Archivio per Dicembre 2008|pagina archivio mensile
Lost Cloud Quartet,Salvatore Sciarrino a Bologna
Museo d’Arte Moderna di Bologna
collezioni mai viste
Via Don Minzoni, 14 – 40121 Bologna (BO) – tel 051 50 28 59 – www.mambo-bologna.org |
www.zerogikappa.it

Bologna – 18 dicembre 2008
ore 20:00 – incontro SCIARRINO | RESTAGNO – ore 21:00 – concerto
Salvatore Sciarrino
LA BOCCA, I PIEDI, IL SUONO
per 4 sax solisti e 100 sax in movimento
Immaginate una musica capace di conciliare opposte categorie, come vuoto e pieno, luce e buio, muri e orizzonte, illusione e realtà. Il pezzo comincia ed ecco l’interno, dove ascoltiamo, rovesciarsi in esterno: veniamo immersi in un’alba di suoni, richiami si rispondono, s’incrociano nitidi eppure non ancora liberati dai sogni notturni. Cosa è sonno, cosa il risveglio? Segretamente forme e strofe ci pongono enigmi sul destino dell’essere.
Un quadrato di solisti (4 sassofoni contralto) disposti intorno al pubblico, ma la voce degli strumenti è irriconoscibile. Una magia prodotta da tecniche sonore inconsuete, una magia acustica che affiora solo ai bordi del silenzio e si fa spazio.
Virtuosismo dunque; in un senso alto del termine non vuol dire bravura, bensì trasfigurare se stessi e gli altri, ciò che non a tutti, o subito, è dato raggiungere. Tale méta propongo ai miei interpreti.
Intanto gli eventi hanno cominciato a muoversi, ruotano vorticosi e noi stiamo al centro; giungeranno ad avvitarsi simultaneamente nelle due direzioni.
A un tratto sentiamo qualcosa risuonare fuori, in un’altra dimensione, eventi prima isolati crescono a fiumana. Sono una folla di sassofoni, un centinaio, delle varie taglie (soprani, contralti, tenori e baritoni). La fiumana preme, poi lentamente trabocca nello spazio: gli strumentisti entrano, escono e rientrano, costituendo per l’ascoltatore un flusso continuo di piedi, volti, bocche.
Questa composizione può essere considerata un’iniziazione al naturalismo contemporaneo. Ciascun esecutore infatti porta il proprio suono, minuscolo, eppure ha una responsabilità incalcolabile nel risultato d’insieme. Pensate al vento che varia perché trascina il brusio di ogni foglia della valle. Grande il fascino dei suoni-massa: nuvole e stormi, scroscio di pioggia di infinite chiavi di sassofono, pulsazioni, bosco di richiami, silenzio iridescente.
Per la cronaca: La bocca, i piedi, il suono è stato composto nel 1997 e l’ultima pagina terminata su un letto d’ospedale a causa di un incidente quasi mortale. Tuttavia questo lavoro ha riaperto il Teatro di Chiaravalle (Ancona) puntualmente, il giorno fissato, mentre io tornavo al mondo. Solisti erano gli stessi della presente esecuzione: Leonardo Sbaffi, Marco Bontempo, Gianluca Pugnaloni, Daniele Berdini (allora non si chiamavano Lost Cloud Quartet) ai quali l’opera è dedicata.
