fuori dai canoni classici della poesia a cui la casa editrice fa riferimento da sempre.
    Se posso precisare un paio di passaggi della tua recensione credo sia importante sottolineare che nella Silloge vengono trattati anche argomenti di rilevanza sociale, quali la solidarietà e la comunanza dei popoli e che il poemetto stesso vive come il respiro di un New Yorker, che altri non è che la persona comune, che anche solo per una volta, incrocia e condivide il suo tempo con questa fantastica città, sia pure per un semplice week-end…
    Per il resto confido che il pubblico decida di copiarti, di recuperare il mio libro, di leggermi per intero, salvo poi controllare quanto da me tracciato minimamente in New Yorker’s Breaths.
    Ancora grazie e a presto.
    Maurizio Alberto Molinari

  2. arpaeolica scrive:

    grazie delle puntualizzazioni, così i tuoi lettori avranno modo di approfondire il discorso. Sebastiano

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