Salvatore Sciarrino
Lost Cloud Quartet
www.lostcloudquartet.com

Leonardo Sbaffi, Marco Bontempo, Gianluca Pugnaloni, Daniele Berdini, sax solisti
i 100 sax in movimento:
Elisabetta Accorsi, Giulia Amatruda, Antonio Aucello, Filomena Balletta, Giulia Barba, Carlo Barbieri, Filippo Bedetti, Roberto Belletti, Nicola Bellulovich, Antonella Bevilacqua, Stefano Bifaro, Enrica Birsa, Roberto Boccardi, Nicola Bolognesi, Riccardo Bussetti, Maria Caltabiano, Lorenzo Cappi, Fabio Capponcelli, Filippo Cassani, Maddalena Cattani, Davide Ceredi, Davide Cesarotti, Laura Chittolina, Raffaele Cimica, Daniele Cipriana, Giovanni Contri, Joseph Creatura, Davide Crespi, Margherita Crisetig, Valentina Curcio, Antonello D’Aloia, Enrico D’Addazio, Elia Dalla Casa, Mimmo D’Andrea, Antonio Pio D’Avolio, Laura Degan, Adele Dell’Erario, Marco Destino, Pasquale Di Domenico, Alberto Di Priolo, Carlotta Ebbreo, Giampaolo Etturi, Leonardo Ferramondo, Matteo Ferramondo, Valentina Ferrarese, Alberto Fogli, Crescenzo Luca Frontuto, Marco Gaiga, Luis Gajardo Campos, Dino Gentile, Marisa Giacoia, Francesco Giammarella, Giuseppe Giovacchini, Martina Grossi, Cristina Guadagnini, Alice Gualteri, Giuliano Guarino, Giampiero Guerra, Letizia Illuminati, Alessandro Inglese, Fiorella Isola, Vitaliano Lama, Nicola Lupoli, Valerio Manieri, Antonio Mannino, Matteo Marasco, Alex Migliorini, Andrea Mocci, Sara Morettin, Lorenzo Musa, Samuele Nimis, Laura Orrico, Ilario Orsi, Francesco Palmino, Francesco Panebianco, Davide Pantani, Michele Paolino, Stefano Papa, Marco Pedrini, Nicola Pellegrini, Isaia Pereda, Valentina Persenico, Chiara Pettenuzzo, Marco Piazzi, Alessandro Piccolo, Matteo Quitadamo, Letizia Ragazzini, Giuseppe Riccardi, Nicolò Ricci, Anna Righetto, Yanin Mushe Riter, Marco Rizzi, Marco Rosati, Gaetano Rosselli, Luis Russo, Maria Teresa Russo, Diego Salvatori, Michele Sangiorgi, Simone Sardella, Marco Serena, Nicola Simone, Clarissa Slaviero, Michele Spadoni, Federico Sportelli, Daniele Tarticchio, Davide Teramano, Luigi Titolo, Marco Tomasso, Yugenij Tregubov, Carmela Tricarico, Tommaso Tricarico, Giuseppe Trimigno, Stefano Uggeri, Tommaso Vivaldi, Andrea Vivit, Camilla Volpone, Gianluca Zanello, Cecilia Zaninelli, Gabriele Zardo
coordinatori:
Daniele Furlati, Gianbattista Giocoli
Si ringraziono i Conservatori di Bologna, Como, Foggia, Mantova, Milano, Parma, Piacenza, Rodi, Roma, Sassari, Terni, Udine, Verona
ed in particolare i maestri: Dario Balzan, Fabrizio Benevelli, Daniele Berdini, Marco Bontempo, Franco Brizzi, Michele Brusha, Gabriele Buschi, Daniele Comoglio, Massimo Ferraguti, Mario Giovannelli, Mario Marzi, Gilberto Monetti, Giovanni Nardi, Fabrizio Paoletti, Gianluca Pugnaloni, Giancarlo Rango, Alfredo Santoloci, Leonardo Sbaffi, Michele Spadoni.
www.col-legno.com
LA CLESSIDRA N. 2 ANNO 2008
Sul numero 2 anno 2008 del semestrale LA CLESSIDRA, esce un mio saggio sull’ultimo libro di Gabriela Fantato, “Codice Terrestre”. Ringrazio l’editore della rivista, che a partire da questo numero è Sandro Montalto.
DUE COMUNICATI
esce
IL CERCHIO E LA CONCHIGLIA
scritture dal premio di poesia “Marina Incerti”
a cura di Luigi Cannillo

***
LUCIDAMENTE
È online il n. 36 (dicembre 2008) della rivista mensile di cultura ed etica civile pubblicata da inEditioneditrice (www.inedition.it) e diretta da RinoTripodi
IN QUESTO NUMERO:
ECOLOGIA, AMBIENTE ETERRITORIO
· Intervista atutto tondo alla portavoce della Federazione nazionale dei Verdi, Grazia Francescato (by Angela Luisa Garofalo).
· Le ragioni di chi continua ad opporsi alla costruzione delle centrali nucleari (by GiuseppeLicandro).
· I fenomenisismici in Calabria nei testi di Olindo Malagodi e Francesco Kostner (by DoraAnna Rocca).
· Il Popolo degli elfi: la comunità di Sambuca Pistoiese (by FrancescaGavio).
·Intervista al gruppo verde bolognese Ecologisti Spa(by SimoneJacca).
· Il pianeta lo salvo io in 101 mosse (EDT-Giralangolo) di Jacquie Wines: un libro illustratissimo ell’ecosostenibilità spiegata ai bimbi (by ErikaCasali).
DOMANI SERA A SEREGNO
COMUNICATO STAMPA
NOVITA’ EDITORIALE
Venerdi 12 DICEMBRE 2008
Sala Monsignor Gandini
Via XXIV Maggio – Seregno
ore 17
Il circolo culturale Seregn de la memoria e
Farina Grafiche Seregno
Invitano alla
Presentazione del libro d’arte
LA PAZIENZA DELLA RESA
di
Sebastiano Aglieco
cinque illustrazioni e una litografia di
Paolo Leveni
***
La pazienza della resa
Che cos’è la resa di cui parla Aglieco in queste poesie? Che cosa ha a che fare la pazienza con la resa? Contrariamente a ciò che accade in molta della produzione poetica contemporanea, anche della più celebrata, qui il poeta ci chiede di partecipare a una scoperta, ci chiede di condividere un pezzo di mondo i cui protagonisti sono bambini, i suoi alunni, persone che crescono dentro le sue parole, che insieme a lui cercano di abitare dentro un paese innocente. Ma il mondo, quello che il poeta deve raccontare con la parola più aperta, più disponibile a lasciarsi ferire, a lasciarsi attraversare dalle cose e dagli avvenimenti, ci tocca con le sue spine, con il suo dolore che, qui, è il dolore della perdita, il dolore della distanza che si apre quando, appunto, il maestro deve andarsene. Le poesie di Aglieco sono una riflessione acuminata sul rapporto tra il maestro e il discepolo e, in questo particolare rapporto, viene messo a tema anche quello più generale sul significato della tradizione e del tradire che in esso è incluso: il compito di chi si mette in gioco nel rapporto educativo è quello di aprire un varco, di indicare un orizzonte dentro cui ciascuno possa trovare la sua strada. E’ un lungo accompagnamento al destino di ciascuno di coloro che devono crescere, dentro la pazienza che, qui, è da intendersi come un patire insieme, una compassione che attraversa tutta l’umanità che si ha di fronte, che la prende in carico ben sapendo che dovrà un giorno lasciarla. Perché cresce davvero, poi, solo chi tradirà tutto quello che ha ricevuto, nel senso che sarà in grado di rielaborare il mondo dentro un nome nuovo, una parola personale che, seppur memore di quella del maestro, sarà diventata altra rispetto a quella. Ancora, allora, il lavoro educativo è sacrificio, cioè “tramite del rendere possibile”, come dice lo stesso Aglieco in un suo recente saggio: il sacrificio è un gesto che afferma negando, che si pone per poter fare essere qualcos’altro. Ma questo, per il poeta, è lo stesso compito della poesia, lo stesso destino della parola poetica: un’obbedienza alle cose, una trasparenza che le lascia sfolgorare nella loro crudezza e che cerca di raccogliere insieme in una unità che non ha il sapore della magia, ma è piuttosto una sorta di pietà che testimonia la dignità della realtà tutta. Molti passaggi di queste poesie sono così commoventi perché confermano la figura di un poeta che non scrive per narcisismo, ma per lasciarsi attraversare dalla realtà che incontra, per attraversare il mondo, per sporcarsi le mani con tutto il dolore e la bellezza che esso è capace di mostrare. E che la poesia conserva e custodisce, rioffrendola dentro un racconto, una testimonianza necessaria. La pazienza della resa, allora, è l’affermazione di una necessità antropologica prima e poetica poi: coinvolgersi con il mondo, patire insieme al mondo obbedendo ai suoi segni, tornarci dentro ogni volta “con le mani/ vanga e freccia/ pane da custodire/ fratelli da salvare.” L’educazione, e quindi anche la poesia, intesa come un’opera comune, una casa da costruire insieme perché si giunga, infine, “velocemente al mondo”. Il compito del lavoro educativo diventa lo specchio del destino della poesia, pane da spezzare nuovamente insieme e indicazione offerta a chi legge perché, proprio attraverso la parola del poeta, anche a chi legge viene affidato lo stesso compito di custodire e fare rifiorire il desiderio in ciascuno di noi di una coscienza nuova di noi e del mondo: l’educatore, il poeta, l’uomo deve tornare ad essere testimone, luogo in cui il dono, il dato che si è incontrato, possa essere reso vero dentro ogni nuovo incontro. La poesia di Aglieco è dunque più che una parola, o lo è nel suo senso più vero: è un gesto, si sente responsabile del mondo e di quello che fa nel mondo e dice al mondo perché nasce da un’esperienza umana che è cresciuta dentro quella “pazienza della resa” che anche a noi viene offerta come la possibilità di uno sguardo più vero sulla nostra esistenza.
Corrado Bagnoli
In direzione dell’uomo
Quale rapporto esiste tra queste tecniche miste di Paolo Leveni e le poesie di Sebastiano Aglieco dalle quali pure prendono spunto? Queste forse nuvole, porte, case, finestre, trasfigurazioni visive di altre trasfigurazioni letterarie? Queste opere che sembrano non arrendersi, ma riaffermare con la loro esistenza ed evidenza? Esse costituiscono quasi un controcanto o un contraltare, quasi presenza di quello che Aglieco ha sovente preferito sussurrare, intuito o non osato nel suo stare a distanza, pudicamente e giustamente, da un destino esorbitante che lo impegnava: Paolo Leveni nella sua ragionata gestualità, nel suo impeto immaginativo e descrittivo si discosta dallo svolgimento teoretico del poeta, dall’ immagine lirica all’ immagine pittorica il percorso subisce variazioni e viraggi. Quello del pittore non è né il tempo né lo spazio della pazienza, se, come scrive CorradoBagnoli, questo è il modo per “coinvolgersi col mondo, patire insieme al mondo obbedendo ai suoi segni”. Il suo è lo spazio, puro e semplice, dei segni; più da apocalisse (che non è vicenda catastrofica, ma rivelazione di significati definitivi), capace di bruciare, in quanto tale, le inincidenti sfumature sentimentali e gli errori antropologici dei quali ogni avventura umana si intride. E se il pittore ha coltivato qualche fantasia in queste tavole, i segni stessi, pazientemente, gliel’hanno spazzata via come non pertinente al loro mostrarsi al mondo. Istintivamente – e quindi forse volontariamente – il pittore si è fatto anche lui insegnante, ma solo in quanto obbediente ai segni, tutt’altro che astratti, che le parole richiamavano dentro la realtà, sorprendendone però altri livelli e angolature attinenti piuttosto ad una potenzialità salvifica di essa. Possibilità che non è mai anonima benché innominata: “non ho più parole per le ombre” scrive il poeta, e il pittore sembra essersi trovato a fare i conti con questa certezza, inevitabilmente. Le sue sono immagini invadenti e indifferenti nello stesso tempo; immagini di dentro o di fuori: l’inquieto dilemma può rimanere irrisolto. Esse però ci avvertono di una corrispondenza e con ciò si inoltrano e ci inoltrano; non come la vanga dell’ottava poesia, ma come la freccia, stornata dalla sua funzione poetica, per farsi segno indicatore agli occhi della nostra libertà impacciata. Nel cui fondo sta l’invito di Sebastiano Aglieco a custodire “il bambino che vi chiama” (chi non ricorda la dedica di Saint Exupery nel suo capolavoro?) che Corrado Bagnoli precisa nel suo svolgersi dinamico e quindi maturo come “il far rifiorire il desiderio” e che, insomma, per l’un caso e l’altro è pur sempre il luogo della soddisfazione. A questo punto ci si può arrendere – anzi, ogni uomo ragionevole deve arrendersi! – come Aglieco, non per la fine di sogni traditori, ma perché i segni parlano chiaro (anzi non parlano, si mostrano), quasi a ribadire la sola condizione che rende possibile, anche se a momenti, ciò che ognuno insegue disperata-mente. E non importa se soggetto e immagini risultano coincidenti e quindi bloccati, contraddittori tra il loro incamminarsi e lo stare. Forse lo sono solo più apparentemente che realmente: quale altra forma è possibile all’amore, ad un certo amore, almeno? Quale altra condizione che spalanchi all’infinito, mentre ci attrae a sé totalmente?
Camillo Ravasi
LA MOSCA N.19
LA MOSCA N. 19
Libreria eQuilibri
Via Farneti,11- MILANO
(MM1 LIMA o bus 90-91-92)
Mercoledì 10 dicembre
ore 18,00
Presentazione del n° 19 della rivista di poesia, arte e filosofia
La Mosca di Milano
Desiderio e Visione
Interventi
Gabriela Fantato: la poesia, una lingua di desiderio e visione da Rilke ad Artaud
Luigi Cannillo: il desiderio nella poesia di CesarePavese
Aldo Marchetti: utopia come desiderio corale
Alessandra Paganardi: la verità dell’apparenza nella poesia di Dario Capello
Mariolina De Angelis : la poesia di Gertrude Kolmar
Letture di testi di Pierre Reverdy (traduzione di Marco Conti)
Milo De Angelis: una parola tragica e carnale. A seguire letture del poeta
Viviana Nicodemo dialoga con Milo De Angelis: luoghi, corpi e desiderio nelle fotografie di “Necessità dell’anatomia”.
su LAND
su LAND parlo dell’ultimo libro di Giancarlo Sissa, IL BAMBINO PERFETTO
landmagazine.blogspot.com
su REBSTEIN Francesco Marotta “riassume” in dono alcune mie/nostre poesie
rebstein.wordpress.com
COMUNICATI
antologia IL CORPO SEGRETO a Roma
Nell’ambito della 7° Fiera della media e piccola editoria
PiùLibriPiùLiberi
Roma- Palazzo dei Congressi – EUR
Lunedì 8 dicembre 2008 ore 14,00
sala Turchese
LietoColle presenta l’antologia
IL CORPO SEGRETO
Corpo ed Eros nella poesia maschile
a cura di Luigi Cannillo
Relatori: Luigi Cannillo, Tomaso Kemeny, Elio Pecora, Michelangelo Camelliti
e, con lettura del proprio testo, gli autori:
Luca Baldoni, Luca Benassi, Salvatore Contessini, Antonio Fiori,
Gianluca Sala, Massimo Sannelli, Marco Simonelli
coordina Diana Battaggia
ingresso libero alla sala fino ad esaurimento posti
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IL VIAGGIATORE SMARRITO
IL VIAGGIATORE SMARRITO
intervento teatrale di Studio Openspace alle Serre di villa Revoltella
promosso e sostenuto dalla Provincia di Trieste.
Gli spazi suggestivi delle serre del Parco di villa Revoltella ospiteranno lunedì 8 dicembre alle ore 18.30 “Il Viaggiatore Smarrito”, intervento teatrale di Studio Openspace, produzione multimediale che lavora al confine tra percezione visiva, cinema e teatro. Il progetto, promosso e sostenuto dalla Provincia di Trieste vede anche un contributo del Comune di Trieste.
L’intervento -a conclusione della mostra “Intrecci” promossa dall’associazione Gruppo Immagine- approfitta dell’esposizione dei tessuti d’arte di Renata Bonfanti, Anda Klancic e Cristina Busnelli per interrogarsi sulla relazione tessuto/parola/ pensiero e indagare il significato stesso di viaggio, memoria, tradizione. Il filo del racconto viene srotolato dalla voce di Marta Comuzzi, Paola Saitta, Lorenzo Zuffi e Giovanni De Ninno, attori che trasformano le stoffe, gli arazzi, gli antichi telai in strumenti di racconto e rendono gli spettatori testimoni di confidenze e responsabili della narrazione. Ideato e diretto dal regista Manuel Fanni Canelles, l’happaning si avvale della drammaturgia di Barbara Sinicco e l’intervento al sound design del musicista Michele Spanghero.
Ufficio Stampa
Pamela Rabaccio
segreteria@studiopenspace.org
www.studiopenspace.org
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